Musicalità contigue : la sorprendente avventura della Traduzione in lingua di canzoni e poesie. di Mariano Grossi.

L’ascolto di tante versioni italiane di canzoni anglofone (e viceversa) presuppone sostanzialmente uno stravolgimento del dettato emotivo contenuto negli originali; la diversa musicalità e struttura dei lemmi quasi impone una ricerca di rime e assonanze incompatibili con l’originale tessuto linguistico-tematico.
Esempi se ne potrebbero trovare a dozzine, poiché, traducendo, è disagevole adattare la melodia e conseguentemente le incongruenze rispetto al testo d’origine sono molteplici. Si pensi a Una città per cantare di cui Ron è l'interprete italiano. Essa è la traduzione, anche se non letterale, di The Road di Danny O'Keefe, incisa anche da Jackson Browne
Parecchi sono i casi di non traduzione, ma di totale cambiamento dei testi. Già negli anni '60 e '70 innumerevoli brani italiani furono ripresi da interpreti stranieri, in particolare angloamericani, Dean Martin riprese Nel blu dipinto di blu, poi Help Yourself che prima di essere un successo di Tom Jones era stato interpretato da Dino e Wilma Goich col titolo Gli occhi miei, oppure You're my world, che è Il mio mondo di Umberto Bindi inciso da Cilla Black, e Silent voices, cioè La voce del silenzio, e moltissime altre.
Qui vorremmo evidenziare soltanto alcuni modelli a confronto che maggiormente rendono lampante il divario tra il sentiero tracciato dall’autore originale e quello di colui che verte in lingua straniera.
Si pensi allo sconvolgimento drammatico ed ultimativo di una canzone come “It’s now or never” rispetto alla solarità gioiosa del suo testo napoletano originale “O sole mio”, dove si avrà modo di notare che il rapporto giorno/notte nelle due lingue si presenta completamente ribaltato; nell’originale partenopeo l’amante si deprime nottetempo in attesa del sorgere del sole, metafora della nuova visione raggiante dell’amata, nella versione inglese l’arrivo del giorno potrebbe scandire la fine di un amore, qualora l’amata non si sia concessa nottetempo all’amante (se questo ribaltamento sia voluto ovvero casuale non sarà mai dato saperlo, ma notarlo è importante!):
“It’s now or never”
It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.
When I first saw you
with your smile so tender
My heart was captured,
my soul surrendered
I'd spend a lifetime
waiting for the right time
Now that you’re near
the time is here at last.
It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.
Just like a willow,
we would cry an ocean
If we lost true love
and sweet devotion
Your lips excite me,
let your arms invite me
For who knows when
we meet again this way
It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.
TESTO ORIGINALE IN NAPOLETANO
Che bella cosa na jurnata 'e sole,
n'aria serena doppo na tempesta!
Pe' ll'aria fresca pare gia' na festa
Che bella cosa na jurnata 'e sole.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!
'O sole, 'o sole mio
sta 'nfronte a te,
sta 'nfronte a te!
Lùcene 'e llastre d''a fenesta toia;
'na lavannara canta e se ne vanta
e pe' tramente torce, spanne e canta
lùcene 'e llastre d'a fenesta toia.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!
Quanno fa notte e 'o sole se ne scenne,
me vene quase 'na malincunia;
sotto 'a fenesta toia restarria
quanno fa notte e 'o sole se ne scenne.
Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!
TRADUZIONE IN ITALIANO
Che bella cosa una giornata di sole,
un'aria serena dopo la tempesta!
Per l'aria fresca pare già una festa...
che bella cosa una giornata di sole!
Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te
Il sole, il sole mio,
sta in fronte a te
sta in fronte a te
Luccicano i vetri della tua finestra,
una lavandaia canta e si vanta...
mentre strizza, stende e canta.
luccicano i vetri della tua finestra!
Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te
Quando fa sera e il sole se ne scende,
mi viene quasi una malinconia...
Resterei sotto la tua finestra,
quando fa sera ed il sole se ne scende.
Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te

Downtown” di Petula Clark è un inno alla gioia della vita metropolitana da bere nell’arco del tempo notturno illuminato dalle luci artificiali; la sua versione italiana “Ciao! Ciao!” è invece una struggente malinconia della separazione di due amanti in partenza alla stazione dopo un’ebbra, solare, effimera estate balneare!
Downtown
When you're alone and life is making you lonely
You can always go downtown
When you've got worries, all the noise and the hurry
Seems to help, I know, downtown
Just listen to the music of the traffic in the city
Linger on the sidewalk where the neon signs are pretty
How can you lose?
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares
So go downtown
Things will be great when you're downtown
No finer place for sure, downtown
Everything's waiting for you
Don't hang around and let your problems surround you
There are movie shows downtown
Maybe you know some little places to go to
Where they never close downtown
Just listen to the rhythm of a gentle bossa nova
You'll be dancing with 'em too before the night is over
Happy again
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares
So go downtown
Where all the lights are bright, downtown
Waiting for you tonight, downtown
You're gonna be alright now, downtown
Downtown
Downtown
And you may find somebody kind to help and understand you
Someone who is just like you and needs a gentle hand to
Guide them along
So maybe I'll see you there
We can forget all our troubles, forget all our cares
So go downtown
Things will be great when you're downtown
Don't wait a minute more, downtown
Everything is waiting for you, downtown
Downtown [downtown]
Downtown [downtown]
Downtown [downtown]
Downtown [downtown]
In centro
Quando ti senti solo e la vita ti fa questo effetto
Puoi sempre andare in centro
Quando hai brutti pensieri, i rumori e la frenesia
Aiutano se vai in centro.
Ascolta la musica del traffico in città,
Perdi tempo sul marciapiede con le belle insegne al neon.
Cosa ci perdi?
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni.
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c'è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
Non aspettare fino a che i problemi ti sommergono
Ci sono i film in città
Forse conosci qualche posto carino
Che non chiude mai in centro
Ascolta il ritmo di una bossanova leggera
E comincerai a ballare prima che finisca la notte
Di nuovo felice
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c'è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
In centro
In centro
E magari incontri una persona che ti aiuti a capirti
Qualcuno che ti assomigli e ha bisogno di una mano gentile
Per essere guidato
E allora ti incontrerò lì
E dimentichiamo tutti i nostri problemi, dimentichiamo le nostre preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non aspettare neanche un minuto, in centro
Tutto lì aspetta te, in centro
Ciao ciao
Ritorno al mar
dove ho sognato con te
e sembra dirmi "ciao"
ciao ciao
rivedo ancor
i vecchi amici che ho
e mi salutano
ciao ciao
e sulla sabbia limpida
non e' cambiato niente
sotto il sole caldo
io ti cerco tra la gente
so che ci sei...
ecco mi hai vista e tu
mi vieni incontro correndo
e stai sorridendomi
ciao ciao
grido chiamandoti
ciao ciao
amore abbracciami
ciao ciao
sono tornata da te
ciao ciao
ciao ciao
tu non lo sai
con quanta ansia aspettai
di rivedere te
ciao ciao
ora di te
non voglio perdere mai
neanche un attimo
ciao ciao
diventeranno facili
i baci dell'estate
passeremo insieme
cento ore innamorate
ma poi verrà
il giorno che partirò
alla stazione verrai...
la mano tu agiti...
ciao ciao
io sto per piangere...
ciao ciao
il treno va e grido
ciao ciao
non ti scordare di me...
ciao ciao
ciao ciao

Una canzone sferzante e perdutamente inneggiante all’effetto stupefacente della propria donna, ”Elenore” dei Turtles, ha fatto ballare generazioni sessantottine al ritmo e con le parole arrabbiate verso la propria donna con il titolo “Scende la pioggia”!
You got a thing about you
I just can't live without you
I really want you, Elenore, near me
Your looks intoxicate me
Even though your folks hate me
There's no one like you, Elenore, really
Elenore, gee I think you're swell
And you really do me well
You're my pride and joy, et cetera
Elenore, can I take the time
To ask you to speak your mind?
Tell me that you love me better!
I really think you're groovy
Let's go out to a movie
What do you say, now, Elenore, can we?
They'll turn the lights way down low
Maybe we won't watch the show
I think I love you, Elenore, love me
Elenore, gee I think you're swell
And you really do me well
You're my pride and joy, et cetera
Elenore, can I take the time
To ask you to speak your mind?
Tell me that you love me better!
TRADUZIONE ITALIANA
Devi capire una cosa che ti riguarda:
io non posso vivere senza te,
io ti voglio davvero, Eleonora, accanto a me!
La tua bellezza mi eccita!
Anche se I tuoi mi odiano,
non c’è nessuna come te, Eleonora, davvero!
Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale
e che mi faccia star bene,
che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!
Eleonora, posso avere modo
di chiederti di sapere che ne pensi?
Dimmi che mi ami di più!
Io penso davvero che tu sia fantastica!
Usciamo a vedere un film!
Che ne dici, adesso, Eleonora, possiamo?
Spegneranno le luci laggiù in fondo alla sala.
forse manco guarderemo lo spettacolo!
Credo di amarti, Eleonora! Amami!
Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale
e che mi faccia star bene
che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!
Eleonora, posso avere modo
di chiederti di sapere che ne pensi?
Dimmi che mi ami di più!
SCENDE LA PIOGGIA
Tu nel tuo letto caldo
io per le strade al freddo
ma non è questo che mi fa triste
Qui fuori dai tuoi sogni
l'amore sta morendo
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
E basta con i sogni
ora sei tu che dormi
ora il dolore io lo conosco
Quello che mi dispiace
è quel che imparo adesso
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
Scende la pioggia ma che fa
Amo la vita più che mai
Verosimilmente l’arrangiamento e l’ingabbiamento delle note musicali impongono una sensibile trasformazione del contenuto, anzi, nei casi esaminati si direbbe proprio un capovolgimento semantico dello stesso, ed è un peccato non poter conservare in lingua diversa l’originalità dello slancio emotivo di chi ha scritto il testo.

Di recente, stimolati dalla profondità comunicativa e pregna di simbolismo di alcune liriche non rimate tratte dal recente volume IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE , scritto dalla gravidissima penna di Guglielmo Campione, ci siamo ritrovati a condividere con l'autore la traduzione di alcune sue composizioni in altre lingue, meravigliandoci entrambi di scoprire come alcuni dei suoi versi sciolti si possano prestare e piegare a rime e assonanze imprevedibili a tutta prima in una lingua idiomatica talmente differente come quella inglese.
