RECENSIONE DI Guido Capraro, Catania.
Leggendo Capa di Ferro, l’ultimo lavoro di Guglielmo Campione ho fatto un interessantissimo viaggio nel Tempo e, contemporaneamente, ho fatto una esperienza di Antropologia Culturale che è stata illuminante.
Evitiamo fraintendimenti, io seguo il mio istinto che vivaddio è da uomo semplice ma avido di stimoli e di risposte a mille e mille domande.
Ed ecco che mi capita tra le mani “Capa di Ferro”.
Ebbene io, in quegli anni c’ero !
Ho riconosciuto luoghi, emozioni, passioni, riti iniziatici e meravigliosi quanto maldestri tentativi per diventare ADULTI.
E questo libro mi ha proposto un viaggio nel tempo, in "quel tempo" con la sua musica (si, la musica!),i suoi colori e odori che ho rivissuto mentre godevo delle storie che Campione racconta senza alcun compiacimento ma con poesia e, a mio parere, senza indugiare in nostalgia o malinconia che semmai lascia scaturire nel lettore se questo si riconosce in quelle storie e se è disposto a farsi cullare da esse.
Un libro che ě anche una esperienza di Antropologia Culturale perché, di fatto l’Autore racconta di “quel mondo”, della giovinezza della generazione anni ’60 che si è formata nel bene e nel male grazie a quella società, ai quei riti, a quel coraggio e quelle paure.
Io c’ero, in Sicilia a Catania, e posso testimoniare che il libro di Guglielmo Campione, benchě ambientato in Puglia, ci racconta perfettamente come siamo cresciuti in tutto il Sud.
CAPA DI FERRO :recensione di Gaetano Nicosía
Capa di Ferro ě un grande affresco composto da venti riquadri perfettamente equilibrati fra loro che pescano nella memoria storica degli ultimi cinquant'anni per restituire un quadro epico-mitologico della Puglia possibile metafora del nostro Sud.
Capa di ferro :recensione di Patrizia Grazioli
Leggere questo libro ě come guardare un film realista, scritto con il prezioso contributo della sensibilità dell'autore per la vita di chi lo ha sfiorato
Ě un realismo che si ammanta di magia spesso tracimando nelle poesie, che fanno da contraltare al testo in prosa, in cui il classicismo e la passione rompono le barriere, tutte, anche quelle linguistiche.
In Capa di Ferro si susseguono episodi in parte intuiti, in parte vissuti o solo scrutati da Campione, grande osservatore e maestro nel creare immagini molto vicine alla realtà di luoghi e persone
Molto Belli, questi racconti, molto bello il suo modo di raccontare
CAPA DI FERRO :recensione di Piero Ragone
A come Amicizia.
A come Amore.
Nell’alfabeto coniugato da Guglielmo Campione si parte dall’inizio, da quel tempo che è appartenuto alla nostra generazione come a tutte le altre e che ha segnato un’altra A importante: l’Adolescenza, che bussava alla porta della Giovinezza.
Anni fondamentali e formativi gli anni 70 per ognuno di noi, per scoprire, tentare, aspirare, verificare.
In una parola CRESCERE.
Affermarsi nel tempo e nel luogo della propria esistenza provando a capirci qualcosa tra famiglia, scuola, gruppo degli amici e il“femminile”, quell’altra metà di mondo sconosciuto nel quale provavamo ad affacciarci, arrossendo da imbranati perseguitati dalle nostre insicurezze, ma tanto attratti e pieni di desideri mentre i più scaltri e sedicenti dotati se la tiravano, vantando “punti” che spesso non reggevano alla prova dei fatti.
Di quella stagione e di quel contesto sono stato temporaneo testimone e solo nell'ultima parte protagonista quando da lucano di Salandra, studente “fuorisede” ho cominciato la mia vita barese nel ’73.
Ho vissuto quegli anni e quell’atmosfera, dall’angolo di via Storelli, a un passo dal cancello del coraggio.
Erano gli anni delle scoperte musicali, dei concerti, dell’autocoscienza delle riunioni nei sottoscala, dei movimenti studenteschi, delle manifestazioni, della militanza politica. Volevamo cambiare il mondo e fare la rivoluzione, ma stavamo sperimentando dove finivano le vicende collettive per fare spazio ai dubbi privati.
