IL MANGIADISCHI DEL SOTTANO ( da Guglielmo Campione " La capa di ferro" Racconti )




Nino arrivò per primo al solito posto .

In un mano teneva una pila di 45 giri infilati nel dito medio e nell'altra un mangiadischi arancione Lesa Mady 3.

"Papa Was A Rolling Stone" dei Temptations andava a tutto volume.
Si chinó sugli stivaletti col tacco che facevano bella mostra di sè sotto la grande zampa d'elefante dei suoi pantaloni rosso fustagno , e prese il pacchetto di Marlboro che teneva nascosto lì dentro .

Si accese la sigaretta con lo zippo e aspirò voluttuosamente il fumo guardandosi nel vetro del portone alle sue spalle.

La camicia bianca con i colli a punta lunga , sfiancata con tantomeno  di pences, si apriva sulla collana e il crocifisso dorato che dondolava dal collo.

La punta dello stivaletto batteva il tempo sul mattone del marciapiede , impaziente di calcare le magiche mattonelle per gli slow piu caldi della serata con la tipa giusta.

"E vai che stasera si va alla grandissima" si sentì urlare gioiosamente ad un tratto alle spalle.

Riconobbe la voce di Miky senza neanche voltarsi .

" Era ora , sempre in ritardo uallió " fece Nino.

"Dai muoviti che alla festa mi aspettano , ma soprattutto aspettano questi " e alzando entrambe le mani come un soldato che s'arrende mostrò all'amico il mangiadischi e i suoi proiettili .
"Fai vedere, fai vedere, che hai portato ? " fece Miky cercando di strappargli dalle mani i 45 giri
mentre già s'erano incamminati a passo svelto per via Montegrappa.

"Metti giù quelle zampe puzzolenti" lo rimproverò Nino "questa è roba seria :
je t'aime moi mon plus, a wither shade of pale, spring, summer, winter and fall, let it be, venus, lady jane, emozioni, i giardini di marzo , il mio canto libero .

Ti bastano o ne vuoi altri ?"

Miky eccitato scoppiò a ridere dalla contentezza e iniziò a cantare :

"I've got sunshine on a cloudy day
When it's cold outside
I've got the month of May
Well I guess you'd say
What can make me feel this way
My girl my girl, my girl
Talkin' 'bout my girl my girl

"Che canzone è ?" fu costretto a chiedere Nino che con l'inglese non andava d'accordo.
"Animale ! Questa è My girl dei Temptations e dice che in una giornata. nuvolosa il mio cielo splende e anche se fuori fa freddo, io mi sento come a maggio .Ma chi mi fa sentire cosi ?
E' la mia ragazzaaaaaaaa, hai capito Ninù ?

2.


Il punto di ritrovo di via Montegrappa era quel che restava della portineria abbandonata di un vecchio palazzo che i più smaliziati ragazzi della comitiva avevano affittato e arredato alla ben e meglio con vecchie sedie di cinema , divani e poltrone o sedili d’auto rimediate in discarica, luci basse e rosse e un mangiadischi o mangianastri . In gergo quello si chiamava "Il Locale". Poteva essere anche un sottano , un vecchio negozio o un'autorimessa.
Il locale era una discoteca ante litteram e soprattutto un'alcova dove fare feste da ballo in assenza dei genitori e consumare i primi approcci sessuali.
Quando Nino e Miky arrivarono al civico 129 ,entrarono nel vecchio portone che ancora la via era in subbuglio per la fine del mercato rionale .

Nel chiasso scomposto di grida, rumori di scope di saggina e acqua a secchiate, api piaggio in movimento e avventori dell'ultim'ora , aleggiava un forte odore di pesce mischiato a quello di frutta e verdura , di acciughe ,aringhe, caciocavallo e provolone.
Con questo bombardamento nelle narici entrarono nel locale
Dalla luce accecante delle cinque pomeridiane rimbalzata dal bianco delle case passarono a un buio appena rischiarato dalla luce slapita d una lampadina che pendeva dalla parabola d'un faro d'una millecento .
Aleggiava su tutto un odore stantio di chiuso, di muffa, di umidità, , fumo e Fabergè brut parfume, il preferito dai ragazzi.
In quel primo shock fra luce e buio, Nino e Miky non distinsero granchè : solo gruppi di ragazzi in piedi , altri seduti per terra e tutte riunite da una parte delle ragazze .
I piccoli cerchi delle sigarette accese si muovevano nello spazio facendosi più vive ogni tanto dietro qualche aspirata.

Nino ,con fare da esperto, salutó quello e quell altro, si fumò un paio di sigarette con Miky ,dopo di che fece inghiottire al mangiadischi il primo 45 giri del pomeriggio, mentre uno di quelli spegneva la luce della millecento fiat e ne accendeva un'altra viola, ben più magica, che incendiava il bianco di camice, denti, scarpe, collane e reggiseni .

Emozioni di Battisti uscì dal mangiadischi come le note del flauto magico e zittì tutti :


"Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi

Ritrovarsi a volare

E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare

Un sottile dispiacere

E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire

Dove il sole va a dormire

Domandarsi perché quando cade la tristezza

In fondo al cuore

Come la neve non fa rumore

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere

Se poi è tanto difficile morire

E stringere le mani per fermare

Qualcosa che

È dentro me

Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi

Tu chiamale, se vuoi

Emozioni


Tu chiamale, se vuoi
emozioni

Uscir nella brughiera di mattina

Dove non si vede a un passo

Per ritrovar sé stesso

Parlar del più e del meno con un pescatore

Per ore ed ore

Per non sentir che dentro qualcosa muore

E ricoprir di terra una piantina verde

Sperando possa

Nascere un giorno una rosa rossa

E prendere a pugni un uomo,

solo perché è stato un po' scortese

Sapendo che quel che brucia non son le offese

E chiudere gli occhi per fermare

Qualcosa che

È dentro me

Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi

Tu chiamale, se vuoi

Emozioni


3.

Un tizio col sorriso fisso e lo sguardo allupato, che si riavviava di continuo i lunghi capelli , soprannominato il Rosso per via del loro colore , si fece avanti al centro della pista con un salto e un gridolino e si diresse verso la fila di sedie da cinema su cui stavano appollaiate le ragazze continuando a mulinare le braccia.

Le tipe lo guardarono arrivare e si misero a confabulare fra loro ridendo. Qualcuna accavallò le gambe messe bene in mostra da un’audace minigonna , qualcun'altra accese nervosamente una sigaretta.

Una portava un vestitino corto a scacchi bianchi e neri con orecchini neri grandi ad anello, un’altra pantaloni a zampa d’elefante neri attillati e camicia a pois grandi bianca e rossa, una terza minigonna in pelle nera e stivali bianchi, tutte le altre in maglietta e jeans e scarpe da ginnastica superga.

Il Rosso, che aveva una teoria per ogni situazione, ci mise poco a capire che le ragazze in jeans erano venute a ballare cosi com’ erano vestite la mattina a scuola: il che voleva dire che erano inesperte, di primo pelo,al riparo delle loro cerniere pronte a incastrarsi sul piu bello.

Non usavano richiami, non li conoscevano ancora e si vergognavano un bel po’ alla sola idea di usarli, fossero pure solo vestiti , scarpe col tacco e bigiotteria.

Secondo lui ,per esempio , la diversa grandezza dei cerchi degli orecchini alludeva in codice alle diverse preferenze delle ragazze in quanto a dimensioni.

Era un mistero strabiliante come facesse il Rosso, che aveva fatto si e no la quinta elementare a sapere questa teoria di fisiognomica sessuale di Rabelais nel suo Glossaire alphabétique del 1732.(Nota 1)

Solo che il Rosso , era andato ancora piu avanti dell'autore di Gargantua e Pantegruele e aveva sostituito alla corrispondenza tra bocca e vulva, quella fra dimensioni degli orecchini e vulva e per ultimo quella tra questa e il membro.

Il Rosso si faceva particolarmente serio e aveva una parlata lenta e strascicata come fosse in transe quando citava le sue teorie , con un’aria da esperto che a tutti era sempre parsa sinonimo di grande competenza.

Quelle che si erano agghindate di tutto punto vestendosi apposta per l’occasione , secondo il Rosso erano quelle giuste, quelle che aspettavano con ansia e piacere il pomeriggio per scappare di casa, inventandosi qualche servizio da fare e andando a travestirsi a casa di qualche amica complice o furtivamente in qualche portone vecchio e buio mentre l’amica faceva il palo lì fuori .
“Vuoi ballare ?‘” fece il Rosso chinandosi per parlare all’orecchio di quella col vestitino corto a scacchi “Facciamo quelli che rompono il ghiaccio ? Così la festa decolla !"

La tipa gli sorrise , si alzò senza dire nulla e fece per avvicinarsi per mettergli le mani sulle spalle intorno al collo. Il Rosso fece appena in tempo a chiederle come si chiamava “Milly , rispose lei ,“Nicola” fece lui ,che la musica di colpo cambiò : era il turno di Venus degli Shocking blue un rock veloce.

Una Dea sulla cima del monte
stava bruciando come una fiamma d’argento
era il massimo di bellezza ed amore
e Venere era il suo nome

Lei lo ha, si Baby lei lo ha
Bene, io sono la tua Venere, io sono il tuo fuoco
Al tuo servizio

Le sue armi erano gli occhi di cristallo
Facevano impazzire ogni uomo
Era nera come la notte più scura
Lei aveva quello che nessun altro aveva



“Mannaggia , proprio mò” pensò il Rosso.

Poi però vide che Milly ,per nulla disorientata dal cambio di atmosfera, si era sciolta velocemente dall’abbraccio e aveva iniziato a dimenarsi ancheggiando senza regole né passi prestabiliti, seguendo con i movimenti del corpo il ritmo della musica.

Quella era la rivoluzione introdotta dal twist nel 1961 da Chubbi Checker con "The twist" e "Let's twist again".

Il twist , era tutto un torcersi , dimenarsi, come spegnere una sigaretta con i piedi”.

E già lì tutti potevano ballare.

Poi vennero “Please please me" dei Beatles e "Twist and shout","Speedy Gonzales di Pat Boone. “ Stai lontana da me “ di Celentano, “Tintarella di luna”, e “Una zebra a pois” di Mina, "Guarda come dondolo" di Edoardo Vianello, e "St. TropezTwist”, e ancora Speedy Gonzales di Peppino Di Capri.

E nel 66 arrivò la liberazione totale dello shake : dimenarsi ognuno come voleva.

“Se tu vuoi…
Vieni a ballare lo shake…
Noi siamo quei ragazzi che
Non vogliono restare soli
Amici forza tutti qui
Chi suona questa sera suoni
Chi vuole cantare canti con me
Ci innamoriamo di quelle
Ragazze che sono come noi.
Che non sanno ballar
Lo shake non i valzer
Che non sanno ballare
Lo shake né la polka
Che non sanno ballar
Lo shake non il tango
Che non sanno ballar
Lo shake né la raspa



Lo scorrere delle stagioni era segnato dalle canzoni :l’inverno dal Festival di Sanremo e l’estate impazzavano nei juke box i pezzi del Cantagiro, e Un disco per l'estate .
Da lì il passo al rock fu brevissimo .


4.

“Questa ne ha fritti di polpi.” Riflettè con la solita seriosità Nicola il Rosso.

“ E’ navigata di feste , si vede, oh non c’è niente da fare ci azzecco sempre”pensò come se stesse col gruppo del suo cortile al solito a spiegargli le sue teorie.
Nel frattempo sulla pista ormai non c’erano solo il Rosso e Milly col vestitino a scacchi ma s’erano aggiunti anche Miky ,Nino, altri ragazzi della gang e tutte le ragazze vestite da ballo.

Ce n’era qualcuna anche di quelle in jeans e maglietta , “perché il rock era meno impegnativo del lento e ti permetteva di scioglierti e metterti in mostra senza comprometterti subito con un lento” aveva teorizzato Nicola .