Day’s rude welcome
Looking at you ”Do I love you” just whispered I
It wasn’t then that squirted my imperceptible lie.
By dream’s abstruse greediness caught inside,
by weak water’s ways I slipped with you beside
Astonished by day’s welcome indeed so rude
with the painful absence of you in the nude
I could hear among my soft heart’s coils
while choking starting creeping a voice:
“Metal breaking’s echo rise, on me goof,
faithful and just down from its silver roof
the noose for desire’s neck may now descend,
to scissors and bow’s cut binding the hand!”
So, free again after my latest hard decision,
back flogged by clotted sores’ vermilion
and by the nettling torture nibbled my feet,
my rebel risen body wander (path so sweet!)
from the dungeons of unwise matters.
Rolling again the bomb that death scatters
will cross your honeyed parlors, mocking marvel
mindful of wile-odyssey held in alike deadly bowel.
L’insolente accoglienza del giorno
Ti sussurrai: “Ti amo” e non fu allora
che dal mio cuore schizzò l’impercettibile bugia.
Pur t’ho avuta tra le braccia per le astruse golosità del sogno
e per languide vie d’acqua son scivolato al tuo fianco.
Ma, impietrito dall’insolente accoglienza del giorno
che suonava la dolente melodia della tua assenza,
tra le spire del mio molle cuore
una voce s’insinuò:
“Della cesura metallica l’eco s’alzi fedele
e, pur se da argentee volte,
scenda lo scorsoio per il collo del desiderio
sfolgorante passo che leghi la mano alla forbice e al taglio del fiocco!”
Così, nuovamenrte libero,
con la schiena vergata dalle piaghe raggrumate
ed i piedi rosi dall’urticante tortura,
vagherà risorto
dalle segrete della materia improvvida il mio corpo ribelle
e ancora rotolerà la bomba che attraversò
i tuoi salotti melliflui, beffarda magnificenza
memore dell’astuzia odissea racchiusa in egual ventre mortale.
I meet you, I meet myself
I meet my desire of you to meet
besides, my desire’s ships’ fleet,
my desire to meet in you a caress
meeting myself with my fondness.
To be happy for this desire I’m bound
either meeting you or myself sound
T’incontro, m’incontro
Incontro il desiderio d’incontrarti
e così m’incontro.
Incontro il mio desiderio d’incontrare in te una carezza
e così m’incontro con la mia tenerezza.
Non può non fami felice incontrarmi con un desiderio così
sia che t’incontri davvero sia che incontri solo me.
dove ho sognato con te
e sembra dirmi "ciao"
ciao ciao
rivedo ancor
i vecchi amici che ho
e mi salutano
ciao ciao
e sulla sabbia limpida
non e' cambiato niente
sotto il sole caldo
io ti cerco tra la gente
so che ci sei...
ecco mi hai vista e tu
mi vieni incontro correndo
e stai sorridendomi
ciao ciao
grido chiamandoti
ciao ciao
amore abbracciami
ciao ciao
sono tornata da te
ciao ciao
ciao ciao
tu non lo sai
con quanta ansia aspettai
di rivedere te
ciao ciao
ora di te
non voglio perdere mai
neanche un attimo
ciao ciao
diventeranno facili
i baci dell'estate
passeremo insieme
cento ore innamorate
ma poi verrà
il giorno che partirò
alla stazione verrai...
la mano tu agiti...
ciao ciao
io sto per piangere...
ciao ciao
il treno va e grido
ciao ciao
non ti scordare di me...
ciao ciao
ciao ciao

Una canzone sferzante e perdutamente inneggiante all’effetto stupefacente della propria donna, ”Elenore” dei Turtles, ha fatto ballare generazioni sessantottine al ritmo e con le parole arrabbiate verso la propria donna con il titolo “Scende la pioggia”!
You got a thing about you
I just can't live without you
I really want you, Elenore, near me
Your looks intoxicate me
Even though your folks hate me
There's no one like you, Elenore, really
Elenore, gee I think you're swell
And you really do me well
You're my pride and joy, et cetera
Elenore, can I take the time
To ask you to speak your mind?
Tell me that you love me better!
I really think you're groovy
Let's go out to a movie
What do you say, now, Elenore, can we?
They'll turn the lights way down low
Maybe we won't watch the show
I think I love you, Elenore, love me
Elenore, gee I think you're swell
And you really do me well
You're my pride and joy, et cetera
Elenore, can I take the time
To ask you to speak your mind?
Tell me that you love me better!
TRADUZIONE ITALIANA
Devi capire una cosa che ti riguarda:
io non posso vivere senza te,
io ti voglio davvero, Eleonora, accanto a me!
La tua bellezza mi eccita!
Anche se I tuoi mi odiano,
non c’è nessuna come te, Eleonora, davvero!
Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale
e che mi faccia star bene,
che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!
Eleonora, posso avere modo
di chiederti di sapere che ne pensi?
Dimmi che mi ami di più!
Io penso davvero che tu sia fantastica!
Usciamo a vedere un film!
Che ne dici, adesso, Eleonora, possiamo?
Spegneranno le luci laggiù in fondo alla sala.
forse manco guarderemo lo spettacolo!
Credo di amarti, Eleonora! Amami!
Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale
e che mi faccia star bene
che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!
Eleonora, posso avere modo
di chiederti di sapere che ne pensi?
Dimmi che mi ami di più!
SCENDE LA PIOGGIA
Tu nel tuo letto caldo
io per le strade al freddo
ma non è questo che mi fa triste
Qui fuori dai tuoi sogni
l'amore sta morendo
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
E basta con i sogni
ora sei tu che dormi
ora il dolore io lo conosco
Quello che mi dispiace
è quel che imparo adesso
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
Scende la pioggia ma che fa
Amo la vita più che mai
Verosimilmente l’arrangiamento e l’ingabbiamento delle note musicali impongono una sensibile trasformazione del contenuto, anzi, nei casi esaminati si direbbe proprio un capovolgimento semantico dello stesso, ed è un peccato non poter conservare in lingua diversa l’originalità dello slancio emotivo di chi ha scritto il testo.

Di recente, stimolati dalla profondità comunicativa e pregna di simbolismo di alcune liriche non rimate tratte dal recente volume IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE , scritto dalla gravidissima penna di Guglielmo Campione, ci siamo ritrovati a condividere con l'autore la traduzione di alcune sue composizioni in altre lingue, meravigliandoci entrambi di scoprire come alcuni dei suoi versi sciolti si possano prestare e piegare a rime e assonanze imprevedibili a tutta prima in una lingua idiomatica talmente differente come quella inglese.
Day’s rude welcome
Looking at you ”Do I love you” just whispered I
It wasn’t then that squirted my imperceptible lie.
By dream’s abstruse greediness caught inside,
by weak water’s ways I slipped with you beside
Astonished by day’s welcome indeed so rude
with the painful absence of you in the nude
I could hear among my soft heart’s coils
while choking starting creeping a voice:
“Metal breaking’s echo rise, on me goof,
faithful and just down from its silver roof
the noose for desire’s neck may now descend,
to scissors and bow’s cut binding the hand!”
So, free again after my latest hard decision,
back flogged by clotted sores’ vermilion
and by the nettling torture nibbled my feet,
my rebel risen body wander (path so sweet!)
from the dungeons of unwise matters.
Rolling again the bomb that death scatters
will cross your honeyed parlors, mocking marvel
mindful of wile-odyssey held in alike deadly bowel.
L’insolente accoglienza del giorno
Ti sussurrai: “Ti amo” e non fu allora
che dal mio cuore schizzò l’impercettibile bugia.
Pur t’ho avuta tra le braccia per le astruse golosità del sogno
e per languide vie d’acqua son scivolato al tuo fianco.
Ma, impietrito dall’insolente accoglienza del giorno
che suonava la dolente melodia della tua assenza,
tra le spire del mio molle cuore
una voce s’insinuò:
“Della cesura metallica l’eco s’alzi fedele
e, pur se da argentee volte,
scenda lo scorsoio per il collo del desiderio
sfolgorante passo che leghi la mano alla forbice e al taglio del fiocco!”
Così, nuovamenrte libero,
con la schiena vergata dalle piaghe raggrumate
ed i piedi rosi dall’urticante tortura,
vagherà risorto
dalle segrete della materia improvvida il mio corpo ribelle
e ancora rotolerà la bomba che attraversò
i tuoi salotti melliflui, beffarda magnificenza
memore dell’astuzia odissea racchiusa in egual ventre mortale.
I meet you, I meet myself
I meet my desire of you to meet
besides, my desire’s ships’ fleet,
my desire to meet in you a caress
meeting myself with my fondness.
To be happy for this desire I’m bound
either meeting you or myself sound
T’incontro, m’incontro
Incontro il desiderio d’incontrarti
e così m’incontro.
Incontro il mio desiderio d’incontrare in te una carezza
e così m’incontro con la mia tenerezza.
Non può non fami felice incontrarmi con un desiderio così
sia che t’incontri davvero sia che incontri solo me.
Ethiopian Sun
There is no smile to melt your mask’s hardness,
oh you indifferent handmaid! Scorches loneliness
more than Ethiopian sun ‘n’ silence tiptoedances
upon my stubborn trembling’s waters’ glances.
Sole etiope
La solitudine è più cocente d’un sole etiope
senza il sorriso che mitiga la durezza della tua maschera
d’indifferente ancella mentre il silenzio danza
in punta di piedi sulle acque del mio ostinato tremore.
Homeland
Homeland broken by the sun while turning,
Homeland with your turves while burning,
does still echo inceasing in sweet torture
darting in August’s sky the chaotic chatter
from Asian eucalypts’ heart, giants beside my road,
where sweating I could not stop my running goad
while over and over again a crab was I seeking
driven by its back’s blue’n’variegated sparkling?
Do you still give life by your fire to the lizard’s skin so green
which dropped off rests on border’s walls’ hot stones so keen?
Do still your ancient olives rustle with their points of spear
in wind’s and blows’ everlasting dance which them rear?
Will I listen to the billows’ rumbling once you sent
together with your thousand poppies’ redeemer scent
blood-spotting ears’ fair bed’s ancient golden match?
