Commenti alla poesia “Degli orizzonti che periscono” di Guglielmo Campione Premio poesia Citta di Castello 2019, tratta da “Epiphaino”, Testi latini e greci a cura di Mariano Grossi ,Universitas studiorum editore, Mantova 2018.


Liceo Classico musicale linguistico Cirillo Bari. 

Cattedra di Storia dell’arte : Prof.ssa Chiara Troccoli Previati.





 

 DEGLI ORIZZONTI CHE PERISCONO

 

 Ofthalmos

 seguiva da incomparabile distanza

 la cerulea striscia

 dipinta da tempo sul confine

 lì dove Gea e Urano giungevano al più alto affiatamento.

 Così chiese a Thumos :

“E’ solo mia sensazione

 veder svanire

 il confine all’orizzonte

 lì in fondo da sempre

 ma ora spento

 ghermito

 cancellato

 violato

 oltrepassato

 rotolato sul lato oscuro del pianeta ?”

 Ma Quello rispose:

 “Spento non è l’orizzonte

 violato non è il confine

svanito non è il sogno.

 Sono Io

 Che Te ho capovolto

 Ed ora

 Sono Io

 Quel che tu osservi.

 Svanisce il confine illusorio

 Ove non è più il rovescio del ricamo

 Che tu rifletti

 Ma l’accecante verità della trama!”

 

 

 

 

DE PEREUNTIBUS HORIZONTIBUS

 

Ex incredibili intervallo

caeruleam lineam pictam

iam diu in finibus

ubi Gaia Uranusque

maximam concordiam assequebantur

sequebatur Ophthalmus

quaesivitque ex Thymo:

“Est solum sensus meus quidam

finem elabentem in horizonte

illic in ima parte in perpetuum,

sed nunc

exstinctum,

adreptum,

deletum,

violatum,

excessum,

in planetae latus obscurum

devolutum

videre?”

At ille respondit:

“Exstinctus non est horizon,

violatus non est finis,

elapsum non est somnium.

Ego sum qui te supinavi et

nunc sum ille quem tu observas.

Fallax finis elabitur

ubi iam non est

contrarium acu picti

quod tu reverberas,

sed tramae caecans veritas!»

 

 

Περὶ τῶν ἀπολλυμένων ὁριζόντων.

 

Ὁ Ὀφθαλμὸς εἵπετο ἐξ ἀπαραβλήτου διαστήματος

τῷ ἀεροειδεῖ ἴχνει ὑποτετυπωμένῳ ἐκ πολλοῦ χρόνου

ἐν τῷ ὅρῳ ἐνθάδε ὅπου ἡ Γαῖα καὶ ὁ Οὐρανὸς

κατελάμβανον τὴν μεγίστην ὁμόνοιαν.

Ωὕτως ἠρώτησε τὸν Θυμόν:

"Μόνον ἐμαυτοῦ αἴσθησίς τίς ἐστι τὸ ἰδεῖν

ἀφανιζόμενον τὸν ὅρον ἐν τῷ ὁρίζοντι ἐκεῖ κάτω ἀεί,

ἀλλὰ νῦν ἀπεσβησμένον,

ἡρπασμένον,

διαγεγραμμένον,

διεφθαρμένον,

ὑπερβεβλημένον,

ἐπικεκυλισμένον

εἰς τὸν τοῦ πλάνητος σκοτεινὸν μέρον;"

Ἀλλ'Ἀυτὸς ἠμείψατο:

"Ἀπεσβησμένος οὐχ ὁ ὁρίζων ἐστί,

διεφθαρμένον οὐχ ὁ ὅρος ἐστίν,

ἠφανισμένον οὐχ ὁ ὄνειρός ἐστιν.

Ἐγώ εἰμι ὃς κατέστροφά σε

καὶ νῦν ἐγώ εἰμι ὃν σὺ σκοπεῖς.

Ἀφανίζεται ὁ ἀπατηλὸς ὅρος ὅπου οὐκέτι ἐστί

τὸ τοῦ ποικίλματος ἐνάντιον  ὃ σὺ ἀνταυγεῖς,

ἀλλ'ἡ τῆς συναφῆς τυφλοῦσα ἀλήθεια"



L'analisi di questa poesia, proposta alla lettura e all'interpretazione individuale degli alunni della V AM particolarmente sensibili, si inserisce in un percorso di riflessione sul tema riassunto dalla famosa espressione latina "Per aspera ad astra" corrispettivo laico di "per crucem ad lucem", che ha visto, unitamente a questa poesia, l'analisi di una scultura contemporanea e di un brano cantautorale.
In tempi difficili come questo di pandemia , un tempo di prova e di sacrifici, ho introdotto l'argomento ricordando loro quanto piacere si prova quando si raggiunge un obiettivo programmato e come questo possa anche essere ulteriormente superato, se si osserva la realta' da un punto di vista differente. per non stancarsi mai di procedere guardando alle difficolta' come ad un' opportunita'.

Chiara Troccoli Previati

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Questa poesia parla di come le  nostre scelte e le nostre azioni possano influenzare il nostro futuro.  Per l’autore, nessun tipo di sogno è irraggiungibile. basta solamente la costanza, la volontà e la determinazione per  realizzare ciò che si desidera e non bisogna mai essere troppo  superficiali e frettolosi, perché quando si crederà di essere arrivati  al punto di arrivo, in realtà poi ci si renderà conto che la strada è  ancora lunga e che non bisogna mai dare nulla per scontato. 

Martina Lopez  

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I versi di questa poesia esteriorizzano la profonda importanza  nell’ostinarsi a seguire i propri sogni e nel perseverare nel raggiungimento dei propri  obiettivi, dando importanza alle scelte intraprese nel presente che verranno poi riflesse nel  futuro di ciascuno. La chiave di tutto secondo il poeta consiste nel non abbattersi, ma piuttosto affrontare la  quotidianità senza frivolezza e soprattutto senza la giusta dote di riflessione, perchè in un  futuro che con il tempo diventa sempre meno lontano, comprenderemo e rimpiangeremo ciò  per cui non abbiamo lottato abbastanza e ciò che invece abbiamo dato per scontato.