Mentre il brano volgeva al termine, Nino si staccò sapientemente dal gruppo giusto in tempo per mettere il prossimo 45 .
Han spento già la luce
son rimasto solo io
e mi sento il mal di mare
il bicchiere però è mio
cameriere lascia stare

camminare io so
l'aria fredda sai mi sveglierà
oppure dormirò

Guardo lassù
la notte
quanto spazio intorno a me
sono solo nella strada
o no no qualcuno c'è
insieme a te 

Senza luce dei Dik Dik, versione italiana di Wither shade of pale dei Procol Harum arrivò sacrale come fosse un ‘eucarestia .
Nino con uno scatto deciso si avvicinò a Milly la prese per i fianchi e la scippò a Nicola.
Il Rosso rimase di sasso :
“ E so due “ fece tra sé e sé ,“Prima Venus , mò Senza luce, qua mi devo dare na mossa se no vado in bianco oggi, poi domani a chi li sente quelli del cortile sulle mie teorie ?”


5.

Milly aveva poggiato la testa sulla spalla di Nino e si dondolava al ritmo lento della canzone .

Lui l’aveva subito stretta a sè senza preliminari.
"Inizia col botto sta storia "pensò fra sè e sé Nino.

In genere infatti l’uomo metteva le mani sui fianchi ,la donna sulle spalle di lui lasciando uno spazio tra sè :

" Quando ci può passare una locomotiva ,è un brutto segno uagnun !"sentenziava il Rosso agli amici più inesperti che pendevano dalle sue labbra in attesa di qualche muova rivelazione sul continente inesplorato della femmina.

"Se lei invece si fa stringere in un abbraccio vuol dire che ci sta.

Se poi stringe lei, allora state apposto : avete beccato una che prende l’iniziativa anche col sesso”.

Nino sentiva il Givenchy III invadergli le narici : fresco alla partenza, sapeva di verde , rosa e gelsomino e aveva una nota di Patchouly .

La testa gli fluttuava leggera nello spazio come se non ce l’ avesse più.

"Se non è una quinta è almeno una quarta "si disse Nino sentendo il seno di Milly massaggiare il suo petto.

Le cosce di lei s’erano lasciate incastrare fra quelle di lui e questo voleva dire che Nino poteva sfiorare il sesso di lei con l’effetto di una potente erezione .

“Speriamo che non se ne accorge o se si accorge si sta e non se ne scappa" pensò Nino.

Ma Milly era ormai altrove : un campo di margherite ai piedi di un carrubo ombroso le faceva da letto solleticandole la pelle mentre lui la baciava sul collo e le leccava l'ombelico. Lei sentiva di voler farsi rimescolare dentro con decisione come una cioccolata da una frusta per il sufflè.

Nino manco lontanamente poteva intuire i pensieri di Milly , sapere che non era più lì , ma ad anni luce di distanza nello spazio tempo del sogno .

Non conoscendo la geografia segreta del sottano che era nuovo per lui , il pensiero fisso di Nino ormai era solo :

“ Mó dove ci imboschiamo?”. Se stavamo al nostro locale , all’angolo del manifesto dei Bee Gees c’era un altra stanza segreta, un privè arrangiato con un divano scassato gettato come al solito la notte di san silvestro e ritrovato per strada la mattina del 1º gennaio.

Peró a quel punto il Rosso, con un ghigno da vendicatore bastardo dentro,aveva preso una spazzola per vestiti , s’era avvicinato alla coppia e l’aveva strofinata sulla camicia di Nino.

Era il segno inequivocabile che doveva lasciare Milly nelle braccia di quel rompicoglioni di cui ignorava ancora l’identità ma che sentiva andare di spazzola sempre più insistentemente sulle sue spalle ora.

“Noooo la spazzola ora nooooo” pensò Nino .

“Ragazzo spazzolaaaa - gli fece il Rosso ,imitando la frase che il barbiere pronunciava rivolgendosi al garzone di bottega del suo salone da barba ,alla fine del taglio dei capelli ,dopo aver roteato nell’aria il lenzuolo bianco che copriva il cliente con un sonoro olè manco fosse la muleta d'un torero .

In quelle feste se non c'era il gioco della spazzola ,c'era quello della bottiglia : ma mentre quest’ultimo s’ iniziava prima di dar luogo al ballo, tutti in cerchio ad aspettare che, come in una roulette, la dea bendata della fortuna si fermasse come una lancetta sul quadrante d’un orologio a indicare i due ballerini che dovevano formare la nuova coppia, la spazzola era ben più traditrice .

Era il destino che cieco incombeva sugli umani.

E l’uomo ,rimasto senza femmina, si aggirava fra le coppie in cerca della sua preferita che ballava con un altro oppure, più sadicamente, cercava solo l’occasione giusta per danneggiare uno che ti stava sulla palle da tempo e di quella con cui ballava non ti fregava manco un tubo.

Le regole del gioco erano chiare : se uno ti spazzolava dovevi mollargli la pupa ,non c’erano santi.

Ma il fato, appunto, volle che proprio in quel momento Miky ,visto l’amico Nino in difficoltà, s’era appropinquato al mangiadischi e aveva mixato “I can get no satisfaction” dei Rolling Stones.

Non son proprio soddisfatto
Non voglio ragazze che si danno da fare
Perché mi sforzo e mi sforzo e mi sforzo
Ma non posso, proprio non posso

Quando me ne vado in giro per il mondo
E faccio questo e firmo quest’altro
E cerco di farmi una ragazza
Che mi dice:
"Caro, andrà meglio la prossima settimana
Perché vedi, ora non mi va tanto bene"

Io non posso, oh no, no, no,
Hey, hey, hey
questo è quello che voglio dire

Non sono proprio, non son proprio
Non sono proprio soddisfatto
Soddisfatto, soddisfatto



“Vedi se capisci sto messaggio in codice, stronzo “ si disse Miky trionfante,“ Non son proprio soddisfatto canta Mike Jagger , si appunto : niente a Nino e niente manco a te !”sentenziò deciso.

Il Rosso si riavviò i lunghi capelli ,ora più sudati e appicicati sulla fronte e il collo, e rimase col suo solito sorriso fisso un po' ebete:

“E sò tre ! - disse -Non è possibile, cazzarola! E che è stasera , la sfortuna ?! Madonna santa" !

Diceva questo mentre ballava il rock dei Rolling con finta disinvoltura per non dare soddisfazione a sto Nino qua e sembrare sportivo e per niente piccato agli occhi di Milly che però era su un altro pianeta e dal carrubo ombroso era passata allo studio di Canzonissima e si vedeva in veste di Raffaella Carrà in super minigonna che faceva roteare la testa e andare i capelli qua e là a ritmo come fossero dei foulard indiani.

6.


Mentre si dimenava sul riff di chitarra di Keith Richards , il Rosso alzò lo sguardo dai suoi stivaletti di cui era pazzamente innamorato e inquadrò d'un tratto il sorriso di una che, ballando ballando, s'era avvicinata a lui e ancheggiava alla grande alzando le braccia e mostrando le ascelle.

Il fatto è che il Rosso aveva una teoria pure sulle ascelle : se una le metteva in mostra voleva dire che era disponibile.

La ragazza vestiva in canotta, jeans e scarpe da ginnastica superga , era una di quelle del gruppo "vestite alla festa come vestite a scuola", per intenderci ,e il Rosso restò molto perplesso di ciò.

Non gli tornavano più i conti : ma come non erano inesperte, di primo pelo,al riparo delle loro cerniere pronte a incastrarsi sul piu bello, non usavano richiami, non li conoscevano ancora e si vergognavano un bel po’ alla sola idea di usarli, fossero pure solo vestiti , scarpe col tacco e bigiotteria ?

"Le ascelle" si disse il Rosso " mi so dimenticato le ascelle , ecco perchè: so importanti le ascelle , oh , mica si scherza , ho toppato , vabbè ci penserò meglio domani ".

Sfoderò il suo miglior sorriso fisso e così le potenti botte di bianco nel viola dominante diventarono due e pure belle vicine.

Quando fu la volta di Sex machine ,il Rosso sfoderò tutto il suo repertorio lasciando che le percussioni dettassero al suo corpo quei movimenti convulsi e scattosi tipici del grande James Brown , girandosi su sè stesso velocissimamente più volte e andando giù in spaccata con un battito di mani.

Il fuoco era divampato e tutti ballavano tranne qualcuna del gruppo delle studentesse .

Il pomeriggio sembrava non finire mai e in quel buio il senso del tempo ormai era un antico ricordo della vita di ogni giorno, là fuori nel mondo.

Non appena finì Sex machine , qualcuno mise I gotcha di Joe Tex


Sei mia !

Sei mia !

Pensavi che non t'avessi visto ora

hai tentato di sgattaiolare via da me, ora

Non è vero?

Ma ora, dammi ciò che mi hai promesso

Dammelo qui, dai!


Buon Dio!

Mi hai promesso

che lasciavi il tuo fidanzato

e che io sarei stato il prossimo

Mi hai promesso

che saremmo stati solo noi due

e che io sarei stato l'unico uomo.

Ora, baciami a lungo

non staccarti

tieni a lungo la tua bocca su di me

Aspetta

Non girarti

Aspetta, ragazza

Non avresti dovuto prometterlo

Se non volevi farlo

Mi hai visto e sei scappata da un'altra parte

Ti insegnerò io a giocare

Con il mio affetto !

7.

La ballerina con la canotta che aveva stregato il Rosso si chiamava Cinzia e diede il meglio di sè su I gotcha . Ballava a occhi chiusi mentre cantava a memoria .

Milly vestitino a scacchi continuava a ballare con Nino ma lanciava occhiate di fuoco a Cinzia che gli dava la birra in quanto a shake.

Chi sarebbe stata alla fine la reginetta del locale ?

Milly s'era sentita molto desiderata : prima il Rosso l'aveva agganciata su Emozioni ,scegliendo lei fra tutte per dare inizio alle danze ,poi Nino su Senza luce aveva battuto il Rosso sul tempo .

Sentirsi contesa fra maschi era per lei un piacere speciale .

Milly credeva fermamente negli scacchi del suo vestitino : secondo lei erano ipnotici e lo indossava sempre alle feste perchè con quello addosso aveva sempre un gran successo, e a volte i ragazzi si menavano addirittura fuori dal locale per lei che assisteva alla baruffa trionfante.
Una volta ,infatti, che aveva cambiato look non era successo granchè : il solito tampinatore l'aveva invitata a ballare ,poi ad essere accompagnata a casa e tutto il resto come al solito ma Milly s'era resa conto di annoiarsi con quelle storie normali che incendiavano tutte le sue amiche.
Aveva bisogno di percepire della sofferenza intorno a sè , sentire che qualcuno pativa per lei , che perfino combatteva per lei ma poi successo questo perdeva ogni interesse.
Quando aveva visto che il Rosso pativa per aver perso l'occasione di stringerla a sè su Emozioni s'era eccitata , per non parlare di quando l'aveva visto patire ancora di più a vedersela scippare da un contendente come Nino.

Per questo quando Cinzia arrivo sulla pista a flirtare con il Rosso su Sex machine e I gotcha , fu come togliere alla bambina il suo giocattolo preferito proprio sul più bello.

Cinzia l'aveva oscurata col solo muoversi con una femminilità interna più che esterna, qualcosa che veniva da dentro e parlava con il bacino e le ascelle piu che con i vestiti egli orecchini.

Una canotta e jeans !
Non un orecchino, un rossetto, una scarpa col tacco e quei capelli raccolti in una coda con un elastico per pacchi.

Anche Nino non aveva potuto evitare di notare Cinzia e le sue movenze così deliziosamente black e con grande faccia tosta s'era messo a duettare pure con lei e a sorridere al Rosso come per dire " Tranquillo non ti scippo pure questa balliamo solo per il piacere di ballare".