My footmark in your dust means legacy’s strong patch!
Terra
Terra arsa dal sole
terra arsa dalle grandi zolle
Risuona ancora incessante in dolce tortura
dardeggiando nel cielo d’agosto il cicaleccio caotico
dal cuore degli eucalipti d’Asia, giganti delle tue strade alberate
dove correvo sudato in cerca dell’azzurro
e dei variopinti luccichii
del dorso d’un granchio?
Dai vita ancora col fuoco tuo alla verde pelle di lucertola
che immobile sosta appisolata sulle chianche arroventate dei pareti di confine?
Stormiscono ancora in luccichio d’argento le punte di lancia
dei tuoi atavici ulivi in danza perenne di vento e di percosse?
Potrò ancora ascoltare il fragore dei marosi
e il profumo redentore dei tuoi mille papaveri
che macchiarono di sangue l’antico biondo connubio del chiaro letto di spighe?
Calco forte è l’orma nella polvere che ti lascia in retaggio il segno del mio passaggio!
Apollo’s faithful
We of Apollo’s word followers so strong
We to angels’ and flowers’ heaven belong
Now we are burning the flames among
painful for the streaming water we long,
as well for poetry singing purity’s song.
Fedeli di Apollo
Noi fedeli seguaci della parola di Apollo
noi del cielo degli angeli e dei fiori
ora bruciamo tra le fiamme
e aneliamo dolenti all’acqua sorgiva
alla poesia che canta la canzone della purezza.
Men shut
One day with first great love do men shut
and, believe me, is a natural end that cut
needed as day’s sunset one longs to meet
remembering abandon’s hours so sweet
which at her safe maternal gaze they used to spend
which maybe anybody else will not be able to lend.
One day with first great love really shut men
and they’re going to turn their shoulders then
once again to their safe times gone by at last
in needed loneliness’ hard days come so fast.
And then to smile one day a man manages proud
feeling just there, yes, in his chest a joy so loud
when he quits his first great love and again loads
his life, strong and lonely along the dirty roads
of the rich endless good cruel world longing to tow
him with a surprise and a bravery test high and low.
Gli uomini chiudono
Gli uomini chiudono un giorno con il primo grande amore
e quello, credimi, è una fine naturale
e necessaria come il tramonto del giorno
che ricorda le dolci ore d’abbandono
passate sotto il suo sguardo sicuro di madre
Gli uomini chiudono un giorno con il primo grande amore
e dovranno girare le spalle
al sicuro passato ancora una volta
nei duri giorni di necessaria “solitude”.
Gli uomini giungono poi orgogliosi a sorridere un giorno
e a sentire una forte gioia proprio lì, sì, nel petto
quando chiudono con il primo grande amore
e riprendono a vivere forti e solitari per le strade del mondo
ricco infinito buono crudele che li attende
con una sorpresa ed una prova di coraggio ad ogni angolo.
Bran and incense
Going out from the temple which gives honoured grave
to the one with victory’s name who to pilgrims is slave
and bears a book with three golden orbs in his hand,
mixed scents of urine, incense, sauce, seaweeds, bran
in the very cold north-west wind and inside my heart
sense of endless mistery, travel, home and carnal dart.
SEMOLA E INCENSO
Uscendo dal tempio onorata tomba
per colui che porta nome di vittoria
e un libro con tre sfere d oro in mano
si mescolavano profumi d incenso, urina, semola, ragù e alghe
nel vento freddo di maestrale e nel mio cuore
il senso del mistero infinito, del viaggio, della casa e delle urgenze carnali.
BOOK TRAILER DE " IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE"
Credevamo possibile questa sorta di geminazione del lirismo in lingue così diverse come una proprietà della complessa ispirazione ermetica di Guglielmo Campione, pensando, magari inconsciamente e, perché no, ignari delle potenzialità plasmatrici tra una lingua e l’altra, che ulteriori tentativi sarebbero risultati vani o fin troppo arditi.

Lo credevamo. Ma poi il nostro, diciamo così, ispiratore si è cimentato in una rimembranza ben più aulica e aureolata, citando la magica atmosfera del Foscolo, e guardate che cosa ne è venuto fuori:
Given to the Evening
As you are fatal quiet's image, maybe,
Evening, so dear you always come to me,
either when delighted woo you summer clouds and clear zephyrs indeed
or when from snowy air a restless long and dark to the universe you lead
you always come to me begging your sheet so old
and my heart's secret ways so tenderly you hold.
You ever let me with my thoughts wander and wander
to the tracks leading to everlasting Nothing's wonder,
meanwhile the guilty time escapes and flies forever
with the cares' swarm melting it and me together.
And while looking at your wonderful peace
the warlike soul roaring in me sleeps at ease.
Alla sera
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Ma il nostro ispiratore è un cultore degli stati della mente e abbiamo tentato l’inosabile, sollecitati dall’atmosfera immersiva di una lirica sacra come questa:
Sempre caro mi fu quest'ermo colle
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Questo è il risultato:
Always dear to me was this secluded hill‘n’this hedge
barring the sight to such a big part of horizon’s edge,
but sitting’n’gazing endless spaces, supernatural hush,
the deepest quiet I fake in my mind beyond that bush
so that my heart is almost scared. And as rustling I hear
the wind through these trees, that endless silence here
to this voice comparing I keep and the Eternal I remember,
the dead seasons, the current alive one, the sound of her.
Therefore so in this vastness I let drown my own thinking
and indeed very sweet is for me in this deep sea sinking.
E proseguendo nei tentativi anche Pavese che peraltro componeva spessissimo in inglese si è mostrato compatibilissimo con la sua opera più significativa:
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi .
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Death will come, will have your eyes.
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Death will come, will have your eyes.
Deaf as an old regret or an absurd vice
death will come, will have your eyes;
this death tailing us from morning to night, sleepless.
Your eyes will be a tacit shout, hush, word so useless.
Those eyes you really see every morning
on you alone in the mirror while bending.
Oh, dear hope, that day will know we too
that surely life and nothing take after you.
For everybody death has a stare.
For everybody it’s a nightmare.
Death will come and have your eyes
and it will be just like quitting a vice
just like to see a dead face
in the mirror again surface,
just like to listen to a shut lip.
Dumb in the eddy we will slip.
E non ci è sembrato alieno a questa musicalità contigua neanche questo di Petrarca che fornisce persino la possibilità di una specularità tra rime alternate seppure non nella sequenza identica all’originale almeno per quanto ha tratto con le prime due strofe:
Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
The emptiest fields alone and thoughtful
I measure with heavy and slowest paces
and bear my eyes of avoiding so careful
the sand which could hold human traces.
Another shelter good at saving me can’t I find
from clear perceiving of people by my side
since in my cheerless acts sharply in my mind
outside one reads how much I burn inside
so that I believe mounts and shores by now
and rivers and woods know what kind
of life is mine hidden indeed to the other.
Yet so hard ways and not so savage, wow,
I cannot try where Love me cannot find
and discuss talking over mutually together.

n preda allo scetticismo, quando un altro ispiratore, Nino Greco, ci ha riproposto il meraviglioso testo di quella poesia napoletana musicata intitolata “Era de maggio”, abbiamo provato a tradurla conservandone i ritmi originari e la struttura metrica della rima alternata e, inopinatamente, crediamo, la lingua d’Albione si è nuovamente prestata a seguire l’afflato originario degli autori partenopei e la musica pare non esser d’impaccio a questo calco ritmico e semantico:
Era de Maggio
(1885)
Versi di S. Di Giacomo — Musica di P. M. Costa
Era de maggio e te cadeano ‘nzino
a schiocche a schiocche li ccerase rosse...
Fresca era ll’aria e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciente posse.
Era de maggio — io, no, nun me scordo —
na canzona cantàvamo a ddoje voce:
cchiù tiempo passa e cchiù me n’allicordo,
fresca era ll’aria e la canzona doce.
E diceva. «Core, core!
core mio, luntano vaje;
tu me lasse e io conto ll’ore,
chi sa quanno turnarraje!»
Rispunnev’je: «Turnarraggio
quanno tornano li rrose,
si stu sciore torna a maggio
pure a maggio io stonco cca».
E so’ turnato, e mo, comm’a na vota,
cantammo nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s’avota,
ma ammore vero, no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, m’annamuraje,
si t’allicuorde, nnanze a la funtana:
l’acqua Ilà dinto nun se secca maje.
e ferita d’ammore nun se sana.
Nun se sana; ca sanata
si se fosse, gioia mia,
mmiezzo a st’aria mbarzamata
a guardare io nun starria!
E te dico — Core, core!
core mio, turnato je so’:
torna maggio e torna ammore,
fa de me chello che buo’!
Traduzione in inglese.
Fresh was the air and all the garden smelt
beautiful roses in a powerful way
fallen cherries on your breast a belt
used to make in that scented May.
Yes, It was May – no, I cannot forget!
Far off the time, my memory far stronger!
We used to make just singing a duet
That air, that song! I can’t wait any longer!
And it said: ”Dear, you’ve to pack
Godhead knows the lucky day
When to me you can come back!
You’ve to leave going away!
“I’ll come back” carrying on to play
“when these scented flowers bloom!
If these roses do bloom in May
then, sweetheart, you’ll see me loom!
Now I am back and just like long ago
Let’s sing together that sweet song so old
Time goes by! How changes life’s bow!
But true love knows its ancient way to hold!
So near the fountain in love with you I fell
My darling, where clear fresh waters spurt
Never can dry up, beautiful, that well
Wounds of love don’t heal! They always hurt!
No, they don’t heal! if they healed were,
wouldn’t I stand here you beside
Looking at you in this embalmed air
Oh, my joy, my pride and bride!
So, my sweetheart, I’m here to say:
“Yes, I’m forever next to you!
Comes back love as comes back May
Order what about me you’ll do!
Lo stravolgimento dei testi non è dunque un vincolo nelle versioni di poesie e canzoni di lingue così diverse; al gusto soggettivo il giudizio sulla gradevolezza dei tentativi, ma si possono comunicare le medesime emozioni in lingue distanti, pur mantenendo inalterati ritmi e prosodie.