Guglielmo Campione da solido intellettuale e spirito libero ha rimesso mano a queste memorie riaprendo con fantasia i diari ingialliti, ripescando attori ed episodi di quello spicchio di mondo.
Dopo mezzo secolo, la nostra monumentale Amicizia resta integra e interessante. Non ha avuto bisogno di essere coltivata assiduamente o di essere annaffiata. E’ qualcosa di scolpito e incancellabile, perché sincera e ancora autentica.
Per questo non ho fatto fatica a leggere in 5 giorni le 430 pagine di “Capa di ferro”.
Voi ci avete provato???
CAPA DI FERRO : recensione di Rosanna Galtieri
Una raccolta di 20 racconti che colpiscono soprattutto per la rappresentazione a tutto campo di una città amata, la Bari degli anni '70, che viene evocata attraverso i suoi luoghi, la sua storia, i suoi "personaggi", i suoi sapori e la sua lingua.
Eppure, questi racconti sono emblematici anche di una realtà più vasta, il nostro Sud, e di momenti esistenziali comuni a tutti, come, ad es., il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, che viene colto dall' autore con particolare freschezza e naturalezza.
Il suo sguardo appare benevolo, partecipe, e talvolta divertito, a fronte delle situazioni di volta in volta narrate, con l'effetto di coinvolgere anche il lettore.
Da segnalare anche i notevoli componimenti poetici, della stessa materia dei racconti, che fanno da controcanto lirico al testo in prosa.
CAPA DI FERRO RACCONTI A SUD : Recensione di Nando Stendardo
Se,come molti ritengono,ogni libro è un viaggio,la meta de "La Capa di Ferro di Guglielmo Campione è senz'altro il tempo,mentre l'ormai indispensabile navigatore che indica il percorso non può che esserne la memoria.
Ipertrofica,spietata,a volte maniacale nella definizione dei personaggi e nella ricostruzione dei luoghi cari,essa è il vero fil rouge che lega tutte le storie facendole scorrere,sgravate da da ogni presunzione moralistica,veloci,leggere,briose,con la freschezza di un buon vino novello,perquanto, in alcune,in verità, finisca per permanere,se mi è consentita la metafora enologica,un sottile retrogusto che rimanda più al negramaro che al dolce primitivo.
Così, sono molti i momenti introspettivi,di profonda riflessione.
La varia umanità che popola le storie di Campione,altro non è che il vettore di sofferte istanze esistenziali,di crisi(crisis =scelta,decisione) che l'autore fa risolvere ai vari protagonisti in altrettanti momenti di crescita:dal primo impatto col mistero della morte,al sacro e salvifico vincolo dell'amicizia e,soprattutto al grande mistero dell'innamoramento e dell'eros cui Campione dedica pagine memorabili,di solito felici,a volte più sofferte( Achille,la caduta nel male oscuro,l'uscita dal roveto dolente...) fino all'invito a trasformare, comunque,ogni esperienza d'amore in una storia unica ed irripetibile.
Tutto pare proiettato come uno street-movie su un immenso,immanente palcoscenico di vita rappresentato dalla sua città natia,Bari: i quartieri,le strade,gli angoli,il lungomare,gli sciami vocianti delle bande di ragazzini che infondono coraggio e confortano l'anima in un infinito rassicurante abbraccio che avvolge tutti i protagonisti.
La città, così, non è solo un vecchio baule trovato in soffitta colmo di foto sbiadite,di coriandoli di vita,di storie,ma anche,soprattutto, un rifugio sicuro,l'utero materno dove il mare prospiciente è Il liquido amniotico che nutre e protegge l'autore.
Bari è l'isola del ritorno,l'Itaca di Ulisse.
Ma anche la casa sul confine dei ricordi dove Campione cerca e ritrova le sue radici e,come diceva Guccini,la sua anima vera.
Proprio per questo,se è vero che "il più grande dramma dell'uomo è che non ha memoria (G.B.Shaw), noi vecchi ragazzi ,da questo dramma,almeno,siamo davvero salvi!
NUOVA USCITA : CAPA DI FERRO RACCONTI A SUD di Guglielmo Campione
Distribuzione Amazon libri
E BOOK
Indice
Prefazione
1.
Il falegname dei presepi.
2.
Ladri di mandorle.
3.
Il gommista lupo mannaro.
4.
Juke box e posidonie.
5.
Il cancello del coraggio.
6.
La strega calamita.
7.