Anita Caggianelli 

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La profondità di questa poesia si  concentra, attraverso diverse immagini, che la nostra vita  e il raggiungimento di tutti gli obiettivi che ci prefiggiamo  in questa, dipendono per tutto il tempo dalle nostre scelte  concrete, da tutto ciò che attivamente facciamo per  guadagnare i nostri traguardi e soprattutto raggiungerli  all’orizzonte di cui parla il poeta.Il problema, però, nasce  nel momento in cui non vogliamo combattere contro le numerose insidie della vita e decidiamo di limitarci ad un  lavoro più approssimativo e superficiale che inizialmente  può darci l’impressione di aver raggiunto l’orizzonte, ma  quel confine illusorio prima o poi svanirà ed è lì che  realmente vedremo l’”accecante verità della trama”, cioè  la rivelazione della vita per come è. ciò significa che  avremo già perso il tempo per poter recuperare tutto ciò  che abbiamo lasciato e dato per scontato o semplice  insieme a tutto ciò che non abbiamo fatto o lottato per  guadagnarcelo.

Gaetano Fanelli

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La poesia scritta da Guglielmo Campione è una metafora della vita. 

Il poeta paragona il futuro all’orizzonte dove si intravedevano i propri sogni e speranze.

L’orizzonte pian piano svanisce lasciando degli interrogativi.

Rimane l’accecante verità della realtà.


Giuseppe Fraddosio

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 Secondo me questa poesia fa riferimento ad un concetto di “azione-reazione”. Tutto quello che facciamo deve servire per arrivare al nostro obbiettivo, tutto sta nel saper prendere le decisioni giuste anche quando la situazione è difficile fino ad arrivare “all’orizzonte”.

Il problema si crea quando iniziamo a prendere decisioni sbagliate perché qualcuno ci coinvolge in modo inopportuno o siamo noi che pian piano ci abbattiamo e quindi non siamo più costanti.

Arriverà il momento in cui si capirà che prendere volontariamente decisioni sbagliate ci ha portato su un’altra strada che è ancora più insidiosa e lì capiremo che potevamo evitare di sbagliare, perché ora rimetterci sulla buona strada richiederà ancora più tempo.

Sta a noi scegliere la nostra strada e come intraprenderla con l’obbiettivo di arrivare in cima e scrutare  l’orizzonte.

Alessandra Bellomo

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Questa poesia di Guglielmo Campione fa riflettere sulla vita e sul raggiungimento degli obiettivi. L’autore vuole farci intendere che essi saranno solo frutto delle nostre scelte, nei nostri sforzi, del nostro presente che si rifletterà sul futuro e non bisognerà mai essere superficiali, perché nel momento in cui penseremo di essere arrivati al punto d’arrivo, all’orizzonte, esso svanirà e solo lì ci renderemo conto che in realtà la strada è ancora lunga e l’orizzonte è ancora lontano. 

 Martina D'aluisio

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Dopo aver letto più volte queste brevi righe, posso dedurre  che l'intento di Campione era quello di farci comprendere che la “trama della nostra vita” si  baserà su tutte le scelte, su tutti i sacrifici, su tutti i problemi e gli ostacoli risolti; il  futuro di ognuno di noi è lo specchio del nostro presente. lui parla anche di sogni,  come se non ci fossero sogni inarrivabili, bisogna solo applicare perseveranza,  studio e caparbietà; queste sono le chiavi del nostro successo.

Lorenzo Loconte

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In questa poesia Guglielmo Campione, vuole farci capire come le nostre decisioni influiscano sul nostro futuro; Guglielmo dice anche che non esistono dei sogni irraggiungibili, anzi, per arrivarci c’è bisogno di volontà, studio perché questo segnerà il nostro futuro e la strada che percorreremo. potrà anche essere difficile ed insidiosa, ma solo lì capiremo di aver sbagliato, cercando di raggiungere la strada giusta, facendoci capire di non aver lottato abbastanza per i nostri obiettivi e avendoli dato per scontato.

Martina Cassano

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E’ incredibile quanto l’arte riesca in poco tempo a farci arrivare dei  significati talmente forti, importanti attraverso i mezzi che essa ha a  disposizione. 

L’immaginazione dell’arte scultorea, le parole di una poesia, la melodia  di una canzone. 

Le tre opere di cui parlerò adesso sono tutte accomunate dallo stesso  significato che mi permetto di riassumere in poche righe: affrontare la  vita così com’è, così come si presenta, con i suoi lati positivi e negativi  e fare tesoro di entrambi, soprattutto di quelli negativi, perché sono  quelli che ci rimangono di più. non abbattersi, non fermarsi al primo  ostacolo che si pone di mezzo al nostro cammino ma al contrario,  andare avanti perché solo con sudore e fatica si possono raggiungere  grandi risultati, magari anche quelli che noi sognavamo soltanto. riporto alcune frasi che mi hanno colpito di più della canzone “senza  monito (con affetto)” di Troccoli: 

“Sarà proprio il trampolino di lancio  

e capire che il mondo va affrontato” 

“cercare sempre di essere migliori” 

“scoprire di non essere affogato” 

Frasi allusive, a tratti forti accompagnate da una melodia grintosa che  vuole incitare, vuole far prendere coraggio a chi l’ascolta. lo stesso la poesia “degli orizzonti che periscono” da “Epiphaino” di  Guglielmo Campione, dalla quale traggo gli ultimi versi che cambiano  totalmente la visione della poesia stessa: 

“Sono io 

che te ho capovolto 

ed ora 

sono io 

quel che tu osservi. 

svanisce il confine illusorio 

ove non è più il rovescio del ricambio 

che tu rifletti 

ma l’accecante verità della trama!” 