Ed è significativo riportare proprio in chiusura di questo breve studio sperimentale la reazione di un autore come Guglielmo Campione di fronte alla versione in altra lingua dei suoi pensieri, delle sue melodie:
“Leggere i versi delle mie poesie in tedesco, inglese, francese e spagnolo è stata un'esperienza perturbante.
Uso questo termine nell'accezione che ne diede Sigmund Freud nel 1919 per esprimere in ambito estetico una particolare attitudine del sentimento più generico della paura , che si sviluppa quando una cosa (o una persona, una impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando spaesamento.
Nel mio caso non v'è stata alcuna paura, ma percezione simultanea di familiarità ed estraneità e uno strano quanto piacevole senso di spaesamento. Come se la traduzione avesse aperto nuove porte all’attribuzione di nuovi significati attraverso la nuova prosodia intrinseca alla nuova lingua in cui apparivano tradotti per la prima volta dinanzi ai miei occhi. Sentire suonare in quattro lingue diverse i propri sentimenti messi in versi, è stato come sentirli per la prima volta: una nascita, una nuova nascita. Ma quante vite hanno essi allora? Possibile che io abbia scritto questo? Misteri delle lingue umane!
Mi affascina la prosodia, quel che unisce musica e parola, uno degli aspetti protomentali dell'esperienza umana.
Già dalla ventiquattresima settimana di vita nostra madre ci si è rivelata attraverso i suoi rumori organici, viscerali, ma soprattutto tramite la voce. Abbiamo assorbito tutta la sostanza affettiva di quella voce, ne siamo stati impregnati; allora il desiderio di comunicare non era altro allora che il desiderio di non interrompere, o eventualmente di rinnovare, una relazione acustica con nostra madre così soddisfacente. Siamo stati immersi in un universo sonoro di rumori interni in cui ogni tanto faceva capolino la musica della sua voce. Per ritrovare l'universo musicale impregnato della voce materna abbiamo imparato a tendere l'orecchio perché potessimo instaurare nuovamente il dialogo con quella musica . Già nelle prime ore dopo la nascita abbiamo riconosciuto la sua voce rispetto a quella di altre donne e rispetto alla voce di nostro padre. .Parafrasando l’incipit del Vangelo secondo San Giovanni “in principio era il suono", Franco Fornari in Psicoanalisi della Musica scrisse :” e il suono era presso la Madre, e il suono era la Madre”.
D'altronde è certo: la prosodia è la prima percezione, e la prosodia d'una lingua s'apprende in amnios : i bambini francesi piangono secondo la prosodia della lingua francese e cosi gli inglesi, gli italiani, i tedeschi ecc.
Come canta Pedro Solinas nella poesia "La voce a te dovuta " :
Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
Il linguaggio della poesia è una danza continua tra la prosodia, la musica della parola, e il suo significato.
In questa perenne oscillazione nulla più appare definito e una volta per tutte.
Se la mente programma, calcola e mente, infatti, la musica della parola che è musica del cuore, non conoscendo calcoli e opportunità, non mente mai.” (Guglielmo Campione)

Mariano Grossi :
Bari il 18.07.1955
Già Ufficiale dell’Esercito, laureato in Lettere Classiche presso l' Università di Bari è autore di un articolo sull’“Esordio del Mimiamo VI di Eronda” pubblicato nel 1984 sulla rivista specialistica “Rheinisches Museum für Classischen Philologie”.
Numerose le partecipazioni a concorsi letterari con poesie in lingua italiana e vernacolo, con premi in tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale “Città di AVELLINO” (“Fede di madre”,“Impalpabile abbraccio”, “U tiimb d l cerase”).
E’ stato recensito in riviste specialistiche quali ”Imperial” e “Avanguardia” ed alcune sue poesie hanno trovato spazio nelle antologie “Fiori e Amori” e “Le Stagioni” della Casa Editrice “Barbieri” di Manduria (Ta).
Fresh was the air and all the garden smelt
beautiful roses in a powerful way
fallen cherries on your breast a belt
used to make in that scented May.
Yes, It was May – no, I cannot forget!
Far off the time, my memory far stronger!
We used to make just singing a duet
That air, that song! I can’t wait any longer!
And it said: ”Dear, you’ve to pack
Godhead knows the lucky day
When to me you can come back!
You’ve to leave going away!
“I’ll come back” carrying on to play
“when these scented flowers bloom!
If these roses do bloom in May
then, sweetheart, you’ll see me loom!
Now I am back and just like long ago
Let’s sing together that sweet song so old
Time goes by! How changes life’s bow!
But true love knows its ancient way to hold!
So near the fountain in love with you I fell
My darling, where clear fresh waters spurt
Never can dry up, beautiful, that well
Wounds of love don’t heal! They always hurt!
No, they don’t heal! if they healed were,
wouldn’t I stand here you beside
Looking at you in this embalmed air
Oh, my joy, my pride and bride!
So, my sweetheart, I’m here to say:
“Yes, I’m forever next to you!
Comes back love as comes back May
Order what about me you’ll do!
Lo stravolgimento dei testi non è dunque un vincolo nelle versioni di poesie e canzoni di lingue così diverse; al gusto soggettivo il giudizio sulla gradevolezza dei tentativi, ma si possono comunicare le medesime emozioni in lingue distanti, pur mantenendo inalterati ritmi e prosodie.

Ed è significativo riportare proprio in chiusura di questo breve studio sperimentale la reazione di un autore come Guglielmo Campione di fronte alla versione in altra lingua dei suoi pensieri, delle sue melodie:
“Leggere i versi delle mie poesie in tedesco, inglese, francese e spagnolo è stata un'esperienza perturbante.
Uso questo termine nell'accezione che ne diede Sigmund Freud nel 1919 per esprimere in ambito estetico una particolare attitudine del sentimento più generico della paura , che si sviluppa quando una cosa (o una persona, una impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando spaesamento.
Nel mio caso non v'è stata alcuna paura, ma percezione simultanea di familiarità ed estraneità e uno strano quanto piacevole senso di spaesamento. Come se la traduzione avesse aperto nuove porte all’attribuzione di nuovi significati attraverso la nuova prosodia intrinseca alla nuova lingua in cui apparivano tradotti per la prima volta dinanzi ai miei occhi. Sentire suonare in quattro lingue diverse i propri sentimenti messi in versi, è stato come sentirli per la prima volta: una nascita, una nuova nascita. Ma quante vite hanno essi allora? Possibile che io abbia scritto questo? Misteri delle lingue umane!
Mi affascina la prosodia, quel che unisce musica e parola, uno degli aspetti protomentali dell'esperienza umana.
Già dalla ventiquattresima settimana di vita nostra madre ci si è rivelata attraverso i suoi rumori organici, viscerali, ma soprattutto tramite la voce. Abbiamo assorbito tutta la sostanza affettiva di quella voce, ne siamo stati impregnati; allora il desiderio di comunicare non era altro allora che il desiderio di non interrompere, o eventualmente di rinnovare, una relazione acustica con nostra madre così soddisfacente. Siamo stati immersi in un universo sonoro di rumori interni in cui ogni tanto faceva capolino la musica della sua voce. Per ritrovare l'universo musicale impregnato della voce materna abbiamo imparato a tendere l'orecchio perché potessimo instaurare nuovamente il dialogo con quella musica . Già nelle prime ore dopo la nascita abbiamo riconosciuto la sua voce rispetto a quella di altre donne e rispetto alla voce di nostro padre. .Parafrasando l’incipit del Vangelo secondo San Giovanni “in principio era il suono", Franco Fornari in Psicoanalisi della Musica scrisse :” e il suono era presso la Madre, e il suono era la Madre”.
D'altronde è certo: la prosodia è la prima percezione, e la prosodia d'una lingua s'apprende in amnios : i bambini francesi piangono secondo la prosodia della lingua francese e cosi gli inglesi, gli italiani, i tedeschi ecc.
Come canta Pedro Solinas nella poesia "La voce a te dovuta " :
Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
Il linguaggio della poesia è una danza continua tra la prosodia, la musica della parola, e il suo significato.
In questa perenne oscillazione nulla più appare definito e una volta per tutte.
Se la mente programma, calcola e mente, infatti, la musica della parola che è musica del cuore, non conoscendo calcoli e opportunità, non mente mai.” (Guglielmo Campione)

Mariano Grossi :
Bari il 18.07.1955
Già Ufficiale dell’Esercito, laureato in Lettere Classiche presso l' Università di Bari è autore di un articolo sull’“Esordio del Mimiamo VI di Eronda” pubblicato nel 1984 sulla rivista specialistica “Rheinisches Museum für Classischen Philologie”.
Numerose le partecipazioni a concorsi letterari con poesie in lingua italiana e vernacolo, con premi in tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale “Città di AVELLINO” (“Fede di madre”,“Impalpabile abbraccio”, “U tiimb d l cerase”).
E’ stato recensito in riviste specialistiche quali ”Imperial” e “Avanguardia” ed alcune sue poesie hanno trovato spazio nelle antologie “Fiori e Amori” e “Le Stagioni” della Casa Editrice “Barbieri” di Manduria (Ta).
Pathous Pothos, il Dolore e la scrittura di Mariano Grossi
La vita dell’uomo è scansione di emozioni imprescindibili. Non è vero che esistono solo determinate creature capaci di percepirle. Tutti gli esseri umani hanno un vibrato interiore chimicamente attingibile da ciò che ci tocca: dolore, gioia, amarezza, rimpianto, felicità, euforia, strazio, rimorso, vergogna.
Ci sono creature che vogliono silenziare queste sensazioni.
Emozione viene dal latino e-moveo, qualcosa che viene dall’esterno e scuote il corpo umano che è psiche e carne; l’emozione è capace di mischiare l’uno e l’altro nello scuotimento!
Emozione viene dal latino e-moveo, qualcosa che viene dall’esterno e scuote il corpo umano che è psiche e carne; l’emozione è capace di mischiare l’uno e l’altro nello scuotimento!
Io ho voluto ad un certo punto della mia vita non silenziare mai più le mie emozioni ed ho cominciato a scriverle; col tempo e col sostrato classico ho scoperto di essere in grado di poter mettere in rima queste sensazioni e mi son reso conto che questa possibilità mi rendeva felice per il gusto di se stessa; non mi è mai interessato quali premi nei concorsi letterari riuscissi ad attingere, non mi rendevo dipendente dal giudizio altrui (anche se sono entusiasta quando vedo gli altri che leggono i miei versi piangere o ridere assieme a me): mi preme che il Padreterno, la qeia moira che mi ispira, non cessi mai, perché proprio di ispirazione sovrannaturale si tratta; è un Essere Superiore quello che fa scattare questa individualità ed io prego che non mi abbandoni mai fino all’ultimo respiro della mia vita, perché possa permettermi di lenire un attimo il mio dolore, di plasmare nel ricordo il dolore degli altri.
