RECENSIONI DEI RACCONTI TRATTI DA GUGLIELMO CAMPIONE "IL DOPPIO CANTO DELLA CIVETTA " ,LUOGHI INTERIORI EDITROE

 






L'AEROPORTO NATO DA UNA VISIONE

 

Immagini di grande potenza narrativa ,conducono alla riflessione sulla perdita di conferimento di Senso dell'esistere nella nostra civiltà. Dopo poche righe ti trovi immerso in una atmosfera surreale!

Da leggere e rileggere!!!

E che chiusura magistrale!!

Gabriella Campione

 

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Dalla prima riga ci si sente risucchiati nel racconto, davanti agli occhi scorrono proprio quei luoghi così finemente descritti.

Le immagini delineate da ogni personaggio per descrivere questo luogo visionario disegnano ogni volta uno spazio diverso, complice la molteplicità della realtà e la complessità della mente umana, in un'operazione svolta anche da Calvino ne "Le Città invisibili". Un racconto che ha la forza di trasportarti in tanti posti pur rimanendo in uno solo. “Voi siete onda e diventate uno con l'acqua di cui siete composti" come dice Thich Nhat Hanh, monaco buddhista.
Questo racconto ci fa sentire onda e poi acqua coinvolgendoci pienamente nella sua trama.

Un racconto leggero come l'aria, forte come il fuoco, solido come la Terra e trascinante come un'onda e, per questo, completo. Ha tutto ciò che può coinvolgere un lettore dall'inizio alla fine!

 

Martina Ottaviano 

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Si beve tutto d'un fiato. 
Il target finale della quarta parte riecheggia le tematiche branduardiane dolcissime e metafisiche accennate giá ne "La fiera dell'Est". 
Bellissimo il confronto tra il nocciolo pragmatico-settoriale occidentalissimo dei visitatori e quello noetico-globalistico-orientalistico di Salajar che ha nel suo nome il richiamo a als/alos che in Latino diviene Sal/ salis, elemento fondantemente peculiarissimo nell'elemento acquatico primordiale. Se invece l'etimo del nome della guida ha un'altra simbolistica verrebbe da pensare al verbo salio che poi ibericamente indica l'idea del distacco, della partenza, dell'allontanamento.

 

Mariano Grossi 

 

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Evocativo, simbolico,affascinante. L'essere Assoluto, eterno immobile di Parmenide si declina nelle quattro Radici di Empedocle che rievoca l'acqua di Talete, fonte primigenia di vita rigenerazione e purificazione.Passato , presente e futuro coesistono in una sorta di perenne intreccio. La Sapienza antica si rinnova nella ricerca scientifica moderna

Lina Arrigo 

 

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Nei racconti di Campione ritrovo la comprensione e la conoscenza del conflitto natura-cultura, che dissocia e poi riunifica nel simbolo inconscio, dove TUTTO È UNO, simmetricamente.

 Stella Morgese 

 



L’UOMO PESCE


un viaggio nelle umide profondità dell'io ,immagini acquatiche di una immersione /ricerca che si lascia trasportare dal moto Continuo delle Onde ,moltiplicando all'infinito i propri spazi interiori.

Affascinante e coinvolgente !

Gabriella Campione

 

 

FINISCI IL TUO CAVALLO.

 

Che cosa immedesima l’autore al destriero in disarmo tanto da popolarne transitivamente/immediatamente la mente? Sul ponte che è di per sé sema di passaggio…al tramonto…Guglielmo nasce per il simbolo, vive in esso e con esso! Vicino alle sirene, effigi dell’illusione …al crepuscolo…E in questa stasi crepuscolare tutto, natura inanimata, vegetale ed animale si fa riflesso e interfaccia di un sé stesso barcollante. L’invito a finire se stessi, specchio di un antico galoppatore/stallone in rottamazione, scandito dal coro della physis circostante sembra poi in stupendo aprosdòketon (altro bagaglio tipico del Guglielmo profondo conoscitore del dramma classico) ribaltarsi nel semanticissimo baluginio del satellite terrestre rischiarator del buio! Guglielmo passa ripido e rapido: sappiatelo cogliere! E’ una sfida continua!