Milly a quel punto sbroccò : era davvero troppo ora , dalle stelle alle stalle in qualche secondo tutto per colpa di quel maledetto di Joe Tex , si disse giusto per dare la colpa a qualcuno che non fosse nessuno di loro e tanto meno sè stessa.

Mollò il centro della pista e si diresse a passo rapido verso il mangiadischi : cercò aiutandosi con la luce di un accendino fra i 45 giri , trovò quello che cercava , spinse il bottone di eject , tolse I gotcha nel bel mezzo del brano nello sconcerto generale e introdusse il nuovo disco.

Una serie di gemiti e sospiri femminili fuoriuscirono dal mangiadischi fra le note lente e sensuali di una canzone in cui cantavano in duetto un uomo e una donna:

Io ti amo, ti amo

Oh si, ti amo!

io non più

Oh amore mio

Come l’onda irrisoluta

Io vado, vado e vengo

Tra i tuoi fianchi

Vado e vengo

Tra i tuoi fianchi

E mi trattengo

Io ti amo, ti amo

Oh si, ti amo!
io non più
Oh amore mio

Tu sei l’onda, io l’isola nuda
Tu vai, tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
Tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
E io mi unisco a te

Io ti amo, ti amo
Oh si, ti amo!
io non più
Oh amore mio

Come l’onda irrisoluta

Io vado, vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
Vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
E mi trattengo

Tu vai, tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
Tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
E io mi unisco a te

Io ti amo, ti amo

Oh si, ti amo!

io non più

Oh amore mio

L’amore fisico è senza speranza

Io vado, vado e vengo

Tra i tuoi fianchi
Vado e vengo
E mi trattengo
No! Adesso vieni!




Je t'aime moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin era il lento censurato più bollente che viaggiava nell'etere in quel momento : malinconico e struggente mimava un rapporto sessuale in diretta .

Il Rosso non se le fece dire due volte e abbrancò Milly senza manco chiederle, tanto gli orecchini belli grandi parlavano per tutti.

Mentre ballavano il Rosso chiese a Milly se conosceva la storia della canzone : lei ne conosceva una , lui un'altra.

Lei disse che la ragazza diceva "ti amo" solo per bisogno di inventare un sentimento, provocato dalla suggestione della passione erotica, che in realtà non esisteva: l'uomo risponde infatti "io non ti amo più".
Lui, invece , aveva una versione più malinconica in cui i due decidevano di fare l'amore intensamenteper dirsi addio, una cosa che lo faceva impazzire.


8.

Ad un tratto ,mentre Milly ballava con il Rosso, al centro della sala si fece avanti una ragazza sconosciuta ,alta con un portamento elegante.
Portava un vestito lungo rosso scollato di quelli da sera mai visto nel locale prima d'allora.
Non s'era mai vista prima, non doveva essere di quelle parti.

Si intuiva dallo sguardo un po' perso che era estranea all'ambiente.

Portava con sé un vassoio coperto che appoggiò sul tavolo di lato a quello su cui troneggiava il mangiadischi e rimase lì in piedi. 

Nino che era stravaccato su una poltroncina di quelle col sedile ribaltabile di legno, rubate sicuramente da qualche cinema, non se lo fece dire due volte, si alzò al volo e la raggiunse.

Milly vide che parlottavano e non resistette.

Non poteva reggere un'altra rivale .

Si vedeva che l'attizzava : era bella e misteriosa poi, con quello strano vassoio. 

Il Rosso , che aveva seguito anche lui la scena , sebbene avesse verificato che non portava nessun orecchino a cerchio,non perse tempo manco lui .
Le si avvicinò con cautela e con un colpo da maestro le baciò la mano .

Intanto parti "When a man loves a woman" di Percy Sledge .

Quando un uomo ama una donna
Nella sua mente non ci può essere niente altro
Darebbe il mondo
Per quella cosa bella che ha trovato
Se lei fosse brutta lui non se ne accorgerebbe
Lei non può fare niente di sbagliato
Volterebbe le spalle al suo migliore amico
Se lui la criticasse

Quando un uomo ama una donna
Spende fino all’ultimo spicciolo
Cercando di tenersi stretto ciò di cui ha bisogno
Rinuncerebbe ad ogni comodità
E dormirebbe fuori sotto la pioggia
Se lei dicesse che cosi deve essere

Dunque, quest’uomo ama te donna
Ti ho dato tutto quello che avevo
Cercando di tenermi stretto il tuo amore prezioso
Ti prego, piccola, non trattarmi male

Quando un uomo ama una donna
Nel profondo della propria anima
Lei gli può arrecare una profonda tristezza
Se lo prende per uno stupido
Lui è l’ultimo a saperlo
Gli occhi innamorati sono sempre ciechi

Quando un uomo ama una donna
Non può farle mai torto
Non può mai abbracciare nessun’altra ragazza

Si, quando un uomo ama una donna
Sa esattamente ciò che prova
Perché , piccola, piccola, piccola, tu sei il mio mondo
Quando un uomo ama una donna


Il Rosso, restituendo pan per focaccia a Nino, la invitò a ballare, lei sorrise intimidita dicendo si e si spararono un lento di quelli super .

Nino smaniava ma riparò con un invito a Cinzia.

Milly, rimasta sola, non stette piu nella pelle e s'avvicinò al tavolo anche lei.

Quella estranea la stava infastidendo ancora più della presenza di Cinzia.

Il gioco si stava facendo troppo difficile .

Finito il disco ,il Rosso, gasato dal suo colpo da teatro, s'incaricò di fare le presentazioni a Milly e Nino.

La ragazza del vassoio disse di chiamarsi Enza, che era il suo compleanno e che quei biscotti che aveva portato da offrire a tutti erano tipici dell'Abruzzo, la sua terra.li aveva fatti sua nonna.

Al Rosso gli partì come al solito una teoria delle sue :

"Una donna che si presenta con un vestito rosso,dei biscotti e con una forma di quelle sta mandando messaggi in codice che vuole un amore bollente,croccante ma dolce".

"Che nome sfigato e che idea del cavolo !I biscotti della nonna.Ma dove vive questa nel paese di Heidi ?"pensò Milly scoperchiando il vassoio e scoprendo una montagna di biscotti dalla forma allungata .

Assaggiando un biscotto sentì un forte sapore d'anice e questo la infastidì un bel po': lei adorava l'anice infatti .Avevano un sapore delizioso tra il dolce e il salato.

Ma ,lungi dai sentimentalismi, con un finto movimento maldestro fece cadere a terra il vassoio di metallo attirando l'attenzione di tutti.

La sala piombò in un silenzio sordo.


9.


Il Rosso andó ad accendere la luce del faro della millecento e illocale illuminato dall'impietosa cruda luce bianca si mostró nel suo squallore di sempre.

Poi si piegó per terra e si mise a raccogliere i biscotti che s'erano sparsi per il pavimento .

Nino e Miky non vollero essere da meno e s'unirono anche loro .

Miky , senza farsi problemi , se ne mise addirittura qualcuno in bocca e con la bocca piena disse " Cavolo come sono buoni " .

Cinzia , con uno sguardo terribile fulminó Milly e aiutó Enza a rimettere nel vassoio il malloppo che i tre ragazzi stavano recuperando dal pavimento .

Enza non parve aver capito cos'era successo e disse " Pazienza dai ,sono cose che succedono ".

Milly , dopo l'occhiataccia di Cinzia si sentì scoperta e sentì lo sguardo di riprovazione di tutti puntato addosso chiedendosi se e in quanti l'avessero davvero vista nel momento in cui faceva appositamente cadere il vassoio.

Per scacciare il peso della colpa come faceva sempre, visto che lo reggeva molto poco , si mise a fare altro , giró il capo dall'altra parte e sorrise ad uno mai visto che le stava a due passi . Quello attaccó bottone come previsto e Milly , che non sopportava tutto quel silenzio rotto solo dal vociare del gruppo, gli chiese come si chiamava .

" Tonino " disse lui .

" Tonino ti piace Spring, summer degli Aphrodites child ? 

"Assai" fece quello che non pareva un fenomeno di repertorio di vocaboli.

" Allora dai me lo faresti un regalo ? lo vai a mettere ? "

" Va bene " disse Tonino e cosi dicendo si allontanó verso il mangiadischi .
Ma mentre inseriva il 45 inciampò nei piedi del rosso che raccoglieva i biscotti e il disco gli cadde per terra

"Scusa " disse Tonino " con tutti sti piedi è facile inciampare" e si accorse stupito di aver detto in un secondo più parole di quante ne aveva dette dall'inizio delpomeriggio .

Il Rosso aveva finito la missione recupero dei biscotti e recuperó pure il disco .

Lo guardò con sfida e fece "Io preferisco Five o'clock".

" Milly vuole questo"tagliò corto Tonino".

"Ok,ok , calma uallió , non t'incazzare, la conosco Milly".

Milly guardava tutto da lontano stizzita perchè il vuoto di musica incombeva come un macigno e perchè vedeva , Nino e Miky che facevano i pietosi cavalier serventi dell'abruzzese in rosso coi suoi deliziosi fottuti biscotti.

Il Rosso porse il disco a Tonino che lo mise frettolosamente nel mangiadischi e tornò da Milly a pretendere la riscossione del favore .

La musica riprese e la voce di Demis Roussos colmò il vuoto ansioso nella pancia di Milly.


Primavera, estate, inverno ed autunno

Mantengono puntuale il mondo

Che ruota su di sé come una sfera

Senza mai fermarsi

Primavera, estate, inverno ed autunno
Sono dappertutto

Nel nostro amore sono trascorse tutte

E ora il nostro amore è finito

Quest’ultima fase

Sta ora terminando

Come alla primavera segue l’estate

Mi prende

E mi risveglia

Come le stagioni io mi trasformerò

E in qualche modo mi riorganizzerò


Primavera, estate, inverno ed autunno

Mantengono puntuale il mondo

Che ruota su di sé come una sfera

Senza mai fermarsi

Quest’ultima fase


Sta ora terminando

Come alla primavera segue l’estate

Mi prende

E mi risveglia

Come le stagioni io mi trasformerò


E in qualche modo mi riorganizzerò


Primavera, estate, inverno ed autunno

Mantengono puntuale il mondo

Che ruota su di sé come una sfera

Senza mai fermarsi






Mentre lei e tonino ballavano Milly s'avvide che Enza 'era messa a girare fra le coppie avvinghiate col vassoio resuscitato fra le mani e ad offrire biscotti a tutti.

"Si chiamano torcinelli " esordì Enza giunta alla mattonella dei due , vuoi assaggiare ?

" A Bari i torcinelli sono gli nghimerridd " disse Tonino che s'era fatto loquace e se ne mise uno in bocca ridendo e imboccando pure Milly.

Milly svrebbe voluto snobbare l offerta ma quello le spinse in bocca il biscotto così in fondo che le venne un conato di vomito.

" Vai dolce - disse lei nervosa"

"Dai che ti piace" fece Tonino che non aveva certo le teorie del Rosso.

" Ma sono caduti per terra, che schifo , perchè non ti togli dalle palle con sti biscotti "inveì furibonda Milly.

Enza rimase con uno sguardo immobile di sasso abruzzese .

Poi con una giravolta elegante nel suo lungo stonato abito da sera rosso fuoco si giro e continuo ad offrire torcinelli alle altre coppie.


10


La luce del faro della millecento era rimasto acceso durante "Spring summer and winter" .
Nessuno era andato a spegnerla , in favore di quella viola.
Il rumore metallico del vassoio dei torcinelli rovinato per terra era stato come un gong che aveva svegliato tutti dal sogno viola senza tempo della musica .