In poche parole Campione vuole comunicarci di non fermarci a quello che noi  vediamo poiché anche ciò che ai nostri occhi si dimostra negativo in  realtà può essere visto da una prospettiva diversa, che può rivelarsi  come un’opportunità per conoscere la verità. 

Domenico Lombardi 


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Questa poesia fa riflettere sulla vita e sul raggiungere i determinati obiettivi. 

L’autore vorrebbe farci presente che gli obiettivi da raggiungere, saranno solo frutto delle nostre scelte,  dei nostri sforza, di ciò che facciamo ora e che ci servirà in futuro. 

Non bisogna essere superficiali e non bisogna mai pensare di essere arrivati all’obbiettivo, perché è  proprio lì che crolla tutto, bisogna sempre continuare e migliorare perché la salita è ancora lunga .

Davide Orofino

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La poesia tratta dalla raccolta Epiphaino “Degli orizzonti che periscono”, scritta dallo psichiatra Guglielmo Campione parla di come i nostri sogni possono essere realizzati se solo ci crediamo realmente, senza  mollare mai, con costanza e determinazione perché quando crederemo di essere arrivati al nostro  obbiettivo ci rendiamo conto che non siamo ancora giunti all’orizzonte, che la strada è ancora lunga.  crederci fino in fondo è la chiave del successo. 

Damiano Minenna 

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La poesia intitolata “Degli orizzonti che periscono” credo contenga nel suo titolo gran parte del proprio significato. gli orizzonti a cui il poeta fa riferimento sono la terra ed il cielo che si incontrano, e pare che quel punto di intersezione tra i due segni la fine di qualcosa, ma poi questo è infinito. i dubbi che sorgono a thumos sono normali, perché sembra che davvero guardando la linea d’orizzonte tra maree cielo tutto finisca. al tempo stesso colui che risponde ha ragione in quanto noi pensiamo che finisca, e che non ci sia più nulla; noi crediamo che un sogno possa finire o che un confine delimiti qualcosa anche quando la terra continua il suo cammino naturale. siamo noi che decidiamo cosa guardare, e quel confine, quella linea che crediamo delimiti tutto è solo una nostra illusione che dobbiamo abbattere.

Andrea Lupelli

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Chiara Troccoli Previati è nata a Bari nel 1958. 

Studiosa e critica d’arte, insegna Storia dell’arte nei licei e, dal 2008, Storia dell’arte cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” della Facoltà Teologica Pugliese di Bari. È autrice di saggi di storia della fotografia e di arte sacra. 

Recensione di Chiara Troccoli del romanzo “LA CANZONE CHE SALVO’ ARAX ,edizioni ILMIOLIBRO 2018

 Quale sarà la canzone che salva Arax?

 

di Chiara Troccoli Previati



RECENSIONE






 

 Non appena prendi questo libro in mano non vedi l’ora di intuirlo.

Cominci a leggere e sei proiettato in un tempo che abbiamo vivo dentro i ripostigli del cuore e affiora magicamente, spesso grazie ad accidentali incontri, a una telefonata, al vissuto dei nostri figli, al più insignificante degli oggetti in fondo a uno scaffale o a un cassetto che ha il potere di farti fare balzi all’indietro e ti chiedi se è davvero indietro nel tempo quel tempo risvegliato. Il bello è che accade sempre all’improvviso, come una sorpresa, che è zucchero e sale della vita. Ti spiazza e sei tu a decidere se calartici dentro o glissare per non rischiare di farti coinvolgere.

Balsamo speciale e collante del tempo è la musica ed è proprio quella su cui l’autore fa leva fin dall’inizio del racconto per portarti agli anni settanta in un quartiere come altri della città di Bari, né chic né periferico, vissuto e navigato da ragazzi liceali di quegli anni ( che non sono gli stessi nostri perché la storia si ripete ma ogni tempo è unico), ragazzi per i quali l’amicizia, l’amore, il divertimento, la scoperta, il sotterfugio, l’incanto sono pane quotidiano. Insomma ragazzi, quindi gente che, come dice l’autore, sta ‘fin dentro il collo alla vita’.

La abilità di Guglielmo Campione è quella di spingerti dentro la storia a ritmo di rock, direi, attraverso le capillari descrizioni che non amano mezze misure, ti sospingono, quasi obbligano a figurarti quelle strade, quegli angoli, gli abiti, i profumi, i personaggi attraverso i loro soprannomi incollati per sempre addosso dagli amici; qualsiasi dettaglio è così meticolosamente precisato che non può non balzarti davanti agli occhi. Ha una memoria straordinaria l’autore e te la sa trasferire sapientemente toccando tutte le corde, anche per chi, come me, non ha frequentato quei luoghi e quel quartiere, ma quegli anni li ha vissuti, da ragazza. Ma è l’intreccio delle storie individuali e di gruppo, e non solo, che è ordito sotto lo scorrere in superficie del racconto a farti restare viva quella domanda iniziale e a farti fluire veloce tra le pagine. Una cosa è certa: il  nome Arax fino al tredicesimo capitolo è assente. Certo, all’ottavo è comparsa una ragazza diversa dalle altre, una Barbie, ma con le labbra carnose, cioè vera, con abito rosso lungo e scollato.  -No, non sarà lei-, pensi. Ha un altro nome.

 La storia continua nei suoi rimandi puntuali al vero della vita: palpitazioni, speranze, passioni, rimpianti, inganni, e la musica ne è il fil rouge.

Ma la domanda resta, nascono pronostici mentali su quale tra le moltissime canzoni citate e scritte, parola per parola, anche in traduzione se straniere, sarà quella promessa nel titolo.

E, soprattutto, perché questa Arax , che ormai affiora tra le righe, va salvata?

Fondamentale e prezioso nella trama è il puntuale rimando anche alla grande storia.