Fughe in vespa al mare.
8.
La discoteca del sottano.
9.
Jimi Hendrix e il sogno
10. Il
cicerone e la sarta di Parigi.
11. Il
professore di Filosofia.
12. Le
pagelle del pescivendolo.
13. Mario
e Teresina.
14. Il
pugile di Montescaglioso.
15. Un
pranzo armeno e una cena pugliese.
16. Memento
mori.
17. Un
mattino di venerdi santo.
18. Il
poeta e il pescatore.
19. La
festa di ringraziamento.
20. La
curiosa storia del rullantista fedifrago.
·
Note storiche
·
Ringraziamenti
·
Note sull’autore
Prefazione
La capa di ferro è il nome con cui i pugliesi hanno soprannominato la fontanella pubblica dell’acquedotto che dal 1914 zampilla nelle piazze e nelle sue stradine assolate, dissetando bambini, grandi e animali nelle lunghe estati calde. Essa è anche, però, un simbolo di vita in strada, lì dove l'umanità, non solo pugliese che popola questi racconti, ma mediterranea, vive tutto il giorno sotto il cielo e il sole, lavora, ama, gioisce, soffre, lavora.
In questi
racconti, ambientati nella Puglia degli anni 70-80, il lettore conoscerà
diversi luoghi, personaggi e tematiche tante quante solo la strada, intesa come
luogo elettivo della Polis, può mostrarci.
Dal professore di
filosofia al pescivendolo, da Ninuccio il gommista lupo mannaro alla strega
calamita, dal poeta alla sarta parigina e il suo cicerone, da Jimi Hendrix a
Mimmo il bombolaro, dalla maestra elementare al vecchio armeno.
E ancora
falegnami, parroci, bidelli, alunni, poeti, angeli, cameriere, contadini,
mummie, regine, venditori ambulanti, soldati, bambini in bici, pugili, santi,
padri, madri, zii, fratelli e sorelle, musicisti.
Le chiese, i castelli,
il mare e le spiagge, i sotterranei e i teatri, gli autobus e i cinema, i
cimiteri e i lungomari, i moli e le scuole, i treni, i cancelli e i muri da
scavalcare, i negozi di strumenti musicali, i garage e i sottani, l’atelier
della sarta, le alcove e i mercati, la campagna e le masserie, i jukebox e la
focaccia, le feste da ballo e le bande musicali di quartiere.
La vespa, il ciao
e l’ape piaggio, la barca e la bicicletta, la batteria e la chitarra, i dischi
e la minigonna.
Un ideale arco di vita che parte
dall'infanzia e l'adolescenza e arriva fino all'età adulta e alla vecchiaia
incontrando l’eros e la morte, il mistero e la paura, il rischio e l’amore, le
risate e i pianti, la storia e la poesia, la cucina e la musica.
Un grande palcoscenico a cielo aperto e una
grande scuola di vita a tradizione orale che guarda da sempre all'Oriente e
all'Africa.
Guglielmo Campione ,14 ottobre 2021.
RECENSIONE DEL ROMANZO "LA CANZONE CHE SALVÒ ARAX a cura di Vito Straziota
Ho letto con curiosità il romanzo di Guglielmo Campione, mio compagno di Liceo Classico al Q.Orazio Flacco di Bari , ma soprattutto fedele rievocatore dei comuni ricordi della trascorsa giovinezza Barese, ritrovandomi per incanto nella realtà descritta di quei tempi in cui noi adolescenti, a seconda delle passioni coltivate: suonavamo, “posavamo” e cercavamo di scoprire l’amore.
L’atmosfera è quella giusta ed i suoi personaggi, con le sfumature ironiche che li caratterizzano, sono uno spaccato dei diversi contesti familiari, dai quali si cercava di evadere per seguire le proprie emozioni ed aspirazioni.
Il pianeta femminile la faceva comunque da padrone ed era al centro della curiosa morbosità dei giovani inesperti quanto desiderosi di esplorarlo, giungendo quasi a ritualizzarlo per scoprire le più segrete vie per potervi accedere.
La puntuale memoria presente nel racconto ,dei quartieri della Città, dei personaggi conosciuti o semplicemente immaginati e dei luoghi frequentati, rappresenta l’ideale palcoscenico sul quale mostravamo ogni giorno della nostra giovinezza, il gioioso desiderio di vivere e conoscere il mondo.