Mi piace in tal senso testimoniare questa sensazione con poesie dedicate ai militari pugliesi morti in Operazioni Fuori Area; la vita mi ha portato ad assistere le loro famiglie al momento delle esequie di Stato; se il legame che ne è nato può essere corroborato da ciò che ho scritto, il mio compito su questa terra è parzialmente assolto, poiché essi sanno che dietro il numero del mio cellulare c’è la voce di un essere umano il cui cuore batte all’unisono con loro e che non si dimenticherà mai di loro!
“Questo libro vuole essere un piccolo monumento, un’opera che custodisca nella memoria e faccia continuare a vivere un giovane eroe caduto mentre era impegnato in una Missione di Pace in Afghanistan”; così Maria Grazia Mellone nella sua introduzione allo splendido libro “Da Crispiano a Kabul” in memoria di uno dei virgulti pugliesi morti fuori area. Scientemente o inconsapevolmente l’autrice si sintonizza con le parole di Pindaro:
“Non sono un facitore di statue, ma ciò che esce dal mio stilo vola di bocca in bocca nei simposii”.
Una sorta di ammonizione mobile (monumentum era in origine monimentum) che raggiunge anche chi è lontano dal luogo del dolore, a differenza della statua che va visitata per esser nota.
“Non sono un facitore di statue, ma ciò che esce dal mio stilo vola di bocca in bocca nei simposii”.
Una sorta di ammonizione mobile (monumentum era in origine monimentum) che raggiunge anche chi è lontano dal luogo del dolore, a differenza della statua che va visitata per esser nota.
É questa la funzione magicamente lenitrice dello scrivere, sia esso in versi che in prosa; la capacità di una facile eterea sintonia che fa da collante tra gli esseri disposti all’ascolto. Ne ho sentito infinitamente vivo il bisogno per spegnere in me l’assuefazione al dolore: ho diretto 28 cerimonie funebri di militari della mia terra caduti in servizio da quando sono Capo Sezione Affari Generali e Presidio dell’Ente presso cui ho prestato servizio. Sarebbe stato molto facile diventare come un chirurgo troppo avvezzo al bisturi per intridersi della sofferenza del paziente, sarebbe stato agevole diventare il becchino di turno ed ho corso questo rischio.
La poesia e la capacità di immedesimarmi in quelle madri ed in quei padri, in quelle fidanzate, in quelle spose mi hanno salvato, perché ad ognuno di loro son riuscito a donare dei versi che avranno un misero valore letterario, ma mi han già ripagato col bonus inestinguibile dell’amicizia di quelle famiglie!
La poesia e la capacità di immedesimarmi in quelle madri ed in quei padri, in quelle fidanzate, in quelle spose mi hanno salvato, perché ad ognuno di loro son riuscito a donare dei versi che avranno un misero valore letterario, ma mi han già ripagato col bonus inestinguibile dell’amicizia di quelle famiglie!
La mamma di un giovane alpino di Sannicandro di Bari ripeteva come un automa quel giorno: “Che cosa mi hai fatto, Signore? Mi hai tolto la vita! Avevo pregato tanto perché proteggessi non mio figlio, ma tutti i colleghi di mio figlio: mi hai presa in parola!”, ed i brividi scuotevano il mio corpo, pensando a Dario, mio figlio coetaneo di quell’alpino. “Sei volato lassù in Cielo dalla cima del sentiero/ sopra il monte di una terra cui non fosti mai straniero…”; nel consegnare a quella madre l’esordio della poesia dedicata al figlio, sentii la necessità di non sentirmi straniero a quel dolore, perché l’estraneità ad esso è una medicina troppo palliativa e sintomatica: esso è un male ciclico e recidivante, ci tocca tutti anularmente e forse solo questa intima convinzione può darcene attenuazione nell’atto di esserne aggraffati
(“Su quale figlio, quando solo spirerò,/gemere, urlare ed imprecare io potrò?/Per quali lontananze sbraitare ed inveire,/se poi saran le stesse che a te feci patire?)
(“Su quale figlio, quando solo spirerò,/gemere, urlare ed imprecare io potrò?/Per quali lontananze sbraitare ed inveire,/se poi saran le stesse che a te feci patire?)
La metabolizzazione del lutto non è purtroppo uniforme e qualche tempo dopo la mamma di un Sergente morto sulla linea di tiro in Irak, mi disse: “La mia vita non conta più nulla: vado avanti grazie a sedativi ed a psicofarmaci, da quando mio figlio mi ha lasciata!”. Il ragazzo era tra l’altro di una prorompenza e bellezza fisica sconvolgenti e rimasi a meditare sulla veridicità dei famosi versi di Totò: “A morte sai cher’è? E’ ‘na livella…”: penso sia difficile acquisire questa cognizione, poiché ognuno di noi si abbarbica ai falsi idoli della bellezza, della forza, della cultura, di tutto ciò che è etimologicamente fisico senza comprenderne appieno la valenza puramente transeunte. La fine di tale fisicità ci rende attoniti, specie quando ci tocca, poiché tanti di noi aborriscono inscriversi nell’idea della mortalità.
Al di là della reazione individuale e soggettiva al lutto ho trovato in tutte le famiglie una dignità ed un orgoglio dell’appartenenza alla Forza Armata di quei virgulti ingiustamente persi che mi ha stupito; perché nasconderlo? Certi decessi possono generare risentimento e rabbia, si pensi all’impossibilità di vedere l’ultimo volto del figlio o dello sposo giunto già avvolto nel tricolore a bordo di un velivolo da terra straniera, l’angoscia dell’attesa spesso protratta per giorni! Eppure mai ho registrato paratie e diffrazioni da quella che era la scelta del proprio caro, quasi in una convinzione intima di non arrecare duplice morte a lui, dissentendone dalle predilezioni d’arruolamento. E questo soprattutto nella vicenda più amara del giovane pilota barese, la cui opzione per la carriera aeronautica davvero ha risuonato come sinistro presagio ultimativo alla luce di quel che avrebbe potuto essere (grande danzatore classico) ed invece non é stato (“…e riponesti col magone tutti i sogni nel cassetto/ volando giù a Pozzuoli per diventar cadetto”). Il Ministro della Difesa formulò queste parole: “Mi inginocchio davanti alla dignità ed al dolore di queste famiglie!”. Non potrebbe essere diversamente, poiché solamente un atto di simbolico e sottomesso rispetto può testimoniare l’adesione totale dell’animo a certi strazi, che non sono compensabili da alcuna speciale elargizione alle famiglie ovvero equi indennizzi e pensioni privilegiate!
Fuori di retorica, spero che una riga di un mio scritto abbia potuto lenire per un attimo il dramma di questa gente, rischiarando il ricordo di un tempo irrimediabilmente ed inopinatamente perduto.
L’eziogenesi del poetare è comunque la voce del dolore che chiede di uscire, in quanto generatore di riflessione e di meditazione; in questo credo di non esser lontano dalla elaborazione intellettuale fatta dall’amico Riccardo Maria Gradassi quando conia il termine di “meditazionismo letterario”; la riflessione sul dolore lo riplasma, perché frutto ed al tempo stesso foriero di un’attenzione all’evento algico stesso; si badi bene infatti che meditor è un frequentativo-intensivo di medeor, derivato dal greco mhdomai che significa “aver cura di”,radice alla base della parola principe del fine terapeutico, medicus, il curatore, il guaritore.
Mi piace pertanto pensare alla poesia come terapia della sofferenza, proprio in quanto frutto di una meditazione, di un’attenzione intima su di esso.
Mi piace pertanto pensare alla poesia come terapia della sofferenza, proprio in quanto frutto di una meditazione, di un’attenzione intima su di esso.
Come si snodano i sentimenti ed in che modalità trovano essi via di espressione?
Credo che non ci sia una modalità precostituita; ne è prova il fatto che da un po’ di tempo riesco a poetare in vernacolo, come in lingua italiana, come in inglese ed anche con qualche squarcio di ispanismo.
Date all’uomo una base cognitiva tecnica letteraria e, se il suo cuore sta in ascolto, egli solleverà il mondo delle sensazioni.
Le lingue classiche possono costituire un sostrato estremamente d’ausilio in questa costruzione.
Ci sono titoli di componimenti che in greco o in latino trovano una dolcezza ed una musicalità che la lingua italiana non può fornire.
Mi ritengo per questo un uomo fortunato, poiché vedo che la capacità di far rime, figlia della competenza lessicale e ritmica, non è esercizio comune a molti giovani d’oggi. Anch’essa spero non mi abbandoni mai!
Credo che non ci sia una modalità precostituita; ne è prova il fatto che da un po’ di tempo riesco a poetare in vernacolo, come in lingua italiana, come in inglese ed anche con qualche squarcio di ispanismo.
Date all’uomo una base cognitiva tecnica letteraria e, se il suo cuore sta in ascolto, egli solleverà il mondo delle sensazioni.
Le lingue classiche possono costituire un sostrato estremamente d’ausilio in questa costruzione.
Ci sono titoli di componimenti che in greco o in latino trovano una dolcezza ed una musicalità che la lingua italiana non può fornire.
Mi ritengo per questo un uomo fortunato, poiché vedo che la capacità di far rime, figlia della competenza lessicale e ritmica, non è esercizio comune a molti giovani d’oggi. Anch’essa spero non mi abbandoni mai!
La sofferenza e l’angoscia che spesso mi ha generato la vita sociale e politica oramai deprivata in Italia di ogni valore e validità hanno lo stesso valore della poesia più straziante in ricordo di mamma e papà! Infine ci sono gli altri affetti, quelli più segreti e nascosti, ma che danno un turbamento interiore ancora più forte. Ci sono stati momenti in cui per ragioni di salute le parole erano andate via da me: la gioia per il loro ritorno è qui testimoniata:
“Rhmata (Parole)
Perse vi credevo,
come le cose più care al mondo
invece siete tornate a me
come una moglie
come dei figli
come un’amante!