Non intendevo causarti nessuno dolore
Non intendevo causarti nessuna pena
Volevo solo vederti ridere una volta
Volevo solo vederti
ridere nella pioggia viola

Pioggia viola pioggia viola
Pioggia viola pioggia viola
Pioggia viola pioggia viola

Volevo solo vederti
fare il bagno nella pioggia viola

Non ho mai voluto essere il tuo amante del fine settimana
Volevo solo esserti in qualche modo amico
Piccola, non potrei mai portarti via a un amico
E' così un peccato che la nostra amicizia debba finire così

Pioggia viola pioggia viola
Pioggia viola pioggia viola
Pioggia viola pioggia viola

Volevo solo vederti
fare il bagno nella pioggia viola

Tesoro, lo so, lo so,
lo so che i tempi stanno cambiando
E' tempo di raggiungere
qualcosa di nuovo, questo vale anche per te
Dici di volere un leader
Ma sembra che tu riesca a deciderti
Credo dovresti chiudere la tua mente
E lasciare che io ti conduca nella pioggia viola

Pioggia viola pioggia viola
Pioggia viola pioggia viola
pioggia viola pioggia viola

volevo solo vederti
fare il bagno nella pioggia viola


A rituffarsi nella pioggia viola ci aveva provato in verità Nino ma Enza lo aveva pregato di lasciare accesa la luce bianca .

Sotto quella luce le cose erano apparse per come erano.

Il muro che dava di umido del sottano era ricoperto da carta roccia quella che s'usava per fare le montagne del presepe e sul soffitto la carta del cielo stellato. Dappertutto c'erano poster di Battisti, Bee Gees, Angelo Branduardi, Tina Turner.
Un minestrone.
Divani da rottamare bordo' , qualche sedile d'auto.
Una pesante coltre di fumo annebbiava la vista.

Tutte le ragazze vestite come a scuola se n'erano andate e nessuno se n 'era accorto.

Dopo l'occhiataccia a Milly, anche Cinzia era scappata via lasciando rimpianti fra i fans di Joe tex e insegnamenti sul simbolo delle ascelle nella mente da scienziato del Rosso.

I ragazzi e le ragazze alla luce del faro si riconobbero presto :molti venivano delle case popolari di via Petrera e dalle case del villaggio del fanciullo.

Molti altri erano stati compagni di scuola alla Carlo del prete di Corso Sicilia e alla Massari di via Laterza .

Fra questi si riconobbero Brunetti , Magarelli , Ceglie, Olivieri, Leccese, Giordano, Bossis ex della 5 A della scuola Del prete, tutti alunni del professor Innocenzo Lunare e Lopez, Gargano, Lacalendola, Paparella , Laudadio, Pierno della 3ª c della Massari quella del professor Pagone di matematica e della Serra di lettere.

I cervelli svegliati dal sogno viola s'accorsero di aver bisogno di parlare , di dire la loro , di sentire le loro voci raccontare le vere storie del Picone e di Carassi .

Quelle americane erano un'altra storia , una storia mitica ma lontana .
Storie americane da luce viola nel buio della musica ,vere storie pugliesi e italiane nella luce chiara del faro della millecento.

Allora Milly e Tonino per primi, visto come stavano andando le cose, s' avviarono all'uscio .

Tonino aprì la porta e la luce e i rumori della strada entrarono mischiandosi a quelli del sottano : fuori era buio .

Nessuno s'era accorto che dalle 17 erano passate 5 ore.

Il Wyler Vetta della comunione di Tonino segnava le 22.

Fuori il rumore delle autocisterne che inondavano di acqua la strada, che ancora puzzava di pesce dopo il mercato, era assordante.
A poco poco , alla spicciolata , uscirono tutti in strada e i ragazzi che avevano le chiavi del locale chiusero a chiave.

Nino aveva il suo mangiadischi nella destra e i 45 infilati nel dito
medio della sinistra.

Le ragazze, terrorizzate dalla scoperta dell'orario ben oltre quello consentito della cena a casa alle otto, si dileguarono preoccupate chiedendo passaggi in moto ai ragazzi, ben felici di quell'ultima occasione di star da soli dopo ore di comitiva.

Quelli appiedati si divisero in gruppi e gruppetti e iniziarono la lenta marcia a piedi verso casa.


Rosa raccontò le mazzate avute da suo padre con la cinta .
Oppure di quella volta che aveva dovuto chiudersi nel bagno del locale quando suo suocero era venuto a controllare se fosse in quel luogo di perdizione con suo figlio.
Rosa portava Jeans a zampa con il ricamo sulle tasche con un cinturone di vernice bianca.
Era bruna ma per ribellarsi alla severità e al controllo del padre si era fatta bionda ed anche lì, aveva incartato un sacco di mazzate.
Per andare alle feste si cambiava nel portone della cugina ricca a Poggiofranco ,studentessa di medicina , molto elegante, che aveva tanti vestiti alla moda e glieli prestava , era sua complice.
C'era sempre qualcuna più libera e avanti che favoriva questa rivolta privata.
Una minigonna a pieghe,scarpe con la zeppa, in testa una fascetta per frontiera della stessa stoffa fantasia del vestito, al collo una fascetta di velluto nera tipo guinzaglio,borsa di camoscio sfrangiata ,quando andava sul moto Benelli 250 blu del suo ragazzo.

Lidia invece raccontò che quella era la sua prima volta in un locale perchè aveva deciso di competere con le altre solo studiando.

" Io parlavo solo in dialetto e mi sono dedicata alla lettura per imparare bene l'italiano.

Sul mio balcone di fronte al falegname dei presepi leggevo leggevo e leggevo

Voi vi truccate , baciate, pomiciate, amate , io studio" disse Lidia per marcare malinconicamente la differenza ,perchè intuiva che cosi perdeva quello che più le cuoceva il cuore.

I maschi parlarono delle ultime partite di inter, milan, juve e bari e degli ultimi fatti avventurosi in città ,perchè sempre nell'avventura bisognava stare fin dentro il collo : dal centro erano arrivate voci di manifestazioni studentesche contro la guerra in Vietnam degli americani e c'erano stati scontri con la polizia .
Erano i primi scontri dopo, che vent'anni anni, prima era finita la guerra.

Stava iniziando un'altra guerra?

Alcuni dissero che a loro l 'unica cosa che interessava era ballare e avere la ragazza disponibile a fare sesso .

Altri dissero la stessa cosa ma in cuor loro sentirono un fortissimo richiamo da quei fatti nuovi che si vedevano anche in tv al tg e riguardavano Milano, Roma ,Torino e Napoli.

Un vento nuovo stava arrivando.

Poi, quando il gruppo si divise, man mano mano che i ragazzi raggiungevano le loro abitazioni, i discorsi andarono sull' amore.

Gli ultimi furono il Rosso e Nino .

Dopo le baruffe per le donne e i lenti al locale ,si ritrovarono stranamente a camminare da soli per viale Orazio Flacco sotto i grandi eucalipti .

" Questo non è male ma se t'interessa conosco un altro locale " esordi il Rosso per rompere il silenzio imbarazzante che s'era creato tra i due .

" Buono, e dove sta ?" rispose Nino secco.

" In via Scipione l'Africano 278 "disse il Rosso.

" Quello tra le suore e i preti ?" fece Nino ridendo sarcastico.

" Ah ah ah esatto , bravo. Da una parte c'è la bottega di Nicolino La Capra dall'altra quella di Sciannimanico , avvolgimenti motori elettrici" precisó il Rosso con un'esattezza da mappa satellitare".

" Solo che lì si faranno le messe che piacciono a noi ", disse Nino con fare complice.

E scoppiarono a ridere.

S'erano ormai belli e che scordati litigi, falli e scorrettezze della partita appena finita.
Erano giocatori veri e c'era un destino comune che li univa.

Siccome poi, erano arrivati in piazza giulio cesare il Rosso disse:
" È qua girato l'angolo , l'andiamo a vedere ?"

"Io dovevo andare dal Lupo Mannaro ,attraversata la piazza ,a ritirare la mia bici da aggiustare , ma ci andró domani , ormai ha chiuso a quest'ora . Che abbiamo da fare mó quindi mó ? Niente ! E quindi ...."

" Andiamo " concluse il Rosso finendo la frase.

Scoppiarono a ridere di nuovo e Nino piegandosi sullo stivaletto nero prese il pacchetto di Marlboro e lo
offrì al Rosso .

Così ,costeggiando il Villaggio del Fanciullo dei Padri Rogazionisti , girarono l'angolo imboccando via Scipione.
Dall'altra parte della strada faceva bella mostra di sè un grande giardino ben curato con una villa elegante e una clinica privata sul cui ingresso c'era una scritto al
neon che diceva "Villa Bianca".

Poco prima di raggiungere l'istituto di suore del preziosissimo sangue e la sede della Gazzetta del Mezzogiorno si fermarono al 278 : il portone della casa era aperto ed entrarono.

Il Rosso diede tre colpi alla porta del sottano e qualcuno da dentro aprì .

Non c 'era nessuno ad eccezione del affittuario che si chiamava Mimmo .

Entrarono si strinsero la mano per le presentazioni e poi si sedettero su un divano di pelle nera stinta.

Diversamente dal locale di via Montegrappa , c'era un palchetto su cui era montata una batteria, aste per microfoni , amplificatori e mixer d'un impianto voci Montarbo.

" Suonate e ballate o suonare solamente ?" chiese Nino a Mimmo , incuriosito dalla novità .

" Tutt e due " fece Mimmo ridendo .Vengono a suonare dei complessi di ragazzi del quartiere, i virus , the cannibals , I todo modo , li conosci ?"

" I virus li ho sentiti al festival esordienti del Picone, sono forti " rispose intromettendosi Il Rosso.

"Si , si , quello presentato da Gianni Roman " disse Nino" " C'è un ragazzino che si mette sempre lo smoking e canta alla grande Erba di casa mia di Massimo Ranieri ".

" Pino Cellamare " fece Mimmo " una grande promessa del nostro Picone.

" Dei virus conosco Michele il batterista e Pierino l'organista "disse Nino" e cosi i complessi suonano e sotto al palchetto si balla , ma per imboscarsi c'è niente ? "

" Dietro a quel paravento di canne ci stanno un paio di brandine , vai tranquillo , in mezzo al casino degli amplificatori peró ti devi accontentare" fece Mimmo ridacchiando.




























( continua)


(Nota 1)
Il Regimen sanitatis salernitanum, un trattato in versi latini scritto dalla scuola medica salernitana nel XII secolo sull'analogie tra materia e forma, aveva stabilito una corrispondenza tra il naso virile ed il membro, e tra il piede muliebre e l’organo femminile: «Ad formam nasi dignoscitur hasta Priapi; Ad formam pedis cognosces vas mulieris. Noscitur ex pede quantum sit virginis antrum; Noscitur ex naso quanta sit hasta viri»
Rabelais lo modifica in  : Noscitur ex labuis quantum sit virginis antrum, Noscitur ex naso quanta sit hasta viri"cioè si riconosce dalla ( forma e grandezza della bocca) la forma e grandezza della vulva.)



IL CANCELLO DEL CORAGGIO . (da Guglielmo Campione"La capa di ferro ", Racconti)




1.



Quella strada era come una tozza spina di pesce che si stacca da una lunga spina dorsale : 

una fuga laterale del lungo viale di eucalipti intitolata ad Orazio che terminava ben presto con un maestoso cancello che si parava in fondo ad essa ,in tutta la sua grandezza, come la scenografia di un palcoscenico .

Dalle sue inferriate si intravedeva una cupola rotonda come una moschea attorniata dalle cime di pini marittimi .

Quello non era un cancello qualunque : era una porta d’accesso ad un altro mondo .

I ragazzi della combriccola del muretto avevano un rispetto reverenziale per quel cancello.

Era una prova iniziatica saperlo scavalcare , era una grande onta non riuscirvi .

E dopo averlo scavalcato c'era ancora un’altra prova iniziatica da affrontare : varcare la porta di quella chiesa.

Perché quella non era una chiesa qualsiasi.