Ma ancor più colpisce nel racconto, l’exursus storico del popolo Armeno, abilmente tratteggiato dall’Autore che ne coglie l’essenza, non mancando di risaltare la naturale vocazione all’accoglienza del capoluogo Pugliese, che costituisce da sempre crocevia internazionale e porto sicuro dove approdano uomini e donne in cerca di un futuro per i loro figli.
L’epilogo è proprio questo: una bella ragazza Armena che fugge dal suo passato e dalla violenza della terra natia, diventando subito protagonista ammirata ed ambita, per la sua bellezza misteriosa, tra suoi coetanei, prima di ritrovare la consapevolezza della realtà dalla quale nel finale viene bruscamente riassorbita.
Grazie Guglielmo, per questo gesto di amore verso Bari ed i suoi simboli, ma soprattutto per averci reso durante la lettura del Tuo libro, di nuovo protagonisti di momenti spensierati che all’epoca non coglievamo appieno, ma che ancora oggi restano impressi nei nostri cuori.
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Vito Straziota è nato a Bari il 6 settembre 1957, dove ha frequentato il Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco”.
Vincitore di Concorso per l’ammissione all’Accademia della Guardia di Finanza, dopo i regolari Corsi Ordinari e di Applicazione, ha conseguito i Diplomi di Laurea in Scienze Politiche–indirizzo Internazionale –presso l’Università" La Sapienza” di Roma ed in Scienze della Sicurezza Economic– Finanziaria presso l’Università di Roma – Tor Vergata.
Durante la sua carriera, nel corso della quale è stato promosso Generale di Brigata, ha svolto molteplici incarichi operativi ed addestrativi presso i Reparti del Corpo dislocati in ambito nazionale.
Dal settembre del 2020 è in congedo e risiede in Abruzzo con la sua famiglia.
NUOVE GENERAZIONI E POESIA di Alessia Di Luzio
L'ANGOLO DEL GIALLO A CURA DI PIETRO DE PALMA : Enrico Luceri : Le notti della luna rossa, 2019 - Il Giallo Mondadori N° 3184
Lo profetizzò molti secoli prima di Cristo il profeta Gioele. E da allora, quando la luna appare rossa, le si attribuisce un potere strano, un presagio di sventura. Persino in Goldrake, le armate della stella Vega attaccano la Terra quando la luna è rossa.
Di questo detto popolare si è appropriato Enrico Luceri, intitolando il suo ultimo romanzo, Le notti della Luna Rossa, in edicola in questi giorni, forse l'uscita migliore , come ho detto anche altrove, per celebrare i 90 anni del Giallo Mondadori.
Mennella è un cantante neomelodico fallito. Il suo momento di gloria l'ha avuto cantando Luna Rossa. Ma ora deve tutto a sua moglie, Letizia Romano. Vivono a Posillipo, vicino Napoli. Letizia ha ereditato molti beni di famiglia, essendo stata cancellata dall'asse ereditario della sua famiglia, la sorella Giovanna, per dei conflitti insanabili coi genitori, seguiti alla sua relazione con un uomo sposato. Per quanto Maria Letizia abbia cercato la sorella, per ridarle i beni di sua spettanza, non l'ha mai trovata. E si è pure servita della Agenzia Investigativa Di Cillo, una delle più rinomate se non la più rinomata, a Napoli.
Una bella sera, viene trovata morta dal marito Gianni Mennella. Un cocktail micidiale a base di whisky e ansiolitici l'ha stecchita. La polzia non sa se trattarsi di incidente, suicidio o assassinio. Ma più che passa il tempo si convince che si è trattato di omicidio, tanto più che nel lavello della cucina viene trovato, oltre al bicchiere incriminato ma senza impronte, uno con un fondo di whisky, che sembra essere stato lavato male.