Anche a voi,
come a loro,
grazie, parole!
La cieca fedeltà,
dolce,
tutto ripara!
D’ogni torto ripaga!”.
Direttamente correlato al discorso della solidarietà umana generatrice di condivisione di dolore riplasmato in versi è il fenomeno del superamento degli odi e delle incomprensioni quotidiane; sono entrambi origine di frizioni e di fratture nell’interscambio della esistenze quotidiane. A me son costati una vera frattura nelle ossa della mia faccia; a Newcastle, in un bellissimo pomeriggio inglese, due hooligans mi han fracassato uno zigomo levandomi permanentemente l’apofisi del processo coronoide della mandibola destra. Mi chiesi che significato avesse tanto odio gratuito forse geneticamente xenofobo; ma un mese dopo l’evento, discutendone con un sacerdote, mentre ero ancora in ospedale alla vigilia del secondo intervento restauratore, scoprii di aver completamente metabolizzato il rancore; non serve odiare chi ci ha fatto del male, non travalica il dato oggettivo generatore della sofferenza, non é risolutivo; molte cose avvengono nella nostra vita perché ognuno si porta dentro una storia che separa ed allontana il concetto di umanità e solidarietà reciproca; l’essenziale è dopo ogni frattura aver voglia di rimettere il collante tra uomo e uomo!
Com’è duro misurare degli umani quello spazioche reciproci li sfiora, che non dà alla carne strazio!Può riempirsi di un collante che faciliti il contatto,che lo renda soave e molle, generando dolce impatto;molto scomodo è soffiarlo con il mantice del cuore:comprensione, tolleranza, dure molle dell’amore.Ben più agevole è vedere quello spazio congelatoda un ventaccio ostile, secco, che lo fa duro e ghiacciato;i contatti son pungenti, lo sfiorarsi è fastidioso,ogni sguardo, seppur dolce, si trasformerà in odioso.Proprio quello m’ha impattato in un maggio a fine meseper le strade solatie dentro un pomeriggio inglese;in quei cubi raffreddati da un puntiglio assurdo e stoltosono andate ad affondare tutte le ossa del mio volto.Ma il mio cuore è ancora pieno del collante generoso,i polmoni soffieranno vento dolce assai odoroso!
Il dolore ci investe direttamente e lo sforzo del superamento non si materializza soltanto nella solidarietà a chi soffre come noi o in vece nostra; quello ha un prezzo fin troppo scontato; il problema è dar solidarietà a chi spesso ci fa soffrire o darne a posteriori a coloro cui abbiamo dato sofferenza; può sembrare un approccio gratuitamente e cristianamente a buon mercato, ma io credo fortemente, sulla base della mia esperienza diretta o mediata, che sia l’unica soluzione per superare i rimorsi ed i rimpianti; non è detto che la rielaborazione del male nei versi costituisca una risoluzione ultimativa ai problemi vissuti, ma per lo meno essa cristallizza agli occhi dell’interlocutore e del protagonista di quell’attrito la capacità rimeditativa (ancora con il buon Riccardo Maria Gradassi) e l’afflato terapeutico per il superamento dell’incomprensione (“Ci ho pensato! Non avevi tutti i torti all’epoca!”); non è lontano dal vero Friedrich Nietzsche quando asserisce che “Alcuni restano fermi su un’opinione perché immaginano di esserci arrivati autonomamente, altri perché l’hanno appresa a fatica e sono fieri di averla capita: sia gli uni che gli altri, pertanto, non cambiano opinione per vanità”;
riconsiderare il torto subito ovvero quello fatto, è sempre innesco di comprensione ed agevola i legami futuri e gli approcci con altre persone o con le stesse;
Le rime mi hanno aiutato sovente in questo sforzo iatrogeno, puntando ad obiettivi plurimi e disparati nell’ambito dei destinatari del torto o dell’incomprensione;
Alla compagna della vita:
riconsiderare il torto subito ovvero quello fatto, è sempre innesco di comprensione ed agevola i legami futuri e gli approcci con altre persone o con le stesse;
Le rime mi hanno aiutato sovente in questo sforzo iatrogeno, puntando ad obiettivi plurimi e disparati nell’ambito dei destinatari del torto o dell’incomprensione;
Alla compagna della vita:
Quanto tempo non so, quercia della mia vita,ma oggi riabbracciandoti, tenendoti le dita,posso solo gridarti che non son più fuscello,non sono ancora tronco, ma spunta l’alberelloe a lui ti appoggerai come ti si conviene,a lui ricambierai tutte quelle tue pene,ed il travaso lento di tutti i tuoi pensierivarrà come estinzione del debito di ieri!
Un’amante:
Il male che t’ho fatto con la separazionel’ho letto nei tuoi occhi là sotto quel balcone.Lo sguardo che lanciasti, sorpreso, trafelato,parlava ed imprecava: “Era ora! Sei tornato!”Sì, amore! Son tornato e adesso posso direle cose ch’eran dentro: riesco a farle uscire!
Ai figli:
Spero che un giorno il tempo mi consentaveder l’ angoscia andarsene via lenta,lasciando il posto ad un amore più sincero,facendo subentrare un padre, un genitore vero!
Il dolore non va compresso, esso va analizzato e metabolizzato perché non sfoci nella disperazione; sovente esso non può esser elaborato nè trovare una soluzione nel rapporto dualistico con coloro che scientemente o inconsapevolmente l’hanno generato, spesso questa rielaborazione e superamento si realizza quando è oramai troppo tardi e la morte, il distacco permanente hanno lasciato uno iato incolmabile; ma io son convinto che la spiritualità che permea l’essenza di ogni creatura possa permettere un identico contatto tra i due poli ormai distanti e sotto differenti entità esistenziali, ancora un volta la poesia può essere il mastice, il trait d’union.
A un amico perduto:
A un amico perduto:
Ninny, come contraccambiare l’affetto buono e schivoche tu fisicizzasti in un abbraccio e in un aperitivo?Come potrò spiegarti in via diretta il valor delle mie assenze?Come poter saldare del cuore e del cervello le pendenze?
Al Padre:
Morire, padre, non t’ho visto,
assente ero dal tuo letto mesto;
prossimo a te geograficamente,
distante l’animo infinitamente!
Su quale figlio, quando solo spirerò,
gemere, urlare ed imprecare io potrò?
Per quali lontananze sbraitare ed inveire,
se poi saran le stesse che a te feci patire?
Angosciosamente ciclica,
terribilmente circolare
la vita nostra
al fine è reso ciò che s’ebbe a dare!
Ma forse questo,
consolazione e linimento
addurre allo strazio della carne mia
quel di’ potrà,
e la mia mente
d’un tratto separandosi dal corpo
“adesso, ciò che desti tu ricevi!”
griderà
Alla Madre:
e, vedrai, madre, che, forse, dentro quelle plaghe nuovecapiremo quegli sbagli, ci diremo il quando e il dovenoi sbagliammo, proveremo finalmente nel calor di quella fiammaa spezzar ora per sempre, or per allora quel terribile diaframmache ci tenne separati, quando tu presente e vivami vedesti ormai impotente scivolare alla deriva!
Non si resti indifferenti al dolore!
É questo il messaggio che mi son dato e che spero di trasmettere a chi avrà voglia di leggermi; è l’indifferenza, cugina dell’intolleranza, che genera l’isolamento reciproco e la solitudine cosmica di cui sembra intriso l’uomo odierno; e l’avvento della multimedialità, ben lungi da cementare e superare questa vita monadica, fornisce all’uomo un ulteriore schermo che egli ha paura di infrangere; conoscersi e comunicare in maniera mediata costituisce l’impronta indelebile del mutismo interiore.
Il dolore va vissuto immediatamente in senso etimologico, penetrandone i gangli più intimi e più repellenti: San Francesco d’Assisi ne comprese l’essenzialità baciando un lebbroso o mostrando comprensione per i lupi famelici che infestavano la periferia del borgo natio; la leggenda nata attorno, le rime, i versi che ne rendono imperitura la memoria cosa altro sono se non l’afflato espressivo del superamento del dolore, dell’incomprensione, dell’isolamento?
É questo il messaggio che mi son dato e che spero di trasmettere a chi avrà voglia di leggermi; è l’indifferenza, cugina dell’intolleranza, che genera l’isolamento reciproco e la solitudine cosmica di cui sembra intriso l’uomo odierno; e l’avvento della multimedialità, ben lungi da cementare e superare questa vita monadica, fornisce all’uomo un ulteriore schermo che egli ha paura di infrangere; conoscersi e comunicare in maniera mediata costituisce l’impronta indelebile del mutismo interiore.
Il dolore va vissuto immediatamente in senso etimologico, penetrandone i gangli più intimi e più repellenti: San Francesco d’Assisi ne comprese l’essenzialità baciando un lebbroso o mostrando comprensione per i lupi famelici che infestavano la periferia del borgo natio; la leggenda nata attorno, le rime, i versi che ne rendono imperitura la memoria cosa altro sono se non l’afflato espressivo del superamento del dolore, dell’incomprensione, dell’isolamento?
Provateci, ragazzi! Può essere una soluzione! Per chi scrive lo è stata.
Mariano Grossi :
Bari il 18.07.1955
Già Ufficiale dell’Esercito, laureato in Lettere Classiche presso l' Università di Bari è autore di un articolo sull’“Esordio del Mimiamo VI di Eronda” pubblicato nel 1984 sulla rivista specialistica “Rheinisches Museum für Classischen Philologie”.
Numerose le partecipazioni a concorsi letterari con poesie in lingua italiana e vernacolo, con premi in tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale “Città di AVELLINO” (“Fede di madre”,“Impalpabile abbraccio”, “U tiimb d l cerase”).
E’ stato recensito in riviste specialistiche quali ”Imperial” e “Avanguardia” ed alcune sue poesie hanno trovato spazio nelle antologie “Fiori e Amori” e “Le Stagioni” della Casa Editrice “Barbieri” di Manduria (Ta).
Critico letterario e redattore di Art Litteram .
Mariano Grossi :
Bari il 18.07.1955
Già Ufficiale dell’Esercito, laureato in Lettere Classiche presso l' Università di Bari è autore di un articolo sull’“Esordio del Mimiamo VI di Eronda” pubblicato nel 1984 sulla rivista specialistica “Rheinisches Museum für Classischen Philologie”.