 

MARIANO GROSSI

 

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Un minuto di intenso trasporto tanto che sono riuscita a vedere, come fosse reale, quel tramonto vermiglio.

Questo racconto,ti prende per mano e ti conduce su di un set onirico ,vibrano forte le parole come fossero pennellate energiche e visionarie di un dipinto di van ghog

Martina Ottaviano 

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THE HARLOT

 

 

 Quante dentali in questo titolo esplosivo come il suo contenuto!

All'autore sembra piaccia accostare sacro e profano (chiesa/battona) e simboleggiare la vitalità della natura in una pulsione accoglitiva/invasiva che reitera l'eterno mito dell'androgino.

Ed è estremamente pregnante il fatto che questa didassi della ricomposizione maschio/femmnina avvenga proprio sul piazzale di quell'istituto che storicamente ha fustigato e castrato demonizzandolo quell'empito. Anche la pittorica finale nuvola/palo ricalca l'allegoria utero/fallica che permea tutto il naturalismo semantico del filo forte compositivo. Piacevolissimo!

 

Mariano Grossi

 

 

Questo racconto,ti prende per mano e ti conduce su di un set onirico ,vibrano forte le parole come fossero pennellate energiche e visionarie di un dipinto di Van Ghog

 

MARTINA OTTAVIANO

 

 

 FINALE DI UN DISCORSO


Un lampo questo racconto! una odorosa carezza attraversa il neutro territorio matematico .Chiusa la cartelletta,il pubblico conserverà traccia di quel Profumo e Nulla sarà più come prima!

 MARTINA OTTAVIANO

 

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Dicotomia fulminea della razionalità e dell'istinto fisicizzata dallo scienziato simbolo di una fugace ribellione notturna alla tirannide della ragione.Infanzia/maturità,profumo carnale (rosa mulieris imago)/dominio sui sensi custodito dalla stereotipia della disciplina più scevra d'impulsività.

Orchidea (il fiore della spermaticità) contro alambicco, il condensatore dei vapori bollenti!

Amor contra solitudinem.

E la bellissima immagine in clausola con la duplice felinità racchiusa nel cuore del protagonista: il phélex razionale lasciato in sala conferenze, quello "amoripeto" appena uscitone!

Mariano Grossi 

 

 

 

LA LETTERA OTTUSA

 

Intenso ed evocativo e bellissimo il paragone della pagina che frigna e pista i piedi come un bambino viziato. Un racconto che nasconde dietro di sè un romanzo...

Cinzia Baldini

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Ancora Guglielmo alla ricerca di un sema, a far capolino tra significanti e significati. Il foglio frignante è la risposta dell'impulso donativo alla logica della contrattualizzazione della vita, il diniego di un ingabbiamento e la vittoria della spontaneità. L'animo muliebre inesausto di interrogativi sull'ter umano è il no ad ogni inquadramento logico che le righe di quella carta rappresentano. E il rotolare della cellulosa ottusa (da ob + tundo, battuta apertamente, percossa e ripercossa tanto da divenire insensibile alle sollecitazioni)verso il destino pirico delle rose e delle spine rappresenta la vittoria del cuore sulla mente, poiché il muscolo cardiaco sa che egli vince la logica dell'interesse, della razionalità e, perché no, della morte, intesa come mera trasformazione di uno stato pregresso.

 

Mariano Grossi 

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Quel foglio aveva bisogno per aver parola , della seconda nascita. Mi pace il simbolismo sotteso,lettura piacevole.

 

 Elisabetta Polatti

 

Il tentativo mai tralasciato di mettere ordine nella relazione amorosa .Voler conferire senso alla "sgrammatica "delle emozioni. Questo racconto è fortemente intimo!

Gabriella Campione

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Ricerca di senso nel non senso; unica certezza nulla si distrugge tutto si trasforma

Ottima l'umanizzazione del foglio,cifra dell'esistenza umana.