A prima vista sembra chiara la responsabilità: il giudice Pieranunzi, nonostante la morte sia stata stimata intorno alle 20 e nonostante Mennella per quell'ora era altrove e vi sono dei riscontri che fosse lì, comunque sia per la strana condotta di Mennella che non si sa per quale motivo temesse per la salute della moglie quella sera, pensa ad un uxoricidio, essendo lui l'erede della moglie. E quindi sarebbe stato lui a bere il whisky assieme alla vittima. Ma successivamente, l'aver appreso che non avrebbe potuto assumere alcolici per il reflusso gastroesofageo di cui patisce gli effetti, e il fatto che stranamente nessuno nel palazzo ha sentito nulla, e sembra non interessarsi a quello che è accaduto al primo piano, spingono il commissario Bonocore e i suoi aiutanti, l'ispettrice Garzya e il sovrintendente Michele Macchia, ad allargare le indagini all'entourage immediatamente prossimo, cioè ai vicini di casa, e poi a chi possa essere la sorella della vittima: i primi, perchè nessuno sarebbe potuto entrare nello stabile se non con le chiavi del portone oppure su invito del diretto interessato; la seconda, perchè per essere stata esclusa dall'eredità dei genitori, avrebbe potuto avanzare pretese nei confronti della sorella, anche se erano state molto vicine. Ma si sa, i tempi cambiano le persone. E così... le indagini vanno avanti.
E se il sostituto procuratore Pieranunzi concede prima due giorni per chiudere il caso, a Bonocore, e poi per altri riscontri, li rinnova, Bonocore stesso è alla ricerca del filo dell'aquilone: l'aquilone (cioè il caso in questione) eviterà che gli possa di nuovo sfuggire, quando terrà ben stretto il filo (cioè avrà risolto il caso). Il filo gli sfugge per uqsi tutto il caso, nonostante egli stia lì per acchiapparlo: le indagini si susseguono, la sorella scomparsa intratteneva una relazione con un uomo sposato con il quale aveva avuto una bambina. Ci si arriva per le indagini dell'agenzia investigativa che fornisce pure alla polizia il nome di una testimone, una vecchia collega della donna che potrebbe ricordare il nome dell'uomo. Ma di lì a poco vengono uccisi prima un detective dell'agenzia investigativa, poi la testimone. Poi anche un inquilino dello stabile della vittima che voleva ricattare l'omicida e infine chi l'aveva fatto entrare nel palazzo.
Bonocore e la Garzya arrivano insieme al nome dell'omicida e in un finale convulso....
Enrico si è evoluto, rispetto ai primi romanzi pubblicati anni fa, rimanendo fedele però ad una sua impronta ben chiara: la derivazione dalla scuola italiana, e soprattutto dal cinema italiano. Come mi ha detto lui: Con rispetto e amicizia, io sono sempre stato solo Luceri, nel bene e nel male.
Ma è evidente che rispetto a Il mio volto è uno specchio l'evoluzione è ben netta. E tuttavia è un recupero della tradizione, più classica che non si può. Le atmosfere non sono più quelle di un film thriller degli anni settanta (sul vincitore del Tedeschi le influenze del cinema italiano giallo da Bava a Fulci a Avati sono evidenti), ricalcano modelli più antichi e cristallizzati ma sempre attuali: qui è l'assassinio in uno stabile. Nessuno ha visto e sentito, ma qualcuno pure dovrebbe aver dovuto sentire qualcosa! E non viene ucciso solo la Romano, ma anche l'inquilino del terzo piano, e poi anche l'infermiera del secondo.
L'assassinio in un condominio (o in una pensione o in un albergo) è un tema classico, più classico che non si può: nel passato vari scrittori si sono cimentati in variazioni, da Quentin Patrick (Murder at the Women 's City Club) a Augusto De Angelis (L'Albergo delle tre rose), da Stanislas A. Steeman (L'assassin habite au 21) a Claude Aveline (La Double mort de Fréderic Belot), da Todd Downing (The cat screams) a Nieves Mathews (She died without light); ma nel tempo stesso è un tema non solo virtuale ma reale: come non ricordare il delitto di via Poma per esempio?
Enrico Luceri elabora quindi una storia, che potrebbe benissimo avvenire in qualsiasi condominio, legandola a idee proprie di alcuni romanzi soprattutto della Christie: si sa che lo scrittore romano ne è un grande fan e conoscitore, e quindi non è un caso che prenda (e lo riconosce nella postfazione) spunti da molti libri della scrittrice inglese:da A Pocket full of Rye a A Murder is Announced. da Sad Cypress a Death in the Clouds. Nonostante ciò, e nonostante vengano citate anche altre opere, tra cui L'Albergo delle tre rose di De Angelis, gli indizi veramente importanti e risolutivi del romanzo di Luceri, legati a romanzi del passato, sono due: l'assassino che potrebbe aver ucciso la moglie di Mennella senza necessariamente essere un inquilino dello stabile, richiama Hercule Poirot's Christmas, mentre l'indizio che porta ad identificarlo senza ombra di dubbio, cioè l'inalatore di cortisone, si allaccia ad un testo che Luceri non cita ma che in modo chiarissimo è legato al suo romanzo: The Egyptian Cross Mystery di Ellery Queen (l'indizio della boccetta di tintura di jodio, che solo l'assassino sapeva dove si trovava).