Saper coniugare macro e microstoria, quella dell’Uomo e quella degli Uomini è caratteristico di chi è di ampie vedute, sensibile, attento allo sguardo inclusivo e sa abbracciare il più ampio scenario della storia sociale e antropologica. E’ il caso dei tragici eventi dei genocidi degli Armeni, che affiora dal profondo della storia individuale di un personaggio del libro e ne stravolge l’esistenza. Che salto! Che peso specifico assume la narrazione della microstoria barese alla luce di questa più ampia scenografia dei macro-eventi, dei quali peraltro, si parla così poco ancora, finanche nelle scuole! Non dimentichiamo che una comunità di Armeni si è integrata con la popolazione barese sin dal 1924 nel villaggio di Nor Arax di cui si parla nel libro.  L’intensità della narrazione che anima il racconto acquista dunque uno spessore maggiore senza tuttavia intaccare o intorpidire la leggerezza espositiva, cifra stilistica di questo romanzo.

Non viene tralasciato neanche l’aspetto psicoanalitico del senso della colpa e del riscatto dal dolore che ha permanenze transgenerazionali e produce atti terribili, che si pagano in prima persona e cercano salvezza. Alla fine quella salvezza si trova, ce lo garantiva il titolo, ma dove? In quale brano? E dopo quante peripezie che si dipanano intersecandosi tra le storie dei singoli personaggi, che ormai conosci e hai vivi davanti agli occhi e ti avvincono, giungerà la salvezza, che è salvezza profonda, dell’anima, è riscatto dalla colpa e dalla pena che la accompagna?

Non voglio svelare quella canzone perché è molto più di una canzone, è una poesia. Era quello che ancora mancava al romanzo nel quale emerge tutta la complessità e poliedricità della personalità del suo autore: la sua professione di psichiatra, le tante e diversificate passioni, dalla musica allo studio della Storia, alla poesia, al collezionismo e tanto altro ancora mescolate tra loro indissolubilmente e sempre rimeditate, vivificate da una capacità mnemonica non comune, dote forse di chi ha sempre vissuto e vive con incredibile attenzione e passione verso tutto e tutti.

E non è allora un caso che sia una poesia la canzone che salva Arax, perché quella comunità di armeni del villaggio barese di Nor Arax è stata sostenuta e salvata da un poeta, armeno egli stesso, Hrand Nazariantz, il primo armeno ad arrivare a Bari nel 1913; grazie a lui sono stati risparmiati dalla morte, cui non scamparono moltissimi dei loro connazionali.

 Il cerchio si chiude e mi fa pensare a una verità che ho sulla pelle e nel cuore.

La poesia salva, sempre.

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Chiara Troccoli Previati è nata a Bari nel 1958. 
Studiosa e critica d’arte, insegna Storia dell’arte nei licei e, dal 2008, Storia dell’arte cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” della Facoltà Teologica Pugliese di Bari. 
È autrice di saggi di storia della fotografia e di arte sacra.

 

 

 

 



 

Il booktrailer YOU TUBE di "LE DIVISIONI DEL MONDO" di Guglielmo Campione, vincitore del Premio letterario Nazionale "Citta di Castello", Perugia, XIII edizione. Luoghi interiori editore.


Il booktrailer di "LE DIVISIONI DEL MONDO"
di Guglielmo Campione, vincitore del Premio letterario Nazionale "Citta di Castello", Perugia, XIII edizione. Luoghi interiori editore.


https://www.youtube.com/watch?v=gnhbBhLBaHQ





 

LUOGHI INTERIORI EDITORE- PRESENTAZIONE

 

I RACCONTI DELLA PANDEMIA COVID- IN LIBRERIA USCITE DI EMERGENZA LINEE INFINITE EDITORE

 

IL DOPPIO CANTO DELLA CIVETTA -RECENSIONE

 

I VINCITORI DEL PREMIO LETTERARIO CITTA DI CASTELLO 2019

 

 

Recensione booksprint editore






 

PLAYLIST SPOTIFY DEL ROMANZO LA CANZONE CHE SALVO ARAX


 

RECENSIONE VIDEO DEI TESTI "MANCO DUNQUE AMO " E "SEMOLA INCENSO" TRATTI DAL LIBRO "EPIPHAINO" a cura di Mariano Grossi , filologo classico e critico letterario


VIDEO BOOK TRAILER IN SPAGNOLO ODA A AISHA




VOCE RECITANTE IN SPAGNOLO:                  MARIANO GROSSI 
MONTAGGIO VIDEO                                          ALBERTO BARONI
             TESTO                                                                   GUGLIELMO CAMPIONE

VIDEO BOOK TRAILER IN ITALIANO ODE AD AISHA



                           Dal libro EPIPHAINO ,testo G. Campione
                     voce e montaggio video Alberto Baroni

                     

VIDEO BOOK TRAILER DEL LIBRO IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE regia di Miky Degni


FILM BOOK TRAILER DEL LIBRO LE DIVISIONI DEL MONDO REGIA DI MICHELANGELO MORISCO


Le divisioni del mondo e il doppio canto della civetta di G.Campione all' Italia book festival 16-24 maggio 2020


                                             CLICCARE QUI PER ACCEDERE E REGISTRARSI                         
                                                     
                                                           https://www.italiabookfestival.it








In un periodo complesso come quello attuale in cui non è possibile organizzare fiere dell’editoria a breve termine, la casa editrice Edizioni del Loggione/Damster  ha pensato di non disperdere la grande ricchezza e creatività delle case editrici piccole e medie e dare vita a “Italia Book Festival”, una fiera dell’editoria virtuale, ma reale nei contenuti. Una vera e propria fiera con stand, incontri con gli autori in streaming, workshop on-line, pitch e laboratori virtuali per bambini.

 Dato che tutto si è spostato on-line, concerti, didattica e meeting, anche la fiera del libro è diventata virtuale.

All’iniziativa hanno aderito più di 80 case editrici provenienti da tutte le regioni d’Italia.