Era una prova stessa solo l'incamminarsi per quei viali e quelle costruzioni basse e giallastre, perché quelle non erano case qualsiasi.


Quello era il cancello dell’Obitorio del Policlinico.



2.


Qualche giorno prima si era sparsa la voce che in quella famigerata chiesa ,al di là del cancello al confine dei due mondi, era esposto il corpo di una donna giovane uccisa da un uomo ,in un delitto di gelosia .

Alcune vedette del quartiere , allora, s'erano messe di guardia aspettando il momento buono per saltare : tenevano d'occhio il guardiano della cappella che vigilava all’entrata del grande cancello : una specie di Caronte, imparentato in fantasia al famoso Don Achille , il mitico guardiano del cimitero .

Quando l'uomo andò via , un fischio risuonò : Vito ed Enzo si fecero forza .

Preceduti dal quella masnada di scimmie velocissime affrontarono il cancello : iniziarono a scalarlo utilizzando le inferriate orizzontali come gradini , raggiunto l’apice si misero a cavalcioni ,si girarono facendo leva sulle mani e sulle braccia e annaspando con i piedi in cerca dell’appoggio di altre inferriate si lasciarono scivolare atterrando . Attraversarono la strada che lì faceva una gran curva e salirono gli scalini della cappella dalla tonda cupola insieme agli altri ragazzi .

Col respiro mozzo varcarono la soglia : la cappella vista da dentro gli sembrò enorme avvolta com'era in una silenziosa e ombrosa oscurità illuminata solo dalla luce naturale che filtrava dall’alto da lontane finestre poste sulla cupola.


Al centro ,di spalle alla porta, un feretro poggiato su un piedistallo stava rivolto verso l'altare.


Vito ed Enzo intravidero delle gambe vestite con calze di nylon scure e delle scarpe.


Proseguendo , come in una scena al rallentatore, videro delle mani incrociate sul petto ed infine un capo coperto da un fazzoletto scuro .


Lo sguardo di Enzo rimase incagliato ,come un amo allo scoglio, a piccoli fori scuri che s'intravedevano sulle gambe, e pensò ai segni del piombo assassino.


Colti dal terrore della pietà non riuscirono a guardare in viso la donna . e scapparono via affrettando solo un po' il passo per non farsi accorgere dal resto del gruppo.

I ragazzi di quella strada venivano tutti dal popolo ed erano ben addestrati alla durezza della vita.

Vito era un caso a parte.

Pur non così aggressivo e spavaldo come loro , era ugualmente curioso e affascinato da quella loro vita così vera, eccitante, libera, selvaggia,sempre diversa,sempre con una nuova prova dietro l'angolo.

Enzo,dal canto suo , aveva le sue paure ma gli piaceva quello stato di eccitazione e amava affrontarle .
Era stato così anche per quell'iniziazione ai misteri della morte : per restare a far parte del gruppo aveva dovuto scavalcare quel cancello, alto almeno cinque metri, ed entrare nella cappella dell'obitorio .



3. 


Il giorno dopo la prova del cancello , i ragazzi si rincontrarono al muretto , ma Enzo non c'era e quindi Vito dovette affrontare da solo la prova del giorno :ancora una volta scavalcarono il cancello ma questa volta tirarono dritto per il viale che si dipartiva dalla chiesa .

Fatti un centinaio di metri , incrociarono un infermiere che spingeva una carrozzina su cui c'era un voluminoso fagotto coperto da un telo bianco legato alla bene e meglio con delle corde ,manco stesse trasportando un materasso traslocando da una casa ad un altra . 

Quando gli furono a due passi riconobbero sotto il telo la sagoma d'un profilo e capirono.

Il cuore di Vito risalì nelle orecchie suonando come un tamburo mentre il sudore lo bagnava dalla cima ai piedi e cosi fu per Franco , Giulio , Roberto , Pino e Mimmo che erano tutti piu sgamati di Vito ma , pur tra tutti i morti vestiti di tutto punto nelle bare della cappella, mai s'erano trovati a incrociarne uno che sembrava un fantasma in lenzuolo bianco che andava seduto in carrozzina .

Erano li tutti con il passo affrettato ,per distanziare quanto prima la strana carrozzina e il suo trasportatore indifferente che forse aveva fatto loro piu paura ancora ,che arrivarono al centro vivisezione e anti rabbia .

Recuperata un po' di baldanza alla scomparsa della macabra carrozzina , Giulio il capetto del cortile, disse :

"Venite ragazzi , oggi vi faccio vedere un altra cosa pazzesca .

Vedete questi finestroni ? Qui sotto in questo scantinato ci sono i cani con la rabbia che se ti mordono diventi rabbioso anche tu e ti comporti come un cane , mordi , sbavi e ti devono legare e fare ci quanta iniezioni nella pancia ! "

Tutti sbiancarono ma non potettero esimersi di mettersi a pancia in giu sul selciato e sbirciare dai finestroni . Si udivano confusamente guaiti e latrati canini , in un fetido odore di medicinali ma non s'intravedeva granche se non qualche sagoma d animale dai confini delimitati piu dalla paura e dall immaginazione .


4. 



Il giovedi dopo , in un'altra calda giornata di maggio ,scavalcato di nuovo il grande cancello dell' obitorio ,decisero di andare a sbirciare dalle finestre dell'istituto di anatomia : stesi a pancia in giù come dei soldati in missione segreta si divisero in gruppetti e iniziarono a guardare quel poco che si poteva , considerando il riflesso dei vetri , la luce scarsa, le persiane accostate più o meno alle finestra.


Una lunga strada in discesa , conduceva ad un accesso situato sotto il livello della strada ed era usata dai furgoni che arrivavano o ripartivano da quel misterioso luogo : l'accesso era costituito da due portoni uno a destra e l'altro a sinistra, uno di fronte all'altro : quello di destra portava alla cappella , quello di sinistra all'istituto di anatomia , la sala autoptica, le celle frigorifere .


Era un Ade silenzioso , misterioso , tecnologico , un misto di clinica e di chiesa , di odore di disinfettante e d'incenso o di cera di candele che incuteva il massimo della paura . Coperti o meno dai lenzuoli s'intravedevano malamente e lontanamente sagome di corpi di bambini , uno sembrava nero .



5.


Il confronto con il rischio era il loro metodo iniziatico: nessun adulto a fare da testimone al superamento della prova, però.


La legge, lì, la facevano, finalmente, solo loro.


Era come un monopoli con le sue stazioni sempre uguali , conosciute per esserci stati tante volte e per quello un po' meno terrificanti : la cappella , la discesa , le finestre dell'istituto , gli scantinati dell istituto antirabbico e il canile del laboratorio vivisezione , la banca del sangue, tappezzata da provette di vetro e tappi un po' dappertutto, dove stazionavano gli "zaraffi" , dei loschi figuri che vendevano il sangue di gruppo raro a chi ne aveva bisogno per trasfusioni per un parente ricoverato , l'ospedale psichiatrico che confinava con la pista d'atterraggio degli elicotteri dell'emergenza dove si giocavano aggueritissimi campionati di calcio fra le squadre del quartiere 

Ancora in cerca di paura e di novità giunsero in un sotterraneo di una clinica sconosciuta , che non avevano mai esplorato prima d'allora. Imboccarono un'entrata che scendeva sottoterra aprendosi in un labirinto illuminato dalla luce diurna che filtrava dai finestroni affacciati sul livello della strada . Nel silenzio pieno di eco lontane di voci e rumori , si aprivano una dopo l'altra grandi stanze dalle pareti bianche ormai assalite da muffe scure e sbrecciate . Lungo il soffitto grossi e interminabili tubature conducevano chi sa dove . 


Quando giunsero alla penultima stanza si fermarono di botto sull'uscio :


Giulio disse : "Cavolo , qui abbiamo beccato qualcosa di grosso ragazzi ".


La grande stanza infatti non era vuota come le altre ma occupata da grandi tavoli uniti fra loro a costruire un unica base comune su cui stavano centinaia di grandi vasi di vetro chiari o scuri color del tabacco. Si avvicinarono guardinghi non capendo subito cosa contenessero .


Uno intravide una piccola testa , un altro una mano , una era sottosopra , l'altra era giunta come in preghiera. sembrava una collezione di bambole e bambolotti come i tanti che affollavano le mensole e i letti delle loro sorelle ? Ma quei bambolotti erano immersi in un liquido trasparente e nell'aria stazionava un forte odore di disinfettante . Addentrandosi ne videro uno da una grande testa sproporzionata , uno con due teste , uno aveva un corpo e tre teste ed era nero . 


Quelli erano i bambini mai nati.


Il giorno dopo ,Vito raccontó ad Enzo della spedizione all'obitorio , di quella ai finestroni della vivisezione , dell'ultimo incredibile scoperta dei bambini nei vasi di vetro .


Enzo sbiancó .

"Siete pazzi" disse.




























































(Foto http://www.materialiantichi.com/rama/dettagli/27/826/Cancello-in-Ferro/)




FUGA IN VESPA A CASABLANCA.(da Guglielmo Campione"La capa di ferro ", Racconti)



1.


"Sembrava di stare a Casablanca
di fronte alla Medina
con l’ azzurro del mare
che fluiva negli occhi
e si ricongiungeva
con l’ ocra coloniale delle mura fortificate
che al tramonto
s'incendiavano di rosso e arancio ,
proprio come il suo giovane cuore
rabbrividendo
ripercorreva col pensiero
il percorso dei polpastrelli
sulla pelle della guance velluto
delle braccia di bisso
delle cosce di seta
tra pelle e cuore
nessuna distinzione
il cuore bramando non avere più nessuna potere
solo naufragare
e non resistere più".

Improvvisamente il silenzio pomeridiano fu interrotto dal rumore d'una marmitta bucata: era la vespa 50 di Gino, uno dei ragazzi del quartiere Picone . 
Anna lo riconobbe subito.
Anna trovava così magica l'atmosfera desertica della controra,quel silenzio rotto solo da qualche isolato rumore , la luce quasi bianca, il sapere tutti stesi sul solo lenzuolo dietro le tende che si gonfiavano al vento e le lame di luce sfuggite alla chiusura delle persiane che disegnavano stani triangoli sui soffitti .
Gino se ne andava in giro spesso da solo per le strade del quartiere ma, se gli piacevi, ti chiedeva di montare sul sellino dietro di lui e ti portava a fare un giro.
Anna era perfettamente consapevole del fatto che, se l'avessero pescata, per punizione non avrebbe più potuto uscire con i suoi amici per tutta l'estate e avrebbe dovuto starsene rintanata in casa a sentire le finestre che sbattevano per la corrente nei giorni di maestrale se non le avevi bloccate con una sedia davanti.
Ma quel ragazzo le piaceva.

Gino mi fai fare un giro?- gli chiese Anna sorridendo.

“Va bene, dài, salta su!- le rispose Gino orgoglioso - Ti faccio vedere come va forte sta vespa ”
Così Anna salì sul sellino dietro di lui e gli si strinse alla vita . Cominciarono a girare per le strade del quartiere con quello scoppiettio  di sottofondo della marmitta che infrangeva il sacrale silenzio della canicola pomeridiana. Poi Gino partì a razzo con una mezza impennata che strappò ad Anna un grido e la costrinse a stringere ancora più forte i suoi fianchi ;imboccò via Salandra all'altezza della scuola elementare, girò a sinistra e si fece tutta d'un fiato quel pezzo di strada fino all'incrocio con l'extramurale .