Numerose le partecipazioni a concorsi letterari con poesie in lingua italiana e vernacolo, con premi in tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale “Città di AVELLINO” (“Fede di madre”,“Impalpabile abbraccio”, “U tiimb d l cerase”).
E’ stato recensito in riviste specialistiche quali ”Imperial” e “Avanguardia” ed alcune sue poesie hanno trovato spazio nelle antologie “Fiori e Amori” e “Le Stagioni” della Casa Editrice “Barbieri” di Manduria (Ta).
Critica letteraria e Psicoanalisi, oggi.Intervista a Benjamin Ogden
Contenuti tratti da :
Intervista a Benjamin Ogden, a cura di Maria Grazia Vassallo Torrigiani, Spiweb, febbraio 2016. :
http://www.spiweb.it/articoli-spi/6936-intervista-a-benjamin-ogden
B.O. :
Il mio contributo esplora la logica piuttosto limitata su cui si basa la critica letteraria psicoanalitica e sostiene che c’è bisogno di una comprensione più sfaccettata dell’estetica e critica letteraria se si vuole che la psicoanalisi instauri un rapporto con la letteratura che non riduca la complessità letteraria ai dogmi psicoanalitici.
Non mi identifico del tutto in uno studioso di letteratura. Oggigiorno, gli studiosi sono ricercatori. Io mi considero uno scrittore, uno che scrive spesso di letteratura, ma che potrebbe farlo su qualunque altro argomento (se la mia tastiera dovesse portarmi in quella direzione).
Alla fin fine, la mia devozione è allo scrivere in sé, non alla letteratura o alla psicoanalisi o a qualsiasi altro soggetto.
Il mio interesse per la letteratura, quindi, deriva da ciò che mi offre in quanto scrittore.
Sono stato certamente un lettore precoce da bambino e da adolescente per cui continuo a pensare che la mia passione per la letteratura sia all’origine del mio scrivere.
Non riuscirei a scegliere un singolo autore come particolarmente importante per me.
Nel corso della mia vita sono tornato a riflettere su alcuni scrittori: James Joyce, J.M. Coetzee, Kazuo Ishiguro, Philip Roth, Franz Kafka. In anni più recenti, altri autori sono stati fonte di ispirazione: Lucia Berlin, Donal Ryan, Alexandar Hemon, Flannery O’Connor.
M.G.V.T. .:
Perché l'approccio psicoanalitico alla letteratura ha subito una marginalizzazione in ambito critico e accademico e come si potrebbe ripensarlo?
B.O. :
Gli studi letterari seguono delle mode, proprio come le seguono tutte le altre discipline accademiche. Determinati modi di pensare saranno sacri per un certo periodo, poi verranno sostituiti.
La psicoanalisi è stata di moda per un po’, adesso non lo è.
Per certi versi, voglio dire, la psicoanalisi sta semplicemente arrancando un po’, in una fase di impopolarità dovuta al naturale ciclo di vita di un settore disciplinare.
Parafrasando Robert Frost, la verità è in auge a momenti alterni.
Tuttavia, a essere onesti, la critica letteraria psicoanalitica è in parte responsabile della sua cattiva reputazione.
Ci sono due spiegazioni per questo fatto. In primo luogo, ogni qualvolta la psicoanalisi viene applicata alla letteratura, gran parte della sua complessità e qualità di esperienza tende ad andare perduta: la psicoanalisi diventa nient’altro che una serie di termini tecnici - “libido”, “formazione reattiva”, “transfert”, eccetera.- e la loro applicazione. A questo livello, la sola cosa che rende psicoanalitico un lavoro di critica letteraria è che in esso vengono usati termini psicoanalitici. Inevitabilmente, se un ambito disciplinare non è altro che una litania di termini specialistici, diventa rigido e alla fine privo di interesse. In secondo luogo, nel campo degli studi letterari, la psicoanalisi è essenzialmente Freud e Lacan, forse qua e là Jung o Klein. C’è scarsa consapevolezza degli sviluppi psicoanalitici contemporanei e di conseguenza, per coloro che si occupano di letteratura, la psicoanalisi si riduce poco più che a Freud e le sue applicazioni o altrimenti a un indirizzo semiotico di linguistica psicoanalitica. Se questa è la situazione, perché la critica letteraria psicoanalitica dovrebbe essere un campo di indagine attraente a cui dedicarsi?
M.G.V.T. .:
Cosa pensa della tesi post-moderna sulla "morte" dell'autore, che non c'è niente oltre il testo e dobbiamo completamente dimenticarci della figura dell'autore?
Un testo è un’impresa creativo/ linguistica: non scaturisce da una mente/Sé che sta esprimendo il suo proprio mondo e che in qualche modo infonde al testo uno stile, una musica, un colore personale?
B.O :
Il titolo del saggio di Roland Barthes, “La Morte dell’Autore”, è così provocatorio e aforistico che è facile esagerare la posizione di Barthes, farlo diventare uno dei riformatori del ventesimo secolo alla stregua di un Nietzsche. Tuttavia, se lo contestualizziamo, ritengo che le ambizioni di Barthes non fossero così rivoluzionarie.
Barthes scriveva per reazione alla pratica critica di cercare di individuare, a partire dall’opera, l’intenzione dell’autore - la visione politica, le dinamiche familiari, i desideri inconsci, le convinzioni religiose.
Sostanzialmente, Barthes prese posizione contro la tendenza critica a trasformare i testi in riduttive allegorie dell’autore e della sua psicologia: in questo modo, il testo viene decodificato in relazione a una concezione monolitica dell’autore.
La missione di Barthes era di liberare il testo dall’autore, affinchè potesse essere esplorata tutta la complessità dei testi e l’autore essere giustamente considerato come qualcuno che opera in un complesso sistema linguistico, non come un burattinaio che manovra un docile strumento.
In questo modo l’autore viene liberato anche dalla tirannia dell’interpretazione e può divenire irriducibile e sfaccettato come le sue opere.
Per rispondere alla sua domanda, il Sé/ Autore sta certamente cercando di esprimere se stesso usando il linguaggio, ma raggiunge questa espressione in gran parte attraverso una comprensione dei modi non deterministici in cui significato ed emozione ineriscono al linguaggio.
Qualsiasi aspetto di sé l’autore desideri esprimere, lo deve trovare nel linguaggio: questi aspetti devono essere riplasmati come linguaggio e ciò richiede una comprensione di come il linguaggio assume significato internamente.
Note.
Benjamin H. Ogden ,
Ha conseguito un PhD in letteratura presso la Rutgers University nel 2013. Attualmente è Assistant Professor of Literature and Humanities allo Steven’s Institute of Technology. Si occupa di letteratura del XX secolo, critica letteraria, stile ed estetica letteraria. Ha pubblicato lavori su J.M. Coetzee, Philip Roth, William Faulkner, Samuel Beckett e altri ancora.
Figlio del grande psicoanalista Thomas H. Ogden (coautore, con Thomas H. Ogden, del libro : The Analysit’s Ear and the Critic’s Eye: Rethinking Psychoanalysis and Literature tradotto in italiano con il titolo L’orecchio dell’analista e l’occhio del critico. Ripensare psicoanalisi e letteratura, CIS editore 2013 http://www.ciseditore.it/Libri/SchedaLibriProf.asp?IDLibro=41).
Maria Grazia Vassallo Torrigiani :
psicoanalista, Società Psicoanalitica Italiana, studiosa dei rapporti tra psicoanalisi e arte contemporanea, a cui ha dedicato numerosi lavori e ricerche fra cui Proiettare emozioni: percorsi tra cinema, video e psicoanalisi, ETS, Pisa 2008 .
Il nuovo romanzo di Nino Greco "La Tana del Fajetto" : un magico luogo uterino e senza tempo di un discorso sul Padre. Recensione di Guglielmo Campione
In una Calabria senza tempo, sospesa nei secoli, in una buca posta su un costone di tufo e pietra arenaria, scosceso e percorribile solo dalle capre di montagna , Ntoni e Angelo, due adolescenti figli di contadini, trovano una pistola tedesca Luger della prima guerra mondiale.
La pistola appartiene al Massaro e malavitoso Ciccio Serranolegato da loschi rapporti d’affari con compare Bruno uomo di fiducia di Compare Ciccio, guardiano delle proprietà dei baroni Ruffo.
La pistola era servita per ferire Martino guardiano dei nobili Casale che non era in buoni rapporti col guardiano dei Ruffo, per questioni di limiti territoriali delle proprietà.
Ciccio Serrano ferisce Martino per far cadere falsamente la responsabilità su compare Ciccio in modo da prendersi la guardiania dei Ruffo o spartirla con compare bruno . L’ambizione era avere maggiore potere sugli uomini .
Compare Bruno Capo Anta o squadra dei contadini , svillaneggiaPeppe il padre di Angelo , uomo taciturno , onesto e infaticabile contadino, prono ai voleri del suo capo più per sofferto realismoche per debolezza e vigliaccheria , necessitando di controllare le proprie reazioni d’orgoglio ferito per non perdere il lavoro .
Angelo, figlio adolescente di Peppe, si ribella alle violenze di compare Bruno e lo affronta virilmente , in prima battuta costringendolo a recarsi a prendere l’acqua per i contadini, in un secondo momento scoprendo la sua tresca con Ciccio S
errano , ricattandolo e togliendogli potere .
Il padre di Angelo però , dinanzi a tutti gli altri contadini,comunica e testimonia il suo disaccordo sul comportamento del figlio .
Disaccordo che resterà tale fino ad arrivare ad un vero ostracismo muto e risentito che coincide con l’uscita di casa di Angelo e al divieto che possa essere contattato persino dalla madre , protraendosi fino al suo matrimonio , cui a nessuno della famiglia è permesso di partecipare ed alla partenza per la guerra fascista in Libia.
Il padre non si opporrà al matrimonio ma non presenzierà.
La comunità deve poter essere resa testimone della sua fede incrollabile nella legge del Padre.
La pistola luger tedesca della prima guerra mondiale rubata a Ciccio serrano è un simbolo:
la virilità è conquistata attraverso un atto anti sociale, una lotta violenta, in cui Angelo animato da istinto reattivo adolescenziale ma anche da coraggio e forza maschile vince il nemico del padre e della comunita dei maschi contadini, segnando uno scarto trans generazionale, introducendo una novità : si puo non subire la legge ma cambiarla.