Italia Book Festival si svolgerà dal 16 al 24 maggio 2020

Un periodo particolare che richiama una fiera ben più importante che quest’anno ha dovuto slittare ad altra data per i ben noti problemi sanitari.
Italia Book Festival sarà a ingresso libero e aperta al pubblico tutte le 24 ore giornaliere all’indirizzo web www.italiabookfestival.it


LE DIVISIONI DEL MONDO



RECENSIONI ROMANZO "LA CANZONE CHE SALVO ARAX" di Guglielmo Campione













CINZIA BALDINI, scrittrice,ROMA


Racchiudere nel grembo di una trama "più frivola", più leggera, meno angosciante un vero e proprio giallo che prende e intriga più di quanto ci si possa aspettare perchè inatteso, tragico, triste e attuale, è un vero e proprio scacco matto al lettore più esigente.


Il romanzo mi ha malinconicamente spiazzata proprio perchè mi ha ricordato un periodo della vita bellissimo: quello che va dall'adolescenza alla giovinezza.

E' stato bello ritrovarmi, anche se in un'altra città e non a Bari, nei modi di vestire, di uscire, di cantare e ballare dei tuoi protagonisti. In fondo la società odierna non ha portato nulla di nuovo in quanto noi una “globalizzazione” giovanile e nazionale l'avevamo già avuta. Eravamo giovani tutti allo stesso modo con qualche licenza in più al nord ma anche noi del centro e del sud ce la battevamo alla grande!

Emozioni vive, forti, pulsanti forse proprio perchè vissute in prima persona ed ora assopite dallo scorrere dell'esistenza ma che, quasi come al suono della carica del settimo fanteria degli yankee si sono affrettate tutte a tornare alla mente e a spingersi per farsi strada e uscire allo scoperto per leggersi nei tuoi paragrafi.

Diciamo che dopo qualche momento di riflessione e di ricordo è arrivata, attesa, la malinconia per quel mondo che ora non c'è e non ci sarà mai più e non solo perchè è impossibile tornare indietro nel tempo ma perchè proprio il mondo è cambiato. Non esiste più il piacere delle piccole cose, la gioia di ritrovarsi, di godere assieme del tepore del sole, di riscoprire il valore dell'amicizia, di quell'affetto fraterno che univa grandi e piccini e del rispetto enorme che si portava agli anziani (a loro volta portatori di saggezza e muse di un tempo ancora più lontano, memoria storica di ogni famiglia/popolo/nazione) e alla vita in generale.

E proprio per dirla con il Leopardi, anzi rivedendo e correggendo il suo verso per adeguarlo al tuo lavoro: Il naufragar m'è stato dolce in questo mare...

Ottima la scelta, direi magistrale, di far intrecciare la storia di Michele, Francesco, Milly, Cinzia, Siranoush, Il Rosso e compagni con l'altra storia di Enza/Arina/Arax (o le altre mille donne da lei inventate per stordire e dare sollievo alla sua anima violata e obliare la vendetta consumata nell’odio più feroce).


La storia degli Armeni al pari di quella dei Nativi Americani è triste tanto quanto quella degli ebrei solo che i primi non hanno uno stato ricchissimo che ne finanzia il ricordo o appoggi mondiali che li aiutino a denunciare le soverchierie che ancora oggi subiscono dai Turchi e il martirio al quale uomini, vecchi, donne e bambini della loro etnia vengono sottoposti.


Mi sono molto piaciuti tutti i preparativi per il concerto dei Cannibals e dei Virus e l'arrampicarsi sui muri di Nino per trovare la location e inventarsi il suo lavoro di Agente.

Particolare e curata, approfondita psicologicamente da maestro, la parte del piccolo Mariolino che pur nella sua apparizione di protagonista secondario entra nel cuore e ci rimane fino alla richiesta dell’appuntamento alla ragazzina “amata” dove la sua santa ingenuità fa sorridere e commuovere e ci accommiata simpaticamente dalla sua figura.

Mariolino lo amiamo insieme.

Cara maestra Angelini!

Avevo capito dalle parole dell'autore che descriveva una figura vera e alla quale era affezionato ma pensavo che fosse perchè ai nostri tempi le maestre erano più che altro seconde mamme e le si amava come tali, scoprire che invece era proprio sua madre spiega la sensazione di amore e affetto che si leggono tra le righe.




GABRIELLA BENEDETTO, BARI



Ho letto questo libro e per me ha rappresentato un tuffo nel passato.


Mi ha riportato alla memoria personaggi, luoghi, canzoni ormai dimenticati.

Mi ha fatto scoprire l'esistenza di un villaggio profughi Armeno situato

in via Amendola di cui non conoscevo l'esistenza.


Penso di rileggere presto questo libro per approfondirne ancora meglio la conoscenza.


Consiglio a tutti la lettura di questo libro.




Gabriella Campione, BARI


"Un romanzo che vorresti che non finisse.

Un romanzo che ti prende per mano e ti fa vivere le emozioni di un gruppo di adolescenti

che hanno un prezioso denominatore comune,una comune Identità: i cortili,le strade,le voci,i volti,

gli odori dello stesso quartiere,la musica e i sogni degli anni 70.

Un romanzo che si fa sempre più intrigante e complesso man mano che

le pagine scorrono e le vicende personali acquistano ampio respiro intrecciandosi

con le pieghe volutamente nascoste del passato del popolo armeno

Un romanzo a cerchi concentrici che, partendo dalla periferia

ti sospinge a riflettere sui grandi temi della Storia .



Francesca Quarto, BARI


Un libro da conservare tra i più cari, perché sembra nel capitolo 20

che lo scrittore sia entrato in casa mia.

Due lacrime scendono ogni volta che rileggo quel capitolo.

Cogliere l'animo e la vita di tutti noi piconiani

di quegli anni e non solo è un grande merito dello scrittore.


Francesco Campione, Monza


Non tutti forse lo sanno, ma nella storia di Bari, a partire dal Medioevo,

si è stabilito un legame importante con la comunità armena,

di cui parla il romanzo.

Il libro coglie anche felicemente 'quadri' di vita popolare di Picone

e non solo (c'e anche il quartiere confinante di Carrassi) soprattutto

nei ritratti dei ragazzi che appaiono veramente genuini, forse più di quelli di oggi.