Gino, aveva quattordici anni e l’argento vivo addosso , aveva una massa bionda di riccioli lunghi fin sulle spalle, gli occhi azzurri e un incontenibile curiosità e irrequietezza. Portava delle Superga bianche sotto i Levis e una maglietta psichedelica, di quelle fatte da lui stesso intrappolando il tessuto con degli elastici e usando della candeggina. L'aveva visto fare a degli amici di suo fratello Michele che , suonavano in una rock band . Erano appena tornati da un concerto degli Yes al Marquee il mitico tempio del rock di Londra .
Michele , più grande di lui di cinque anni , un giorno l'aveva chiamato e gli aveva detto :
"Gì , io mi compro un Motomorini Corsaro e ti dò il mio vespino ,che dici ?"
Gino non credeva alle sue orecchie: il vespino?
Gli saltò subito al collo e lo abbracciò forte tanto che Michele , ridendo a crepapelle barcollò che quasi cadeva all'indietro.
"Dai , dai, non fare lo scemo,te lo devi guadagnare però !".
"E che devo fare ? " chiede Gino, ancora incredulo ed eccitato.
" Devi seguire una che mi piace , si chiama Angela : studia violino al conservatorio e mi devi riferire se ha già il ragazzo, chi è questo qui, se ha fratelli , insomma un po' di cose”.
Gino, orgoglioso del compito affidatogli, gli aveva assicurato di considerala cosa fatta .
"A Ginetto non sfugge mai niente !", aveva aggiunto.

Gino sparò la vespa in via Brigata Bari  che, deserta, correva parallela ai binari , sorridendo al pensiero del turpiloquio che, in quel momento, chi sa quante persone dedite alla sacra pennichella estiva, gli stavano indirizzando. Sfrecciarono traballando sui binari del primo passaggio a livello, passando davanti al portone del conservatorio musicale. A Gino venne subito in mente l'accordo con Michele e lanciò un occhiata  furtiva al portone d'entrata dove ragazzi e ragazze con in mano o a tracolla le loro custodie di violini e violoncelli erano fermi a chiacchierare .
Si sentiva importante quel giorno : aveva una moto, una ragazza che gli stringeva i fianchi ed in più aveva una missione da investigatore privato !
"Chi sa se una di queste è Angela"- si chiese, ma andava troppo veloce per paragonare quelle che intravedeva con la descrizione che gli aveva fatto Michele e così con la stessa velocità della sua vespa quel pensiero tornò da dove se n'era venuto .
Dopo poco traballarono sui binari del secondo passaggio a livello, sboccando nella casba di via Brigata Regina .
I binari tagliavano in due la città .
Oltre quelle rotaie, s’entrava in un altri due mondi sacri , quello della Morte e quello del Mare.
Si percepiva subito.
In una traversa di sinistra, introdotto da una via puntellata di case basse disseminate di sottani abitati da botteghe di artigiani, panettieri e marmisti ,troneggiava il cimitero.Come nere formiche una sequela di donne e bambini andavano su e giù dal luogo delle tombe. Il passaggio da quella via incuteva timore e rispetto ai ragazzi e spegneva la voglia di sfottere tutto e tutti e di riderne. Gino e Anna , tacquero infatti per tutto quel tratto di strada , ognuno riandando con la memoria ai momenti di lutto familiare o di terrore misto a eccitazione di quando di notte saltavano il cancello per inoltrarsi fra i loculi e poi raccontarlo vantandosi con gli amici più timorosi.
Oltrepassata quella stazione da Via Crucis , la strada, brulicante di gente, correva lunga,diritta ,indaffarata e caotica, ma finalmente rianimata di nuova speranza e sgravata del peso di quei neri pensieri , sino allo specchio di mare del porto nuovo.
"Ma dove stai andando ?- urlò Anna all'orecchio di Gino assaporando con le labbra la morbidezza e il profumo di shampoo dei suoi boccoli biondi .
" Andiamo al mare,verso la Fiera del Levante ”rispose Gino ridendo.
"Ma non ci stiamo tanto, vero?" chiese Anna.
"No, non ti preoccupare! Anch'io posso solo un'oretta,ho una missione da compiere per mio fratello !
“E chi sei 007 ? “ –lo canzonò Anna
“Seee, 007, sono cose nostre, cose di donne, di ragazze che ci piacciono”disse serio Gino, tutto preso dall’incarico che gli aveva dato Michele”.
Chiacchierando arrivarono così sul lungomare del porto , tappandosi il naso e ridendo per la puzza di petrolio, versato dalle grandi navi ancorate alla fonda,che ammorbava l’aria.
Gino girò a sinistra , passò sotto il grande Faro che si stagliava bianco nel cielo come un obelisco illuminato, neanche fosse ritagliato nell’azzurro puro, raggiunse la villa del vecchio federale fascista della città , con il patio colonnato in stile coloniale , e raggiunse l ’entrata monumentale della Fiera, una costruzione imponente color ocra affacciata sul mare,che pareva quella della Medina di Casablanca .
Sui grandi scogli frangiflutti posti di fronte , gruppi di bambini e ragazzi di strada ,in mutande,si tuffavano o facevano il bagno con delle vecchie camere d’aria  di auto o camion, usate come salvagente.
Lì, poco piu avanti, nei pressi d’una spiaggia a ridosso del Lido, Gino si fermò e spense il vespino. Finalmente, azzittitosi il fracasso della marmitta, si poteva sentire, nel silenzio pomeridiano, lo sciabordìo delle piccole onde che si infrangevano sulla battigia.
In men che non si dica, Gino imitò gli scugnizzi spogliandosi e tuffandosi in mutande , poi si avvicinò a riva e iniziò a schizzare Anna ridendo.
"Ma sei matto! Non mi schizzare , se mi bagno, come faccio a tornare a casa e trovare una scusa per mia madre?"
Gino le corse incontro schizzandola e l’abbracciò.
Il cielo era celeste brillante , il mare blu cobalto, la pelle di Anna color del cioccolato , gli occhi neri e profondi come una tana sottomarina di cui Gino non intravedeva il fondo .
Fu un mischiarsi di colori sulla tavolozza dei loro volti quello sguardo infinito e Anna sentì il sale delle labbra fresche di lui sulle sue e una dolcezza senza tempo nel cuore.



2. 

Anna non era la prima ragazza che aveva avuto G ,ma era la prima con cui sentiva la spinta ad andare al di là di semplici baci .
G non sapeva che nome dare a quello che gli stava capitando , forse erano emozioni , come cantava Lucio Battisti ? :

"Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perche' quando cade la tristezza
In fondo al cuore
Come la neve non fa rumore
E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
Per vedere
Se poi e' tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che
È dentro me
Ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni".

Oppure erano sentimenti , forse ? Era Amore ? E il sesso c'entrava ?
Quello più che altro era una spinta che quando c'era , sembrava venire dal basso più che dalla testa .
Ma il cuore ? Allora che c'entrava il cuore ?
Per Gino , non sapeva perché , era importante trovare le parole , capire . Però s'era anche accorto che capire andava da una parte , sentire da un'altra e la spinta che faceva contorcere le viscere e formicolare piacevolmente il suo giovane pisello , da un'altra ancora .
Anna era bella , sembrava una pianta giovane , piena di linfa, aveva qualcosa di tenero ma al contempo di forte , resistente , elastico e misterioso .
Gli occhi neri , la pelle scura e il sorriso sembravano quelli delle tailandesi che vedeva a settembre al padiglione della nazioni della fiera del levante , vestite nei loro abiti lucidi e colorati . Con Anna sembrava che cuore , testa e viscere smettessero di andare ognuna per conto suo .
Questo solo sapeva . Questa era la differenza .
Gli venivano in mente i brutti momenti passati con Tina , Milly e Denise : lui innamorato perso e loro indifferenti . Tutto quel dolore per Gino era diventato cosi connaturato all'amore che non riusciva a credere che non ve ne fosse con Anna.
La meritava davvero tutta quella felicita senza prezzo , gratuita e senza alcun dolore per contorno ?
Aveva scoperto che il dolore poteva trasfigurarlo peró e questo poteva avvenire scrivendo : era stata una grande consolazione e una grande scoperta inattesa dei primi studi degli autori latini e greci del liceo . L'amore era quasi piu bello cosi , tormentato e infelice ma pronto a far nascere pagine traboccanti di canzoni e poesie che lo nobilitavano , lo esaltavano , facendolo diventare un sentimento superiore non comune , non profano , aristocratico .
Anna, dal suo canto, gli restituiva un'immagine femminile integra , indivisa, dolce , romantica come aveva sempre desiderato : una fonte di linfa sconosciuta che lo faceva sentire morbido come non mai , che circondava e attutiva il taglio delle componenti d'odio della violenza maschile delle lotte di cortile .

3. 

Gino pensava e ripensava a come e quando rivederla e gli venne in mente di fare come i grandi,quelli del muretto o quelli che suonavano : l'avrebbe invitata a cinema.
Era combattuto : da una parte voleva andare a vedere Love Story . Al cinema con la ragazza che aveva baciato voleva andare a vedere una storia dolce . Non sapeva bene com'era quel film , ma non era vietato ai minori , quindi doveva essere una storia romantica.
Dall'altra , del film appena uscito " Malizia" con Laura Antonelli , vietato ai minori di 14 anni, tra gli amici si faceva un gran parlare : se era vietato voleva dire che era una storia in cui si vedevano nudi di donna oppure scene di sesso .

Gino sapeva che Anna amava il cinema.Se l'erano detti in quel pomeriggio passato al mare.
Le piaceva andare a cinema , le piaceva proprio il luogo : quel clima sospeso , dove il desiderio cresce febbrilmente nell'attesa dello spettacolo, intravista negli sguardi delle persone ferme indecise davanti ai manifesti del film in programmazione , o in fibrillazione per entrare , con gli sguardi estatici quasi fatui , le unghie mangiate , le gambe e le braccia nervosamente incrociate o accavallate 
o in fila alla cassa , o sedute sulle poltrone in attesa , o al bar a bere coca cola e pop corn o a srotolare liquirizie haribo .
La gente all'uscita , accelerava il passo di fretta come in incognito, in fuga da un furto , da una colpa , un proibito desiderio o una paura oppure si trascinava pigramente fuori con la faccia sazia , pingue, dalle palpebre ancora un po' abbassate , e il sorrisi complice .
Le piaceva guardarle anche all'interno della sala : era sempre girata verso destra o sinistra o dietro durante la proiezione :vedeva cosi coppie abbracciate ,negli ultimi posti sempre preferiti dagli amanti , le coppie o gli omosessuali , o persone sole o famiglie al gran completo .
La magia di quel semi buio odoroso di fumo ,  velluto vecchio , caramelle o chewing gum !
Le piaceva il momento in cui finalmente si liberava dallo spasimo dell'attesa, svegliata dal rumore brusco del tendone tirato all'improvviso dalla maschera per far defluire quella massa di uomini e donne e ragazzi .
I cinema di Bari li conosceva tutti : il Kursaal e l’Orfeo, il Royal e l’Odeon, il Palazzo e l’Abc e l’Esedra, lo Splendor, l’Armenise di via Giulio Petroni, l'Ambasciatori , il Jolly, Impero, l'Arena giardino , il Galleria., il marilon, il Supercinema, l'Oriente , il Margherita, il Carella di carbonara, il Fantarca del cep .
Fra tutti stravedeva per l'Odeon perchè,nell'intervallo fra il primo e il secondo tempo, preceduto da un suono cupo e sordo,si apriva il tetto e si vedeva il cielo .
Se era tardi e fuori era ormai buio il tetto rimaneva aperto e se invece s'era di pomeriggio si richiudeva per rioscurare la sala .