Lina Arrigo

 

 

L’ANGELO E LE FRAGOLE DI LESBO

 

La simbologia fallica che traspare da tutto il racconto dell'autore e quel suo legame fisiologico eccitativo con la natura da lui direttamente sperimentato (i legni amari che la protagonista annusa dalla nuca del protagonista, gli olivi e i vitigni di Plomari, e palme fiancheggianti il viale d'accesso dell'alcova, i frutti di bosco emblema fallico estremo nella loro eritrologia cromatica) non è tema nuovo per chi conosce il poetare oltre che il prosare di Guglielmo: la mixis natura-sesso è la stessa di "Africa", suo flash sensualissimo nella prima parte (la più erotica) della silloge "Il lungo cammino del fulmine": "Africa negli occhi e tu nel cuore: palme tra le dita le tue burrose gambe"...Africa, Lesbo, Egeo, mari equatoriali...torna contemporaneamente il tema dell'acqua, della fluidità convogliatrice delle pulsioni primordiali più genuine e tutti i frutti ivi citati sono fonti di liquidi vitali omnicomprensivamente spermatici ancora in simbologia anulare! Un virtuoso dell'allusione e del sema!

Mariano Grossi

 

L'attesa che si fa compimento.

Straordinario il ritmo di questo racconto.

Un tempo morbido e lieve che si fa sempre più denso fino ad innalzare, nella
chiusura, un canto liberatorio .

Gabriella Campione

 

FREDDO COME UN SILENZIO CALDO COME UN BRODO

 

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Nota dell’autore


La tematica è senz'altro quella di Pigmalione e di Narciso : tener presenti solo i propri bisogni e conformare tutto a quello ma anche quello della bella addormentata , tematica della nuova nascita, della conoscenza di sé e del mettere al mondo sé stessi come sosteneva Lou Salome in tema di narcisismo .


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Un minuto nel quale viaggiare sotto maglioni deformati, assenze di stile, pulsioni elementari,odio, sguardi e candele.. Un minuto solo per conoscere tutto ciò! Gradevolissima lettura!

Antonella Risolo 

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La crudezza del corpo come la crudezza dell'animo umano. Qui sentimenti forti si intrecciano in un breve racconto ricercato.

 

Daniela Ajovalasit 

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Un interessantissimo pezzo confezionato con fine penna psicologica da Guglielmo Campione .Pigmalione e Galatea : è in quest’accenno mito-filologico, che riscontreremo l’originalità dell’approccio di Guglielmo, autore e psicanalista capace di penetrare il mito nei suo anfratti psichici più reconditi (ed al professionista della materia ben noti) per dar vita ad un abbozzo di idea letteraria autonoma e volutamente ribaltante.

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S’intersecano gli accoppiamenti sinestetici (il grigiore del cielo senza vento dei pensieri- muta sorrideva- silenzio di ghiaccio- esercito di pensieri) in questo breve racconto di Guglielmo in un matrimonio formale e sostanziale inesausto. Ma quando parliamo di sinestesia non lo facciamo solo in chiave di mero registro delle figure retoriche organicamente inserite nel tessuto connettivo del racconto, bensì perché tutto esso pare una perfetta miscellanea sagacemente ribaltata della scena ovidiana del mito di Pigmalione . Assieme a questo , il racconto adombra un altro grande mito gravido di riferimenti psicologici , quello di Narciso , soprattutto nella scena dello schiaffo che fa sanguinare chi lo infligge , come se vennisse dato alla sua immagine riflessa.

Mariano Grossi 

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Un racconto ben strutturato che delinea sin da subito i personaggi, ognuno nascosto come può dalla consapevolezza di sé: dietro un maglione sformato e convinzioni solo all'apparenza forti. Il cuore della storia è il ribaltamento della situazione, un'insofferenza che diventa liberazione, una lezione non data ma ricevuta, una bambina "triste e scontenta" che diventa madre accogliente. La chiave è un contatto fisico violento, uno schiaffo, che alla lettura fa vibrare anche l'anima e genera nello stesso lettore una sorta di catarsi.