E poi il racconto delle periferie, allora estese, la campagna che circondava la città

e permetteva a noi ragazzi di allora di non averne paura e viverla

piuttosto come spazio di gioco e amicizia con semplicità,

si ricordi fra tutte le partite fra quartieri al mitico campo Fasulo...


Tina Rausa, Bari

Guglielmo Campione, con questo romanzo ,ci riporta indietro nel tempo

con grande maestria, sia nel raccontare fatti storici che nel far rivivere

emozioni, in noi ragazzi degli anni 70.

Il tutto gira intorno alla musica ..

luoghi, momenti, minuziose descrizioni di particolari riaffiorano

nella mia mente durante la lettura, coinvolgendomi.

Insomma un poeta, che descrive il tempo e l'anima dei protagonisti,

che, agli occhi del lettore, diventano persone viventi e presenti.


MARTINA OTTAVIANO, Bari


Questo è un romanzo che si lascia leggere, leggero, scorrevole

e avvincente che mi ha permesso di conoscere la storia del mio

quartiere, di quei luoghi che frequento ogni giorno senza sapere

cosa hanno rappresentato per la generazione degli anni 70

che ne ha fatto la storia

Un romanzo che dona identità ai luoghi e riafferma quelle vicende

storiche, spesso dimenticate, di cui Bari è stata protagonista


La penna di Guglielmo Campione, vincitore del Premio

Letterario Città di Castello, è come un tocco di plettro di rock anni 70.








 



































GUGLIELMO CAMPIONE VINCE IL PREMIO LETTERARIO POESIA CITTA DI CASTELLO XIII EDIZIONE CON IL LIBRO " LE DIVISIONI DEL MONDO"









GIURIA 

ALESSANDRO QUASIMODO
LICIA TROISI
LUCIANO MONTI
MARINELLA ROCCA LONGO
CLAUDIO PACIFICO
GIOVANNI ZAVARELLA
MARIA BORIO
ANNA KANAKIS
ANTONIO PADELLARO
FRANCESCO PETRETTI
ALESSANDRO MASI


















GIURIA DEL PREMIO LETTERARIO

Alessandro Quasimodo

Presidente della Giuria

Attore e regista, si è diplomato al Piccolo Teatro di Milano e ha frequentato un corso di perfezionamento sotto la direzione di Lee Strasberg al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha preso parte a importanti spettacoli teatrali in Italia e all’Estero e ha partecipato a numerosi film tra cui Il fischio al naso di U. Tognazzi, Tutto a posto, niente in ordine di Lina Wertmuller e Casanova di Federico Fellini. In seguito è approdato alla regia, partendo da una ricerca sul teatro di poesia italiano: è interprete, regista e adattatore dei testi in Fuori non ci sono che ombre, e cadono, dedicato a Quasimodo e alla danzatrice Maria Cumani.

Per la RAI ha curato un ciclo di ventisei trasmissioni sulla poesia italiana tra Ottocento e Novecento dal titolo Saltimbanchi dell’anima. Dal 1979 ad oggi si è dedicato quasi esclusivamente a una sua ricerca sulla poesia con numerosi spettacoli e recital che hanno ottenuto risultati di grande comunicabilità.

Maria Borio
Maria Borio si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in Letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra 2013) e Poetiche e individui (Marsilio 2018). Cura la sezione poesia di “Nuovi Argomenti”. Sue poesie si leggono nel XII Quaderno di poesia italiana contemporanea (Marcos y Marcos 2015). Ha pubblicato le raccolte L’altro limite (pordenonelegge-LietoColle 2017 – Premio Maconi 2018 e Premio “Opera Prima” Città di Fiumicino 2018) e Trasparenza (“Lyra giovani”, a cura di Franco Buffoni, Interlinea 2018). 
Anna Kanakis

Attrice e scrittrice italiana, Anna Kanakis nasce in Sicilia, a Messina, da padre greco e madre messinese. A soli quindici anni partecipa al concorso Miss Italia e lo vince. Un anno dopo inizia a calcare le passerelle più importanti della moda italiana.

Negli anni Ottanta si trasferisce a Roma, dove trova la svolta professionale nell’incontro con l’amico Peppuccio Tornatore, che le consiglia di intraprendere la carriera cinematografica. Come attrice la Kanakis fa il suo esordio con il regista Luigi Magni, interpretando il forte ed esuberante ruolo di ‘banditesca’ nella pellicola O Re, con Giancarlo Giannini e Ornella Muti; a cui seguiranno oltre trenta film, in Italia e all’estero.

Nel 2010 esordisce come scrittrice, con il romanzo Sei così mia quando dormi. L’ultimo scandaloso amore di George Sand. E nel 2011 pubblica il suo secondo romanzo L’amante di Goebbels. L’attrice e scrittrice ha inoltre un suo blog sul sito del Fatto Quotidiano.