S'erano sentiti al telefono verso le tre di pomeriggio , in piena controra ,parlando piano per non farsi sentire dai genitori e dai fratelli che schiacciavano la solita pennichella.
"Andiamo al cinema ? - esordì Gino , che facendole questa proposta s'era sentito piu grande di suo fratello Michele, che nonostante l'età ancora cincischiava con Angela, grande come dev'essere un uomo, ma al contempo vergognandosi un po' di quella risolutezza nel timore che Anna la prendesse per sfacciataggine , un invito troppo diretto , una neanche tanto velata allusione al desiderio di ricreare un occasione di intimità , questa volta al coperto , allo scuro , iniziandosi con un colpo di coraggio ad un essere adulto che ancora di fatto era di là da venire.
Ciao Anna -disse Gino emozionato".
“Ciao Gino -rispose Anna con la voce che le sorrideva" .
Anna era stata sorpresa da questa espressione , sentita da Gino più volte durante il primo incontro : non aveva mai sentito che una voce potesse sorridere e all’inizio lo aveva preso in giro. Quando Gino faceva una cosa che le piaceva tanto , troppo tanto da sentirsi indifesa, lo prendeva in giro.
Gino aveva un orecchio musicale , sentiva nella musica della voce l’essenza delle emozioni della persona con cui parlava specie se era al telefono e non c’erano distrazioni visive o d’altro genere a distrarlo.Dal tono della voce capiva in anticipo l’antifona d’un discorso , una decisione , una cattiva notizia, o una voce che sorrideva .
"Hai voglia di andare a cinema ?"disse Gino
"Ah si , dai si bello, che andiamo a vedere ?- fece Anna curiosissima".
Gino sentì un groppo in gola : doveva decidersi velocemente a scegliere lui per primo se "Love story" o "Malizia" e, sopravanzato dallo scorrere veloce del tempo, s’accorse che aveva fatto il numero prima di decidersi.
"Ti andrebbe di vedere quel film con Laura Antonelli ?" proruppe velocemente G, con la voce che s’ingarbugliò cosi tanto dall’emozione che ne venne fuori un suono incomprensibile.
"Cosa ?- chiese - non ho capito niente".
Oh cavolo , penso G, e mò chi glielo ridice ?
“Conosci Laura Antonelli? – provò a farfugliare prendendola alla lontana .
"E chi è Laura Antonelli ? chiese A" .
"No va beh , se non t’interessa andiamo a vedere un altro film non è che io , sai ..." balbettó G , che temeva sempre troppo i rifiuti anche quando non ce n’erano le avvisaglie.
“Non ho detto cosi- scherzò A".
“Andiamo a vedere un film vietato - taglio corto allora G al limite dell’apnea".
Seguì una lunga pausa di silenzio e G espirò che troppo era stato senza inspirare.
Lo sapevo -pensó G -ho toppato , ora chi sa che penserà di me?
“E come si chiama questo film? - chiese A rompendo il silenzio".
“Malizia - fece G".
“Ah allora se andiamo diventiamo maliziosi ! - scoppiò a ridere A e non la finiva più di ridere".
G, tirò fuori tutto il fiato che teneva nei polmoni per l’inattesa fine del silenzio e per la liberazione dalla tensione scoppio a ridere pure lui :
"Si si maliziosissimi" , rispose.
“A che ora passi a prendermi ? mugolò A".
“Alle cinque - disse G".
“A piedi o in vespa ?- s’informò A"
“In vespa, in vespa- fece tutto sicuro G".
“Allora mi metto i jeans -disse A"
“Nooooo -fece G - mi piaci cosi tanto con l’abito corto".
“Eh si ma in vespa mi si vede tutto - aggiunse  ridendo".
“Ti proteggo io - disse G-guai a chi ti tocca, lo ammazzo di botte”.
“Vabbe dai , ci vediamo alle cinque , dove lo danno il film ?”
“Al Kursal Santa Lucia”
“Che peccato speravo all’Odeon , io amo l’Odeon- fece lamentosa A "
“Prometto che per il prossimo film andiamo all’Odeon- disse G".
"Promesso allora. vabbè, Bacio, bacissimo, rispose A".
"Ti amo - scappó a G"
Ad A rise di nuovo la voce .


4.


Il portone di via Dalmazia si aprì mentre G, a testa in giù , stava azionando il cavalletto della vespa , per parcheggiarla .
Portava dei pantaloni a zampa d'elefante di velluto rosso , polacchine nere con 5 cm di tacco, una camicia bianca attillata .
Era stato Leo , a consigliargli i vestiti quando G gli aveva confidato dove sarebbe andato nel pomeriggio , con chi e a fare cosa.
"Ciao G" - si senti chiamare con gli occhi ancora ad altezza terra .
Sollevò il capo e vide A .
Era bellissima , con i capelli sciolti sulle spalle e un vestito bianco di cotone tenuto da due sottili spalline , lungo fino al ginocchio ,grandi orecchini d'argento a cerchietto e spadrillas rosse.
G deglutì due volte e rimase a guardarla in silenzio , senza parole .
Poi gli venne in mente le parole di Leo : devi sempre mostrarti sicuro e con la battuta pronta .
" Ciao A , ahaha siamo vestiti un bianco rosso uguali , possiamo andare allo stadio a vedere la squadra del Bari altro che cinema ! - e rise forte , come sempre quando era intimidito e reagiva esageratamente.
A scoppio a ridere - "E' veroooo , pero stai benissimo."
"Anche tu - disse G" .
"Che ora è ? - disse A"
"Sono le 5 meno un quarto"rispose G
"Allora dobbiamo andare il film inizia alle cinque "-fece A
"Si ma tanto prendiamo il lungomare e arriviamo subito al Santa Lucia"la rassicuro G.
"Si dai andiamo"lo esortò A
"Ok - disse G.
Diede un colpo al pedale dell accensione e il motore ancora caldo parti subito .
Un buon segnale propizio , penso Gino .
Con sto vespino non si sapeva mai che poteva succedere .
Tolse il cavalletto , monto sul sellino si fece avanti in punta per far posto a A .
Lei salì , lo abbracciò ai fianchi , Gino mise la prima , Anna si tenne , e con un sussulto partirono .
La vespa filava liscia sull’asfalto .Sulla destra scorreva il lungo mare con i suoi lampioni di ferro nero a tre luci . Il mare era calmo.
Nella luce pomeridiana ,ancora brillante, il cielo iniziava ad abbandonare l’azzurro per tingersi di qualche striscia arancione . Qualche uomo pescava con la canna ,qualcun altro passeggiava con la moglie, un nugolo di bambini correvano e giocavano fra i frangiflutti .
Sulla sinistra si susseguivano i palazzi del ventennio, il Palazzo dell’Agricoltura , il comando regionale dei carabinieri , la terza legione aerea, il palazzo della provincia, il grand hotel delle nazioni.
"Come sei silenzioso- disse A interrompendo il flusso di ricordi che come al solito rapiva G quando era emozionato , estraniandolo da tutto il resto".
G si svegliò come da un sogno che era durato solo forse un minuto ma a lui era sembrato un'eternità e si accorse che erano quasi arrivati al santa Lucia .
"Sono solo concentrato a guidare – provò a giustificarsi e sporse il braccio sinistro fuori per segnalare che intendeva girare".
Arrivati in prossimità dell’entrata del cinema , salirono con la vespa sul marciapiede e si fermarono. Anna scese,Gino fermò la vespa , la spense, la sollevò sul cavalletto e mise il catenaccio .
Si riavviarono entrambi i capelli sferzati dal vento durante il tragitto.
G diede un'occhiata al manifesto pubblicitario del film affisso su entrambi i lati dell’entrata del cinema: una donna giovane e bella era seduta sul letto e si stava spogliando, sfilandosi le calze nere dal reggicalze ,rivolta verso la porta della stanza da cui un ragazzo la spiava.
Guardò A per capire se anche lei aveva visto il manifesto e carpirle un espressione che svelasse i suoi pensieri. Ma A , come sempre quando si avvicinava ad un cinema ,era entrata in trance e non vedeva l’ora di entrare .
Entrarono che il film stava cominciando ,la sala era già buia e vennero accompagnati dalla maschera che illuminava il percorso con una pila fino ad indicargli il posto in platea.
Si sedettero .
La storia del film "Malizia "si svolgeva in Sicilia ad Acireale, fine anni cinquanta.
Ignazio, un commerciante di tessuti, era rimasto vedovo con tre figli da crescere. Il giorno stesso del funerale della moglie, si presenta Angela , assunta come domestica dalla defunta moglie prima di morire.
Angela è una brava domestica e una donna pudica ma molto sensuale .
Antonio, diciottenne cerca di concupire Angela con insistenza ma Angela lo respinge e in piu scopre che il padre si è pure lui infatuato di Angela : allora si fa da parte.
Nino,quattordicenne, è anche lui profondamente infatuato di Angela e inizia a farle una corte incessante.
Durante una cena , alla presenza di un sacerdote amico di famiglia, Nino, seduta a fianco ad Angela allunga le mani sotto la tovaglia e inizia ad accarezzarle le cosce. Angela , in un primo momento resta paralizzata , ma poi cede all’insistenza di Nino che , con un atteggiamento da Adulto spudorato, intrepido ed esperto le sfila gli slip .
Gino , coetaneo di Nino, non si aspettava scene cosi esplicite . Da una parte rimase folgorato dal suo coraggio ed eccitato ma dall’altra era preoccupato che Anna la prendesse male .
Nino , protagonista del film, sdoganava i desideri di Gino senza che questi si esponesse con proposte dirette e gli eventuali rifiuti  .
Anche per Anna , acconsentire a vedere Malizia , aveva il significato di vedere rappresentati i timori e i desideri di scoperta del suo corpo che da poco era iniziato a cambiare , incuriosendola da una parte ma dall'altra lasciandola perplessa.
Quando Gino l’aveva invitata non aveva voluto mostrare tentennamenti per sembrare più grande e all’altezza dell’iniziazione che Gino le stava ,di fatto proponendo.
Fra le sue amiche non si diceva forse sempre che sarebbe stato bello e giusto concedersi solo ad un ragazzo che le riempiva di dolcezze, carezze , delicatezze e coccole ?
Ad Anna ,  Gino sembrava, ogni giorno che passava , quello giusto.
Ad un tratto,le luci si accesero nell' intervallo fra primo e secondo tempo.
Gino guardó Anna , cercando di cogliere almeno un espressione che rivelasse il suo stato d'animo .
Anna gli sorrise , aveva gli occhi lucidi e le guance imporporate .
"Ecco perche volevi vedere questo film - lo canzono Lei - cosi poi ti metti a spiare la tua domestica!"
Gino, scoppio a ridere , sollevato nel vedere Anna allegra e non scandalizzata , seria , arrabbiata o muta e intimidita .
"Si , magari , la nostra domestica è bruttissima – aggiunse Gino".
Scoppiarono a ridere insieme e Gino le mise un braccio sulla spalla . Anna si avvicinò e gli baciò la guancia dolcemente . In quel momento si fece buio e inizio il secondo tempo del film .Gino ignorò il film e nel buio cinematografico non scostò la guance ma cercò le labbra di Anna .
Una nuvola compatta li avvolse , tutti i suoni e scomparvero .
Tutto il mondo si ridusse a puro tatto e olfatto .
Il profumo di Anna e la morbidezza umida della sua bocca e della sua lingua.
Le mani di Gino si mossero da sole in cerca dei seni .
A emise un mugolio nell’ orecchio di G e gli disse "Ricciolo c'è gente dai ".
"Si , hai ragione- si scusò Gino" .
"Shhhhh- si sentirono fare da due signore sedute davanti a loro ".
Scoppiarono a ridere allora e si ricomposero tenendosi pero per mano fino alla fine del film .
A Gino sembrò di essere quello della canzone “Elenore” dei Turtle , quando faceva :

” Let's go out to a movie
What do you say, now, Elenore, can we?
They'll turn the lights way down low
Maybe we won't watch the show
I think I love you, Elenore, love me”.