Martina Ottaviano 

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Interessante creazione! ritrovare la propria metà,la madre, comporta una rottura un sanguinamento. Solo allora l'immagine prima goffa ma pure invitante,vestirà la vestaglia del protagonista era lo condurrà all'Agape della ritrovata unità dove lei si farà cibo sacro di lui per nutrire un essere nuovo.

Elisabetta Polatti 

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I controluce della scena danno il senso pieno ai sensi delle parole, agli aspetti dei gesti. Che stile!

Stella Morgese 

 

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Il grande dottore ha psicoanalizzato Galatea...

Il concetto di pensare solo a sé dando vita all'oggetto amoroso: la bella statua di Galatea fu creata da Pigmalione come supremo ideale di bellezza, se la costruisce a suo piacimento e che poi grazie alla dea Afrodite riesce a sposare.

 

Alessia Di Luzio

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RECENSIONI A : IL POZZO PROFONDO Da Guglielmo Campione “IL DOPPIO CANTO DELLA CIVETTA ,racconti fantastici”Luoghi interiori edizioni.




Il racconto pare affogare il lettore in una sindrome onirica che suscita visioni circolari ricapitolate dall'amebeo finale Ares-Afrodite suggeritrice del movimento orgasmico contrattile di un organo sessuale muliebre penetrato da un membro virile eiaculante. 
Questa è la sensazione che il lettore mutua ed è entusiasmante arrampicarsi sulle visioni dell'autore sempre semantiche e polivalenti!

E' questo il fascino della maieutica di Guglielmo Campione, della cui lettura non ci stancheremo mai! Sperimentatolo in versi, lo si riscopre piacevolissimo nella sua prosa veloce, diretta pur nell'ermetismo che essa sempre sottende e di cui lussuriosamente si ammanta!

L'ansia catartica della riscoperta di se stessi, l'angoscia del sotterramento inconsapevole o meno dei propri talenti, la rabbia sottesa per quel che avrebbe potuto essere e non è stato, il virgilianesimo della guida nel viaggio verso l'ignoto: che crogiolo culturale racchiude in 5 minuti di lettura quest'uomo che ho ribattezzato maieutria dell'animo!

Non conosco pezzo di Guglielmo che mi abbia dato tedio nella lettura, sia esso verso sia esso prosa. Inviterei tutti a rileggere in pendant con questo racconto la meravigliosa lirica "Visita Interiora Terrae" che ne è lo specchio semantico a mio modo di vedere!

Che simbologia acclude ed occlude al contempo Guglielmo stavolta nella sua ostinata fascinazione per l’immersione nelle cavità della psiche umana? Passaggi intermundici, lessico tipico della salinità errabonda ed ondivaga del profeta dell’animo e dell’oceanità in una trasfigurazione incessante quasi orgiastica. E l’ambivalenza costante tra anelito di elevazione ed empito all’abisso con una minuscola creatura a far da virgiliana maieutria. Scalate coartate da spinte anemometriche violente con visioni collaterali antitetiche reiterate a martello:ascesi/santità/romitaggio contro discesa/ribalderia/aggregazione aggressiva. Rimane il lettore in silente attesa dell’exitus finale.


Mariano Grossi

Colonnello esercito italiano in p.a., critico letterario,scrittore, filologo latino e greco antico, Bari

 

 Un viaggio simbolico nelle profondità dell'io .La consapevolezza della

propria incompiutezza feconda, la spinta a portare a compimento frammenti ,abbozzi,inizi interrotti.Un racconto surrealista,onirico,generoso di immagini e rimandi alla molteplicità e complessità di ogni esperienza iniziatica.

 

Gabriella Campione, pedagogista, Bari


Un racconto di formazione che, come nelle migliori fiabe, presenta un viaggio tramite il quale il protagonista affronta esperienze che lo porteranno davanti alla Sibilla che altri non è che la maturata consapevolezza di sé. E' un racconto da leggere e rileggere, l'ho trovato profondamente catartico per le nostre stesse vite.