Alessandro Masi
Nato a Marino (Roma) nel 1960, Alessandro Masi è Storico dell’arte, Critico d’arte e giornalista; dal 1999 ricopre l’illustre carica di Segretario Generale della Società Dante Alighieri. È docente di Storia dell’Arte Contemporanea e di Arte contemporanea, critica e modelli espositivi presso l’Università Telematica UniNettuno e tiene corsi nei Master IULM e LUISS di Roma.
Dopo la maturità scientifica e la laurea, conseguita nel 1986 presso la Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma, è entrato nella Scuola di Specializzazione di Storia dell’Arte Medioevale e Moderna della stessa Facoltà, diretta da Corrado Maltese.
Dagli anni Novanta ad oggi è stato titolare di molti incarichi didattici nel mondo accademico presso la Sapienza di Roma, l’Università del Molise, l’Università della Calabria, l’Università di Chieti/ Pescara e l’Università di Cagliari.
I suoi studi sono incentrati sull’arte italiana negli anni dal Futurismo ai giorni nostri. È autore di diverse pubblicazioni monografiche e di saggi, e ha curato numerose mostre in molte città d’Italia.
Nel 2001 ha diretto il Museo ‘Emilio Greco’ di Sabaudia, nel 2006 il Museo civico ‘Umberto Mastroianni’ di Marino e oggi è direttore del Museo ‘Pericle Fazzini’ di Assisi. Nel corso degli anni ha collaborato con numerose riviste d’arte e quotidiani nazionali (Avvenire, Il Tempo, Capital, Viaggi del Sole 24ORE e Io Donna). È stato direttore editoriale del trimestrale Terzocchio e oggi lo è della rivista telematica Artwireless. Tiene inoltre la rubrica Parole ritrovate su Sette, supplemento del Corriere della Sera.
LUCIANO MONTI
Nato a Como nel 1963, lavora da anni a Roma dove insegna all’Università LUISS, scrive articoli per quotidiani e riviste nazionali e esteri, saggi, romanzi e poesie.
Principale fautore in Italia della lotta al divario generazionale, che opprime in particolare i Millennials, negli ultimi anni ha pubblicato ll saggio best seller Ladri di Futuro, la rivoluzione dei giovani contro l’economia ingiusta (Luiss University Press, 2016) e il romanzo distopico H24 (con Amazon, 2018).
La denuncia di una generazione sconfitta anche nell’ultimo poema in versi Lucifero (Luoghinteriori, 2018).

Claudio Pacifico
Nato a Roma nel 1947, dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza, si è specializzato in discipline internazionali alla Johns Hopkins University di Bologna e al Winston Churchill College di Cambridge. Nel 1974 ha iniziato una carriera diplomatica durata 38 anni, durante la quale ha svolto servizio in molti luoghi di cruciale importanza per gli interessi del nostro Paese, ma anche in molte sedi spesso difficili e pericolose, se non addirittura veri e propri teatri di guerra come: l’Iran, la Somalia, il Sudan, la Libia, il Bangladesh. Nel 1991è stato nominato per la prima volta Ambasciatore d’Italia a Dhaka in Bangladesh e, negli anni a seguire, è stato insignito di una lunga serie d’incarichi sempre più importanti: Ambasciatore in Sudan, in Libia, in Egitto e qui Rappresentante italiano presso la Lega Araba. Nel gennaio del 2008, è stato nominato, al grado apicale della carriera diplomatica, Ambasciatore di grado. Per l’importanza e l’eccellenza del suo servizio ha ottenuto, inoltre, importanti onorificenze arabe e italiane, come quella di Cavaliere di Gran Croce concessa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Saggista e scrittore, è stato anche impegnato nella stesura di molti articoli e saggi di analisi e politica internazionale, tradotti e pubblicati anche in inglese e arabo. Dal 2013 è presidente della casa editrice tifernate LuoghInteriori e presidente dell’Istituto Euro-Mediterraneo e per il Mondo Arabo.

Antonio Padellaro

Antonio Padellaro è giornalista professionista dal 1968, quando ha iniziato a lavorare per l’Ansa. Nel 1971 si è trasferito al «Corriere della Sera», nel ruolo di redattore e responsabile della redazione romana.
Nel 1990 ha lasciato il «Corriere» e, nel frattempo, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza. Nello stesso anno è stato assunto da «L’Espresso» dove ha ricoperto il ruolo di battagliero vicedirettore. Durante questo periodo ha scritto diversi libri: Non aprite agli assassini (1995), Senza cuore (2000) e altri testi dedicati alle vicende politiche di alcuni fra i più importanti personaggi della Prima Repubblica.
Nel 2001 ha iniziato la sua collaborazione con «L’Unità», sotto la direzione di Furio Colombo; e sempre nello stesso anno, insieme a Colombo, ha dato alle stampe Il libro nero della democrazia. Nel marzo del 2005 è stato poi egli stesso nominato direttore de «L’Unità».
Nel 2009 è nato il suo blog «Io gioco pulito», che ha annunciato anche l’uscita dell’omonimo libro: «un libro corale che è in qualche modo la continuazione di quel giornale animato dalla passione e dall’impegno civile di Furio Colombo e Marco Travaglio, di Antonio Tabucchi e Corrado Stajano, di Nando Dalla Chiesa e Oliviero Beha, di Maurizio Chierici e Sandra Amurri».
Nello stesso periodo Padellaro ha partecipato alla fondazione di un nuovo giornale, «Il Fatto Quotidiano», pubblicato a partire dal 23 settembre 2009. Ne è rimasto direttore fino a febbraio 2015, quando ha lasciato il suo ruolo a Marco Travaglio.
Da sempre strenuo difensore della libertà di stampa e di un’informazione più indipendente, Antonio Padellaro si è tenacemente impegnato per la promozione di un serio dibattito su questi temi.
Quando, a cinque anni dalla sua fondazione, Padellaro ha lasciato la direzione de «Il Fatto Quotidiano», è rimasto comunque come editorialista e il CdA del giornale lo ha nominato Presidente della Società Editoriale Il Fatto Spa.
Nel 2016 ha pubblicato Il fatto personale: «il diario di una carriera, attraverso una serie di istantanee folgoranti, ma anche una visione del giornalismo e della vita democratica in questo Paese».