Gino ribolliva di desiderio , come non gli era mai successo perchè sentiva che Anna lo desiderava e questo confermava il suo valore .Non era successo mai , prima d’allora .
Si sentiva in trionfo:era come toccare il cielo con un dito. Tutto il mondo assumeva senso .
Nel secondo tempo Nino inizia ad ostacolare il matrimonio di Angela con il padre, osteggiato anche dalla nonna paterna.
Penetra di notte , durante un temporale ,nella stanza di Angela con una pila e accecandone la vista mette in scena l’apparizione del fantasma della madre defunta per farle paura.
Angela, alla fine esasperata dalla serie crescente di giochi erotici a cui Nino l'ha costretta, ma anche conquistata dalla forza del desiderio del ragazzo , che chiede un iniziazione ,cede ai suoi desideri e lo accoglie nel suo letto. Soddisfatta la sua ossessione adolescenziale, Nino smette di ostacolare il matrimonio di Angela con suo padre e i due si sposano.
Il film finì , le luci si accesero , e la gente disordinatamente e vociando usci dalla sala.
Gino e Anna uscirono tenendosi per mano.


5. 


In lontananza , la luce del molo sant antonio era gia accesa per segnalare la sua presenza ai marinai usciti in barca e s'intavedevano le lampare per la pesca notturna.
Sull’orizzonte che s’univa al mare calmo ,il cielo s’era fatto rosso e il blu ormai viola . Non spirava un alito di vento: tutto pareva sospeso nel tempo immobile del tramonto.
Giunti vicino alla vespa si baciarono di nuovo, questa volta piu a lungo.
A che dava le spalle al mare, era un po' sui pruni perche spesso capitava che la gente per strada si scandalizzava e ad alta voce protestava considerando un bacio un atto osceno fatto in un luogo pubblico.
“Andate a fare queste cose alle case vostre”, schifosi – ora chiamo i Vigili se non ve ne andate da sotto al mio balcone “- gli era capitato di sentire talvolta per le vie della città, all’uscita di scuola , quando i ragazzi non vedevano l’ora, sottrattisi allo sguardo giudicanti dei professori, di poter dar libero sfogo alle loro passioni .Entrambi erano rimasti molto male per questi linciaggi verbali perpetrati soprattutto dalla gente del popolo vista fino ad allora con benevolenza e rispetto essendo l’anima storica della città antica , i testimoni delle loro radici piu profonde. 
"Andiamo ? chiese frettolosa A"
"E dove andiamo ? fece G assaporandone il profumo".
"Andiamo a fare un giro sul molo ? stasera c’è luna piena !- disse A"
"Va bene, dai, andiamo- risposeG".
Il molo sant’Antonio , situato a nord come braccio di protezione dai venti settentrionali formava con il molo San Nicola posto a sud , una darsena d’acqua calma nelle giornate di bonaccia, dove beccheggiavano in contrasto i gozzi dei pescatori e le barche a vela e i motoscafi ormeggiati ,dietro il Teatro Margherita, al circolo della vela
Giunti con la vespa sotto il Fortino , il Fortilizio del XIV secolo, incastonato nelle antiche mura della citta vecchia che continuavano a nord fino al convento di Santa Scolastica e s’interrompevano per poco prima di raggiungere il Castello di Federico II, G scalò la marcia, segnalò di voler girare con la mano a destra e varcò il cancello che introduceva alla strada che, lambita dal mare a destra e a sinistra dai bastioni del molo, arrivava in fondo al piccolo faro.
La citta, separata dalla darsena del porto vecchio, si parò davanti ai loro sguardi.
La Bari murattiana e monumentale del lungomare si stendeva a sinistra ,mentre a destra s’intravedeva il molo San Nicola e il ristorante Barion, il Teatro Margherita e ancora piu in là le cuspidi del palazzo del Sedile e il profilo della cattedrale di San Sabino e della Basilica di San Nicola.
Le rondini garrivano nelle loro piroette spericolate mentre sul molo si affollavano gabbiani in volo, galleggianti tra i gozzi o appollaiati sui frangiflutti.
Nonostante la limitata lontananza dal lungomare, sempre trafficato e rumoroso, sul molo aleggiava a qualsiasi ora del giorno un’atmosfera misteriosa , indaffarata ,silenziosa e furtiva.
Sul versante mare uomini e ragazzi ,in piedi o seduti sui loro seggiolini, pescavano con la canna , usando mollica di pane e formaggio come esca. Accanto ad ogni pescatore, la cassetta degli attrezzi da pesca e un secchio dove i pesci nuotavano dopo la cattura.
Sul versante sinistro , il braccio fortificato del molo dava accesso ai grandi frangiflutti cubici di calcestruzzo gettati a riva sugli scogli come dadi alla rinfusa .
Dopo aver parcheggiato la vespa, Gino condusse per mano Anna sulle scalette di pietra che salivano sul muro del molo . Giunti in cima , si allontanarono dalla punta più frequentata e si sedettero con le gambe che penzolavano nel vuoto.
Alle loro spalle  la città, di fronte a loro il mare sempre piu scuro col passare delle ore e in cielo la luna piena.
Parlarono di tante cose e si diedero una gran quantità di baci . A disse che la barba incipiente di G le faceva il solletico.
G aspirava avidamente il profumo delle alghe sugli scogli e il profumo della pelle di A .
G insegnò a A a riconoscere le costellazioni dell'orsa maggiore e dell'orsa minore con la stella polare in coda a indicare il nord ai naviganti .
A raccontó il suo viaggio in Svizzera dagli zii materni, le montagne , il trenino rosso del Bernina.
G spiego a A che fra i frangiflutti, fanno la tana il grongo, il polpo e il granchio favollo. Che il polpo è molto ghiotto della “pelosa”come a bari vecchia chiamavano il favollo, tanto ghiotto che basta una chela legata in cima ad una canna per tirarlo su senza nessuna resistenza. Suo Nonno Vincenzo , diceva sempre che il polpo era un pesce fesso, bastava uno straccetto bianco , una zampa di gallina,per prenderlo anche da riva : si metteva sempre dei calzoncini corti per andare sugli scogli e teneva una forchetta in mano per arpionare il polpo e trattenerlo in aria una volta fuori dall’acqua.
G non era molto d’accordo col Nonno: a lui il polpo sembrava un animale intelligentissimo, furbo,camaleontico,agilissimo e difficilissimo da pescare.
"La cosa che mi ha sempre incuriosito è che anche se la pelosa viene cacciata dal polpo , per prenderla si usa proprio il polpo”- disse G.
A, eccitata ma anche intimorita da quell’appostamento al buio, si rilassò sentendo quei racconti. G non era come gli altri che subito ti mettono le mani addosso appena possono- penso fra sé tranquillizzata A.
“Forse sarà la sua vendetta “- rise Anna
"Si,forse- disse G.
"E il grongo che cos’è ?- chiese Anna"
"Il grongo è come un anguilla, ma è molto piu grande ,gli piace stare negli anfratti oscuri, come grotte i relitti e i posti come questi frangiflutti. Quando sceglie una tana il grongo non si allontana quasi mai, esce solo di notte per cacciare polpi, calamari, seppie,lumache,e i pesci morti".
“Insomma , il polipo piace a tutti ! A me fa un po schifo invece, cosi viscido, anche l’anguilla , il granchio no, non mi fa paura- interruppe A."
"Ti piacciono queste storie? Io non lo so se le ragazze le amano, per quello te lo chiedo, non ti voglio annoiare – disse G".
"No, sono belle, mi piace ascoltare , davvero- esclamo A entusiasta".
Il mio poeta preferito Riccardo William canta queste cose in una sua poesia che s'intitola "Finis Terrae" , la vuoi sentire ? - chiese G.
" Si , dai  amo le poesie " rispose A
Va bene , allora te la dico :


"Il  Molo è un Magico Ponte
dove puoi sedere con le spalle alla citta
e cancellarla  all’improvviso
per il tempo che vuoi e puoi
volgendo di giorno
lo guardo all'azzurro del cielo
o al buio e alla notte di luna
e al mare oscuro che fa paura
immaginandosi soli
in sua balìa.
Luogo di amore
di baci
e di sesso furtivo
d’ improvvise spinte delle viscere
fra i martirizzati frangiflutti
dove lo spinoso grongo
fa sua la tana
Insieme al granchio porro
Compagno
di profumata e saporita fine
nel mare rosso d’una zuppa
dove si canta
l’atroce e deliziata prepotenza
del piacere del palato umano
e dell'attrazione atavica
al Pesce
Primo Antenato
cui s'anela a ricongiungersi
ora in bocca e in pancia
domani
noi inceneriti
grigio bianca pastura per gli sgombri."




"E' bellissima - disse A - sembra proprio che Riccardo William l'abbia scritta per noi, qui, ora "
" Si, sembra proprio una magia- disse G.

G cercava ansioso la pelle di lei, le accarezzava il collo, le gambe, si azzardava ad accarezzarle il seno , a spremerlo un po', A lo lasciava fare , ma se G incoraggiato esagerava ,lo richiamava all’ordine.
G ribolliva , quei respingimenti in nome del pudore e del luogo non intimo e riparato dagli occhi indiscreti , lo ricacciavano indietro nella posizione di bambino che voleva cosi ardentemente superare una volta per tutte e sentirsi grande.
Che  avrebbe raccontato agli amici il giorno dopo al muretto? Quelli gli avrebbero fatto il terzo grado non appena intravisto.
"Non ti fidi ? disseG"
"Si , mi fido, - disse A ma qua ho freddo, e mi sento gli occhi puntati addosso"
"Ti scaldo io- disse G, sorridendo coraggioso".
Anna Rise- "E per gli occhi indiscreti che soluzione trovi ?"
"Eh, non lo so- disse G- ma con sto buio , cosa vuoi che vedano ?"
"Vedono, vedono,- disse Anna , i maschi hanno gli occhi lunghi, me l'ha detto mia madre. Ci sono dei maiali che si nascondono, anche nei cinema, per vedere quello che fanno le coppiette, non lo sai ? E a me da fastidio l’idea di essere spiata".
"Ma io se lo becco il maiale, lo faccio nuovo nuovo- stai tranquilla Anna ".
Lei gli passò la mano fra i riccioli biondi,intenerita da quegli slanci di G ancora cosi goffi e infantili ma sinceri che rendevano tutto pulito , bello, desiderabile. Quando G era cosi A si sentiva un po' mammina e questo le piaceva molto. Il pensiero di poter proteggere quel suo bimbo e al contempo di sentirsi protetta da lui e guidata con coraggio in una scoperta proibita e nuova , era non solo piacevole ma nuovo. Con G si sentiva nuova e cosi non le era mai capitato .
Questo l’aveva fatta innamorare come mai le era capitato prima.
E la faceva sentire grande.
E anche questo la faceva sentire orgogliosa e piu sicura di sé di fronte a se stessa ma anche di fronte alle sue amiche. Soprattutto con Celeste, la figlia dell’ingegner Lorusso, che si vantava sempre di sapere tutto lei sui maschi e vestiva da Carnaby street , la boutique del centro che s’ispirava alla via di Londra dov'era stata lanciata la mini gonna,e si vendevano i giubbottini in vernice verde o rossa , le magliette a scacchi o psichedeliche, gli occhiali da sole alla John Lennon , stivali lunghi fino sopra il ginocchio, foulard indiani, profumo patchouly, i pigiama palazzo.
Poi, siccome sentì la tensione salire un poco, per cambiar discorso fece :
“Sai che proprio qui dove siamo seduti noi gli artificeri posizionano i fuochi d’artificio l'8 maggio per la festa di San Nicola ” ?
Davvero ? – rispose A.
"Si, vedi quelle strisce nere fra un blocco di granito e l’altro ? Ecco , li mettono lì ,dentro dei cilindri di ferro, come dei cannoncini, poi incendiano la miccia e si mettono al riparo.
Io quando ero piccolo piccolo, avevo molta paura, piangevo e stavo in braccio a mio padre che allora si intrufolava in un portone, per non farmeli sentire e vedere- ricordò G.
“ Povero amore , ricciolo- disse A e gli fece con la voce avvicinandosi al suo orecchio : " Bum Bummmm"- e scoppiarono entrambi a ridere.