L'atmosfera creata dal racconto è profonda, evocativa e tanto simbolica nell'immagine della porta da risultare arcana. Leggendo il racconto ci si sente catapultati in una dimensione avventurosa ed esoterica. Davvero appassionante!  Un'ascesa che è sia reale che narrativa: l'incipit del racconto è pacato, descrittivo, ordinato ma man mano che procede il ritmo aumenta delineando la figura di una donna misteriosa che cela chissà quali "dolori e perdizioni" , e infine diviene totalmente incalzante e ammaliante nella descrizione dei due ordini. Un racconto avvolgente e vorticoso, in grado di catturare il lettore e trascinarlo "li dove il pozzo si fa profondo".

 

          Martina Ottaviano. Architetto, Bari

 

 

Racconto ammaliante, prezioso, magico esoterico.

Richiama il viaggio compiuto da Parmenide nel suo Poema . Attinge al mito che diventa cifra di sorgente di vita. Ricco di simboli iniziatici, che si declinano nel pensiero polare dei presocratici :luce tenebre, vita morte,maschio femmina; numerologia pitagorica 7,28....Elementi che si ritrovano come "in un coito ricompositore" . Un Voyage affascinante nel quale si scopre un "piccolo universo con le sue leggi e i suoi pericoli" .Inizio moduloFine moduloUnUnuuuUn viaggio d'iniziazione, tendaggi pesanti che si scostano, sibilla nascosta, Buio parlante ricerca di rivelazioni irrivelabili....."urla pietrificate in versi ciò che non può essere detto uscendo resta inciso nella nostra carne".Viaggio che è indefinito o infinito alla ricerca di se stessi.Mi incantano le suggestioni ,la simbologia, l'arcano e lo svelamento di cui i suoi racconti sono densi

Lina Arrigo 

Cattedra di storia e filosofia,Liceo Classico Cefalu, Palermo.



Il racconto e' a tinte caravaggesche sacre e profane, squarci di luce contro il buio, il reale ed il simbolo. Corre, rincorre, percorre immagini mitiche della mente iniziale. Corre, rincorre e percorre immagini che la mente si affanna a conoscere.

Stella Morgese 

Medico Ginecoloco, psicoterapeuta psicoanalista, Pittrice,Terlizzi Bari

 

Se fossi un regista ne farei un corto animato per piccole menti da crescere, da far innamorare della magia e del mistero della vita.

Non sono una filmaker, ma una che fa piroette interiori quando legge e vede e ascolta e vive capolavori.L’anima si affina ad ogni esperienza intensa che lascia curve nella memoria, indelebili.

Leggo questo racconto come una rivisitazione esoterica del racconto e film di fantascienza 'Viaggio allucinante' di Asymov.

 La lettura di ’Un pozzo profondo’ e’ stata immensa, infinita, girovagante, toccante così ricca di rimandi che ne voglio fermare qualcuno e condividerlo, del peso specifico delle conoscenze crociate dell’autore, in tutti i sensi, che non sono solo semplici rimandi ‘dotti’ ma profonde commistioni di una mente libera. 

Una  poesia intrinseca nei quali è racchiuso il pozzo profondo della vita dell’autore intensa , colta , religiosa , dolorosa.

 

Chiara Troccoli

Cattedra di storia dell’arte ,Liceo classico musicale Cririllo, Bari.

Storia dell’arte cristiana Facoltà di Teologia “Odegitria” , Bari

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L'ANGOLO DEL GIALLO A CURA DI PIETRO DE PALMA . Stefano Di Marino : Mosaico a tessere di sangue. Collana Crimen, Cordero Editore, 2014