Francesco Petretti
Biologo e ornitologo, insegna Comunicazione della Scienza all’Università del Molise. E’ membro del Comitato scientifico WWF e ha diretto i programmi per la Biodiversità della stessa associazione, occupandosi di tutela delle risorse naturali e di specie minacciate. Ha curato la redazione del libro Rosso delle Piante d’Italia e degli Animali d’Italia.
Membro della Species Survival Commission dell’International Union for Conservation of Nature e del Working Group on steppe birds di Birdlife, si dedica da anni allo studio dell’ecologia e del comportamento degli uccelli rapaci e delle otarde.
I suoi studi sull’aquila dei serpenti sono stati oggetto di comunicazioni scientifiche e di un volume monografico. Collabora con il periodico “Io Donna” (Corsera) ed è Direttore Scientifico della rivista “OASIS”. Ama disegnare gli animali e raccontare la loro vita, anche attraverso favole e storie che animano i suoi interventi televisivi.
Ha commentato la serie Great Migrations di National Geographic in Italia e ha curato la realizzazione di documentari naturalistici che sono stati trasmessi dalle maggiori reti televisive italiane nei programmi PAN Storie Naturali (RAI3), Il Mondo di Quark (RAI1), Geo & Geo (RAI3) e sono stati premiati a festival nazionali e internazionali (festival Wildscreen BBC di Bristol nel 1985 The life of the Snake Eagle, festival del film della montagna di Trento 1989 e festival del documentario ornitologico di Menigoute ).
Ha scritto il testo universitario di wildlife management Manuale di Gestione della Fauna (Il Sole 24 Ore), il volume monografico L’aquila dei serpenti (Pandion edizioni) e libri a carattere divulgativo sulla natura e sull’ambiente fra cui Atlante della Natura in Italia (Edit.Pizzi), Enciclopedia Animali da salvare (Rizzoli), La Natura in Tasca ( collana di guide, Mondadori), un Anno a Torricchio (A. Perdisa Editore), Diario del mare e della Natura (Edagricole Calderini).
Con i suoi libri ha vinto il premio Cultura del Mare (San Felice Circeo), il Premio Letteratura naturalistica (Parco nazionale della Maiella, Abbateggio) e la menzione per la divulgazione scientifica nel Premio Trabucco (Parco nazionale del Gargano).
Autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi di Scienza ed Ecologia come L’anello di re Salomone per Radio 2 RAI, la pagina della Scienza per Radio 3 RAI , Spazio Verde (Stream TV).
Dal 1997 è esperto naturalista del programma GEO&GEO per RAI 3 ed è consulente scientifico di vari programmi televisivi (Quark, Passaggio a Nord Ovest, Explora).

Marinella Rocca Longo

Professore ordinario di Lingua e letteratura inglese all’Università Roma Tre. È stata consigliere di amministrazione dell’Università Roma Tre.
Per 11 anni, fino all’ottobre 2013 ha coperto la carica di presidente del Collegio Didattico in Lingue e Culture Straniere e responsabile del settore lingua e traduzione inglese. È stata anche membro della giunta del Dipartimento di Letterature Comparate e della Commissione di Programmazione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre.
Da 13 anni dirige il Master in Linguaggi del Turismo e Comunicazione Interculturale. Da 4 anni nominata Esperto Nazionale del MIUR per il VII programma Quadro, presso la UE e valutatore per i progetti Marie Curie.
Ha scritto libri e articoli sulla lingua e traduzione inglese/italiano, sulla letteratura Inglese, Neozelandese, sull’Eurolinguistica, sul turismo culturale. Ha organizzato manifestazioni culturali, convegni e scambi culturali in Europa e in vari stati degli USA e della Nuova Zelanda. Dagli anni ’80 conduce ricerche sulla letteratura neozelandese ed ha seguito un gran numero di tesi di laurea che hanno fatto scoprire gli scrittori neozelandesi agli studenti italiani.
Ha fondato e dirige la collana di Studi Neozelandesi, ed. Kappa e la collana Turismi e Culture ed. RomaTrEpress. È membro della giuria del Gran Premio del Mediterraneo della Fondazione Carical e del Gran Premio del Doppiaggio di Roma.
È responsabile della didattica della lingua inglese nell’Università Telematica Uninettuno University. È Presidente dell’Associazione culturale “Centro Studi Umanistici Comparati” e vicepresidente dell’Assocazione Culturale “Vivere con filosofia”.

Licia Troisi

Nata a Roma nel 1980, Licia Troisi è l’autrice italiana fantasy più venduta al mondo, grazie alle saghe del “Mondo Emerso”, della “Ragazza Drago”, dei “Regni di Nashira”, di “Pandora” e del “Dominio”, tutte pubblicate da Mondadori. Laureata in fisica con una tesi sulle galassie nane, dottoressa in astronomia, nel 2015 ha pubblicato “Dove va a Finire il Cielo”, il suo primo libro di divulgazione scientifica. Dal maggio del 2018 conduce Terza Pagina, programma di approfondimento culturale di Rai5.

Giovanni Zavarella

Professore ordinario di Lingue e Letterature Straniere di Scuola Media Superiore, è Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dei comuni di Assisi, Bastia, Bettona e Cannara. Cavaliere della Repubblica Italiana, è giornalista, critico d’arte e letterario, storico, scrittore, poeta, conferenziere. Ha pubblicato oltre venti volumi di arte, letteratura e storia.
Per la sua attività culturale e per gli incarichi di prestigio ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Premio del Ministero degli Affari Esteri, Onore al merito d’Abruzzo, Premio Leader d’Europa per i servizi giornalistici, Premio alla Cultura dell’Accademia Masoliniana di Panicale, Premio alla Cultura “Antonio Di Nino” di Pratola Peligna, Premio alla Cultura dell’Associazione “Il Corimbo” di Perugia, Premio alla Cultura “Insula Romana” di Bastia Umbra.
Come critico d’arte ha curato mostre personali e collettive in Italia e all’estero. È membro del Comitato scientifico della Scuola di Etica e del Comitato Scientifico della Fondazione (FIA) di Assisi. È presidente onorario dell’Associazione Culturale CTF, del Centro studi “Ignazio Silone” di Pescina (AQ) e del “Punto Rosa” di Assisi.
È stato membro della Commissione Pubblico Ornato ed esperto ambientale di Assisi, presidente della Consulta della Cultura, esperto per lo Statuto del comune di Assisi, membro della Toponomastica del Comune di Assisi.
Ha collaborato e collabora con varie testate giornalistiche.
È socio onorario della Società di Studi Francescani di Assisi, Socio onorario della Associazione Culturale “La Postierla”.
È Accademico emerito dell’Accademia Masoliniana di Panicale, Accademico ordinario dell’Accademia Propeziana del Subasio di Assisi e Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.