Il ragionamento che porta Bonocore ad acchiappare il filo del suo caso, si basa su un non senso: sul perchè cioè nella casa della vittima la stanza in fondo ad un corridoio sia una cucina (nella zona notte, cosa alquanto bizzarra), mentre in quella sopra al secondo piano è un più naturale bagno: proprio sulla base che l'inalatore si trovava in una stanza, la cucina, di cui l'assassino non avrebbe dovuto conoscere l'ubicazione se non appunto per il fatto che fosse già entrato nell'appartamento per uccidere la moglie di Mennella, che è collegato al riferimento di Queen dal fatto che lì l'assassino non avrebbe dovuto sapere dove stava la boccetta di Jodio per medicare una ferita, mentre lo sapeva, Commissario e Ispettrice incriminano l'omicida. Del resto, a ben pensarci, non è l'unico romanzo in cui l'assassino non avrebbe dovuto sapere una cosa, ma messo alle strette da una certa situazione, esce dal seminato del suo piano e commette il fatale errore: infatti anche nel celebre romanzo di Rufus King,The Lesser Antilles Case, l'assassino compie un fatale errore mentre è in fondo al mare: entra nella cabina di un relitto per trovare una cosa che se non fosse già stato lì non avrebbe saputo dove cercare.
Ma non si ferma a questi romanzi il ricordo di Luceri: nel suo romanzo sono esemplificati i vari generi del giallo classico, esaminati e fatti interagire con altri: c'è l'esemplificazione di una serie di alibi che sembrerebbero a prova di bomba ma che vengono smontati (richiamo a Crofts); c'è il ritorno dell'erede, magari tenuto lontano dal patrimonio, ma che per rientrarne in possesso uccide (richiamo a Christie); c'è il tema del malato assisitito dall'infermiera ( es. la madre dei Greene in The Greene Murder Case, di Van Dine); c'è quello della vendetta e del patrimonio.
Quello che forse differenzia Luceri dal tema classico in senso stretto e lo fa essere figlio di un tempo più vicino a noi ( e molto vicino al modo di inquadrare l'assassino da parte di Paul Halter), è il tema della pazzia, la follia psicopatica, in virtù della quale l'assassino non è solo un elemento freddo e astuto che uccide per pura malvagità o per calcolo, ma anche un elemento che uccide per il piacere che gli procura uccidere. Non solo: in Luceri assistiamo al susseguirsi di scene anche splatter (possono richiamare Fulci per esempio) che difficilmente sarebbero state inserite in un giallo di Agatha Christie, in cui la scena del delitto, per quanto il delitto fosse abominevole, era asettica: in Luceri invece, la scena del delitto, è viva, la vediamo svolgersi in tutta la sua crudezza, insomma è figlia del suo tempo. Inoltre in Luceri il giallo classico si sposa con il giallo a sfondo suspence, e in questo parrebbe essere come un ritorno alle origini, alla Rinehart per esempio, come però potrebbe benissimo anche essere la filiazione di un certo cinema italiano.
Insomma Enrico Luceri è un giallista a tutto tondo. Forse il miglior giallista in circolazione in Italia. E questo romanzo è uno dei suoi migliori, un singolare omaggio alla grande Età d'oro del Giallo: perfetto per festeggiare i 90 anni del Giallo Mondadori (forse una delle migliori uscite di quest'anno se non la migliore uscita assieme all'Halter), ma perfetto anche per essere venduto in libreria, accanto proprio ai romanzi della Christie da lui citati.
Pietro De Palma
IL DOPPIO CANTO DELLA CIVETTA ,LUOGHI INTERIORI EDIZIONI : NOTE DELL'AUTORE
Nota dell’autore.
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto diceva
Italo Calvino .
Molta della letteratura attuale mi pare invece troppo appiattita sulla realtà
fattuale , basta vedere lo strapotere del genere giallo, dai media ai libri, in
cui prevale una narrazione dei fatti condita da una stimolazione emotiva
massiccia ma con poco pensiero .