MOSAICO A TESSERE DI SANGUE, è un thriller ad alta tensione, spasmodico talora, francamente uno dei più bei romanzi letti negli ultimi anni. Lontanto anni luce dalle pesantezze nordiche per cui tanti impazziscono, è la riprova che quando vuoi trovare una cosa ben fatta non è necessario fare per forza molta strada.
Il protagonista è un poliziotto, Franco Belli, che ha arrestato una serial killer e l'ha consegnata alle patrie galere: solo che Moira Rachelli, la mantide assassina, grazie a dei compiacenti giudizi di persone interpellate, periti ed un criminologo soprattutto, Malter, è stata internata nel manicomio criminale di Aversa. Intanto però qualcuno gambizza Belli. E qualche tempo dopo, la pazza assassina fugge via dal manicomio dopo aver mazzato medico e suora, in tempo però per essere ammazzata a sua volta con un fucile cal.12 scaricato in piena faccia. Tutti sicuri che sia morta? Sì. Ma...la faccia è andata. Il DNA l'hanno confrontato con i rilievi contenuti nelle cartelle cliniche, ma i rilievi possono anche alterarsi. Insomma, permane un dubbio: potrebbe essere lei , come pure il contrario.
Fatto sta che la pratica è archiviata, e tale sarebbe rimasta se tempo dopo qualcuno non avesse cominciato a fare fuori tutta una serie di personaggi legati all'assassina. Infatti, radunati chissà come, tutti quanti in un albergo sul litorale di Latina, in un periodo morto della stagione, quando l'estate volge al termine, Franco ritrova Malter, e prima ancora Corrado Larcher, il solo tra gli uomini ammazzati da Moira che si fosse salvato dalla camera delle torture a cui Moira l'aveva destinato, accompagnato da una tizia in disintossicazione. Ma tra i convenuti ci sono anche Roberta e Michela due lesbiche che sembrerebbero essere capitate là per caso: ed invece poi si sa che Roberta era stata infermiera all'Ospedale Psichiatrico ed era stata intima di Moira. Poi c'è Rossana, la direttrice dell'albergo, anche lei legata a Moira da un quadro esposto, un grande occhio, dipinto guardando Moira. E il personale dell'albergo, Martina (la receptionist), Fabrizio (il barman), e Zelio (Il factotum).
La prima ad essere fatta fuori è l'amica di Corrado, in una notte di burrasca, sgozzata.
L'amica di Franco, Valeria Rinaldi, criminologa, psicoterapeuta e consulente della polizia, gli suggerisce di andarsene. Ma lui vuole scoprire perchè tutti quelli che hanno avuto a che fare con Moira siano lì accanto a lui, capitato per caso.E così non accetta il consiglio e rimane. Anche perchè la bella Rossana, a diferenza di Valeria, ha fatto breccia nel cuore di Franco. In tempo per beccarsi Larcher, fatto a pezzi con una sega circolare nell'obitorio: E poi una lunga schiera di altri uccisi: prima Zelio, che tenta un ricatto avendo scoperto l'identità dell'omicida, ma gli va male; poi l'amichetta di Roberta salatata in aria nell'auto imbottita di esplosivo, poi ancora Roberta che non si sa se uccisa o suicidatasi cadendo da un palazzo in costruzione, poi ancora Martina, sgozzata (eliminata in quanto conosce l'assassino a cui ha venduto un passe-partout dell'albergo, scomparso), altra tossicomane legata anche a Zelio.
In un albergo isolato dalla tempesta, e da qualcuno che tagliato il cavo telefonico prima, e ha tolto la luce dopo, in un'atmosfera allucinata e allucinante, avviene l'ultimo assassinio orribile (Malter sventrato, colpevole di aver violato l'intimità della Pazza dormiente ma neanche tanto), mentre Fabrizio e la cuoca sono stati rinchiusi nella cella del frigorifero dove è stato riposto il cadavere di Martina.
Il finale al cardiopalmo vede Franco combattere per la vita di Rossana rapita dall'omicida, per scoprire se sia Moira effettivamente o altro (ma chi?).