I figli ,Angelo e Ntoni, si coalizzano contro i padri, contro l’autorità ma soprattutto contro l’abuso di potere che rappresenta l’aspetto brutale del maschile paterno . Contro di esso soprattutto si scagliano i giovani della seconda meta del secolo scorso, non a caso successivo alla guerra e alla shoah : un maschile poco elaborato, poco pensato fino ad allora ,ma solo frutto di un cieco avvicendarsi di generazioni , stili di comportamento e codici indiscutibili .
Con Angelo e Ntoni il maschile pare invece qui chiede di mettere in discussione un certo tipo di autorità di cui , pure, subisce il fascino perverso.
Un ambivalenza iniziale affligge Angelo che da una parte difende il padre ma finisce per fare il capo violento come Compare Bruno.
Il padre Peppe però si pone come ostacolo dichiarato a questa perversione del potere.
Tutti i contadini della comunita maschile devono sapere ed essergli testimoni che è così, la faccenda non deve limitarsi ad un conflitto privato fra padre e figlio.
Angelo, come un adolescente contemporaneo , vive una vicenda tutta maschile, d’iniziazione
sociale in cui passa da essere vittima dell’istinto reattivo a farsi soggetto di pensiero e di discernimento .
Angelo non comprende all’inizio il padre che, invece di ringraziarlo per aver reagito violentemente alle angheri delcompare Bruno e imponendosi come leader con gli stessi mezzi e all’interno di un codice maschile violento e prevaricatore, ne stigmatizza l’essere fuori dalla legge.
Il padre, coerentemente, invece, guarda piu in la dell’qui ed ora della vendetta, dell’orgoglio ferito, della rivolta biologica dell’ adolescenza che si costruisce attraverso il “No”, il prendere le distanze dal Padre e le altre autorita ad esso assimilabili, per costruirsi autonomamente come uomo .
Peppe permette che Angelo si allontani per costruirsi ,ma torni come custode della stessa legge.
Il figlio deve essere iniziato ,staccandosi dalla madre , provando a cimentarsi con l’autorità estranea alla famiglia , con il conflitto, con la guerra .Deve poter sbagliare, deve poter fare famiglia, andare in guerra, tornare, riconciliarsi col padre ,
Questa iniziazione dev’ essere testimoniata dalla comunità per permettere una percezione tranquillizzante dell'individuo nel rapporto con la sua temporaneità e con la sua mortalità
Un rito di passaggio o d’iniziazione è un rituale che segna il cambiamento di un individuo da uno status socio-culturale ad un altro, durante il suo ciclo vitale .
Il rituale si attua, il più delle volte, in prove diverse.
Da questo punto di vista la tana del fajetto è il racconto di una iniziazione maschile in cui le varie prove cui si sottoporrà Angelo rappresentano riti di passaggio che permettono di legare l'individuo al gruppo, ma anche di strutturare la vita dell'individuo a tappe precise.
I riti di passaggio sono molto importanti per l'individuo, per la relazione tra l'individuo e il gruppo e per la coesione del gruppo nel suo insieme.
L’antropologia dei riti iniziatici c’insegna che nella prima fase l'individuo viene separato dal contesto in cui si trova (es. l'individuo viene mascherato e portato in un luogo lontano e separato dal mondo), nella seconda attraversa una passaggio simbolico che rappresenta il culmine della cerimonia (es. affronta una prova), nella terza viene reintegrato alla sua esistenza con un nuovo status sociale. Angelo viene separato dal padre e dalla madre, parte per la Libia, affronta la prova della guerra, del carcere, infine viene reintegrato con il nuovo status sociale di uomo fatto.
Il rituale è un potente atto sociale che proprio nel momento in cui l'ordine sociale viene alterato dagli eventi ricrea un nuovo stato sociale, differente da quello precedente. È un atto creativo che costruisce la realtà, che produce i mutamente sociali, non che li segue.
Da sempre l’essere umano ha bisogno di riti di iniziazione che lo accompagnino verso la successiva fase evolutiva rispetto a quella in cui si trova nella sua personale fase di vita.
I riti non esistono più nella nostra cultura,neanche il servizio militare , lo scoutismo, certi riti come il battesimo e la cresima o i rituali di iniziazione esoterici e Nino Greco ci riporta nella sua Calabria con un racconto che è anche una viva testimonianza di antropologia contadina per ricordarci il loro profondo senso vitale ed evolutivo
Se questi riti sono stati eliminati non è venuta meno la loro necessità per i maschi adolescenti com’è possibile osservare oggi nelle varie forme di devianza e psicopatologia giovanile contemporanea.
Si deve supporre, quindi, che, dall'adolescenza in poi, l'individuo, in modo automatico e 'istintivo', cerchi un rito di iniziazione e un qualche iniziatore.
In altre parole, il processo di diventare altro, ha bisogno di accompagnamento e protezione. Inoltre, è necessario che tale processo si completi assumendo la forma di rito, perché solo all'interno di questa cornice è possibile dare conto della sacralità del suo punto di arrivo: il senso della propria identità.
Gli iniziatori di Angelo sono suo padre Peppe che pur in silenzio sembra aspettarlo , esprimendo disaccordo ma non impedendo che compia le sue tappe,
Il Tenente , ricco colto e monarchico , uomo equilibrato e avveduto, compagno di cella per un episodio di eroismo maschile a difesa del suoi soldati mandati allo sbaraglio in libia, che insegna a d angelo e ntoni un modo piu adulto di porsi , il discernimento .
Un cammeo è dedicato alla figura iniziatica dell’anziano uomo elegante panciotto papillon e cappello a larghe tese che porta al bavero della giacca un rametto di acacia : protegge ntoni e Angelo dalla fuga dal carcere e dalla diserzione portandogli giacche e maglioni e “ indicandogli la strada del ritorno “.
Serve una guida che, con l'autorevolezza dell'avere già attraversato quella fase, certifichi l’iniziazione.
Serve una figura, autorevole, stimolante, ma che protegge, segnala i limiti, contiene, e cerca di mettere insieme questi aspetti diversi .
Come viene percepita la debolezza e come si tenta il suo superamento è questione decisiva: un padre insegna la ferita, la sconfitta, la separazione ma anche la relativizzazione e il discernimento : ferito non vuol dire morto, ci si puo rialzare, tante cicatrici tanto onore .Il bisogno di iniziazione muove dalla percezione di una propria incompiutezza
Il valicare i confini, il trovarsi 'dall'altra parte' è un aspetto dell'esplorazione dei confini di competenza maschile.
In questa esplorazione, prendono consistenza i compiti del maschio di conoscenza dell'esterno, di ricerca creativa di forme nuove, di dimestichezza con il pericolo, di preparazione alla funzione di responsabilità verso un nucleo di individui e di protezione di un confine.
La trasgressione è la capacità di verificare la norma sconfinando .
Essere creativi è opposta, se non avversaria, alla materna conservazione del contenuto.
Si comprende l’attrazione maschile per i territori non ordinati e la disponibilità al conflitto con l’autorità: la funzione maschile-paterna è quella di disporre le regole.
Esse devono essere smontate per acquisire la capacità di costruirle..
Nell’iniziazione è avviato un cambiamento drammatico, con caos nella fase di passaggio perché si perdono le precedenti certezze e non se ne ha ancora di nuove .
Il 'finire nei guai' è un metodo maschile per apprendere il mondo.
Il padre comunica però orgoglio per ciò che è contenuto all'interno dei propri confini, e permette di vedere le possibili conseguenze negative delle situazioni di pericolo sul valore del soggetto (essere distrutto)
Il modo materno è materia che nutre in modo endogamico.
Il modo maschile guarda ad altro si riferisce ad un “altro” nuovo da scoprire apre al mondo . all’esogamia.
La madre di Angelo protegge, nutre perdona, sostiene, mantiene illegame col figlio attraverso l oggetto simbolico transizionale del bucato sporco che ritira sotto un albero ( l’albero è uno dei piu importanti protagonisti simbolici del racconto del rapporto fra micro e macrocosmo , fra terra e cielo, fra radici nella tradizione e ali della liberta individuale dal clan) segreto ( come è un segreto condiviso a due la tana del fajetto e la buca d’ulivo dove Angelo e Ntoni trovano e nascondono la pistola) e noto solo a loro due, e gli fa ritrovare pulito, pur senza cercare di vederlo , nel rispetto del codice paterno e della sua messa al mando sociale del figlio antisociale.
Virgo dolorosa, la madre subisce gli ordini ,del marito e padre di angelo ,di scomunica sociale del figlio.
Il padre non fa comunella con angelo perche lo ha vendicato dalle villanie di compare bruno. Sarebbe facile, istintivo: il padre accetterebbe il discorso del figlio di attacco alla legge . ma il padre è la legge, dura lex sed lex.
Una sottomissione femminile solo apparente perché il padre nell’incontro finale ,casuale, con Angelo che torna disertore e fuggiasco dalla guerra, gli dice per prima cosa di riunirsi al Femminile, la Madre Donna Caterina e la moglie Rosa.
La figura femminile, appena accennata nel romanzo , rappresenta invece il perno simbolico di un sistema che se è certamente saturato dal codice maschile appare segretamente incentrato sulla potenza arcana della figura della Donna.
Un incontro che l ‘autore non satura , non descrive, lascia in sospeso , e per questo rappresenta un ancora piu potente dispositivo per l’immaginario.
Angelo tornerà dalle sue donne .
Non sappiamo da chi andrà per primo.
Ma è significativo che la prima cosa che Angelo fa dopo l’incontro con il padre è andare a rimettere la mano nella buca(femminile) dell’ulivo dove è ancora nascosta la luger , ancora li ad aspettarlo : pistola nome femminile d’un simbolo maschile : la conjunctio oppositorum è così compiuta.
La pistola, custodita in un magico antro ligneo uterino non viene mai usata dai ragazzi : è una forza violenta maschile potenziale che deve fare i conti col femminile che la contiene, la nasconde, la preserva.
Angelo va si all’incontro con le sue donne ma andando a riprendere la pistola simbolica : si riunisce al femminile ma non piu in senso fusionale, mantenendosi distinto come uomo.
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