Romanzo con altissima tensione, MOSAICO A TESSERE DI SANGUE, riprende evidentemente, per chi abbia visto qualche film di Dario Argento, le sue visioni grandguignolesche; e dico evidentemente, perchè l'occhio dipinto da Rossana, a me ha fatto venire in mente subito i dipinti della casa di Profondo Rosso, tra i quali c'è lo specchio con il volto dell'assassina. Con quel film, e con altri beninteso, il romanzo di Stefano condivide il tema della pazzia: Moira la Pazza uccide per follia omicida, ma c'è forse qualcuno che uccide spinto da identici folli propositi? Oppure lei si è salvata ed è stato sacrificato qualcun altro? Certo è che emerge subito chiaro il disegno di un piano condiviso con altre persone, per cui è altrettanto chiaro che se Moira è morta qualcun altro, che l'aveva messa nelle condizioni di fuggire ed uccidere, deve averla uccisa, e quindi chi uccide in seguito non è lei. Se invece è lei, allora la cosa cambia. Comunque sia, nel caso l'omicida non sia Moira (io ovviamente so chi è), perchè ha ucciso? Per emulazione? o per una vendetta condivisa? Perchè chi uccide, lo fa in maniera atroce, come se gli affronti fatti da quelle persone uccise fossero stati fatti all'omicida oltre che a Moira. Paradossale è la colpa di Archer, che è quella di esser fuggito alla morte, e per quello degno di morire.
Al di là di questo, il movente è flebilissimo ed è la cosa che si coglie con minor facilità, mentre l'assassino (che sia Moira , una volta assunta l'altrui personalità, oppure un altro omicida) è quello che si individua più facilmente (almeno io l'ho individuato) perchè con tanti morti ammazzati in un gruppo ristretto, è chiaro che poi l'omicida, per quanto impossibile che possa parere (Stefano ha chiara la lezione di Conan Doyle) deve per forza essere quello. E del resto non si sottrae neanche ad una delle venti regole base di Van Dine, che è quella che l'assassino deve essere presente nella trama e non deve cadere dall'alto: qui l'omicida è presente addirittura nelle prime pagine, anche se la prova del coinvolgimento è scoperta solo per intervento di Germano, un poliziotto amico di Belli, che scartabella le cartelle cliniche del manicomio criminale di Aversa individuando delle cose non riportate sui database informatici.
Come ha ammesso più volte Stefano, tuttavia, la sua base non è nel giallo classico e nei grandi autori di thriller, quanto nel cinema nostrano: Dario Argento, Mario Bava, Pupi Avati sono tutti riferimenti che il lettore coglie seppure modificati nel tessuto dell'opera. Tra tutti soprattutto, La casa dalle finestre che ridono, con il suo sostrato di follia omicida, e Profondo Rosso o Suspiria, possono aver lasciato qualche traccia nel plot di Di Marino. Ma è evidente che verso altrove, i rimandi sono più evidenti: Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie, è il modello evidente ( o L'Ospite invisibile di Bristow e Manning), per il gruppo che si assottiglia sempre più in uno spazio ristretto in cui opera l'assassino; ma io direi - anche, per l'atmosfera ossessiva, dei convitati braccati, che non possono neanche tentare di scappare salvo saltare in aria con l'auto, e riuniti in un hotel - che un rimando più sottile può essere quello rivolto a Paragon Hotel, un romanzo claustrofobico del 2005, un thriller di altissima tensione, di David Morrell, se non allo Shining di Stanley Kubrick.
L'omicida è folle, ma si nasconde sotto la personalità di una persona normale. Ma per cosa uccide? Semplice emulazione, se non è Moira? Ma poi perchè tale accanimento? Il plagio non spiegherebbe l'efferatezza, e soprattutto gli atteggiamenti protettivi verso Belli che non è stato ucciso ma gambizzato al tempo, e che figura come possibile vittima solo nel finale, nel duello catartico. Adombro quindi la possibilità di una personalità doppia, con due identità che convivono nella stessa persona e che fatalmente vengono a scontrarsi con il prevalere di quella più forte e malvagia.
Un romanzo adrenalico che tiene incollati sono all'ultima pagina, del maestro italiano della letteratura di genere.
Chi non sopporta le scene truculente, non legga questo libro: è il mio personalissimo consiglio.

Pietro De Palma