Il gioco meraviglioso dei rimandi fra simbolo e vita , tra significante e
significato che mette in moto la mente , il linguaggio e il cuore , il motore
principale della letteratura che allena a scoprire, svelare , pensare è
quantomeno da tempo inceppato , afasico , spero non definitivamente perduto .
Guglielmo Campione
RECENSIONI DEI RACCONTI TRATTI DA GUGLIELMO CAMPIONE "IL DOPPIO CANTO DELLA CIVETTA " ,LUOGHI INTERIORI EDITROE
L'AEROPORTO NATO DA UNA VISIONE
Immagini di grande potenza narrativa
,conducono alla riflessione sulla perdita di conferimento di Senso
dell'esistere nella nostra civiltà. Dopo poche righe ti trovi immerso in una
atmosfera surreale!
Da leggere e rileggere!!!
E che chiusura magistrale!!
Gabriella
Campione
Inizio moduloFine
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Dalla prima riga ci si sente risucchiati nel racconto, davanti agli occhi
scorrono proprio quei luoghi così finemente descritti.
Le immagini delineate da ogni personaggio per descrivere questo luogo
visionario disegnano ogni volta uno spazio diverso, complice la molteplicità
della realtà e la complessità della mente umana, in un'operazione svolta anche
da Calvino ne "Le Città invisibili". Un racconto che ha la forza di
trasportarti in tanti posti pur rimanendo in uno solo. “Voi siete onda e diventate uno con l'acqua di cui siete composti"
come dice Thich Nhat Hanh, monaco buddhista.
Questo racconto ci fa sentire onda e poi acqua coinvolgendoci pienamente nella
sua trama.
Un racconto leggero come l'aria, forte come il fuoco, solido come la Terra
e trascinante come un'onda e, per questo, completo. Ha tutto ciò che può
coinvolgere un lettore dall'inizio alla fine!
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Si beve tutto d'un fiato.
Il target finale della quarta parte riecheggia le tematiche branduardiane
dolcissime e metafisiche accennate giá ne "La fiera dell'Est".
Bellissimo il confronto tra il nocciolo pragmatico-settoriale occidentalissimo
dei visitatori e quello noetico-globalistico-orientalistico di Salajar che ha
nel suo nome il richiamo a als/alos che in Latino diviene Sal/ salis, elemento
fondantemente peculiarissimo nell'elemento acquatico primordiale. Se invece
l'etimo del nome della guida ha un'altra simbolistica verrebbe da pensare al
verbo salio che poi ibericamente indica l'idea del distacco, della partenza,
dell'allontanamento.
Inizio
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Fine
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Evocativo, simbolico,affascinante.
L'essere Assoluto, eterno immobile di Parmenide si declina nelle quattro Radici
di Empedocle che rievoca l'acqua di Talete, fonte primigenia di vita
rigenerazione e purificazione.Passato , presente e futuro coesistono in una
sorta di perenne intreccio. La Sapienza antica si rinnova nella ricerca
scientifica moderna
Inizio
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Fine
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Nei racconti di Campione ritrovo la comprensione e la conoscenza del
conflitto natura-cultura, che dissocia e poi riunifica nel simbolo inconscio,
dove TUTTO È UNO, simmetricamente.
L’UOMO
PESCE
un viaggio nelle umide profondità dell'io
,immagini acquatiche di una immersione /ricerca che si lascia trasportare dal moto Continuo
delle Onde ,moltiplicando all'infinito i propri spazi interiori.
Affascinante e coinvolgente !
Gabriella Campione
FINISCI IL TUO CAVALLO.
Che cosa immedesima l’autore al
destriero in disarmo tanto da popolarne transitivamente/immediatamente la
mente? Sul ponte che è di per sé sema di passaggio…al tramonto…Guglielmo nasce
per il simbolo, vive in esso e con esso! Vicino alle sirene, effigi dell’illusione
…al crepuscolo…E in questa stasi crepuscolare tutto, natura inanimata, vegetale
ed animale si fa riflesso e interfaccia di un sé stesso barcollante. L’invito a
finire se stessi, specchio di un antico galoppatore/stallone in rottamazione,
scandito dal coro della physis circostante sembra poi in stupendo aprosdòketon
(altro bagaglio tipico del Guglielmo profondo conoscitore del dramma classico)
ribaltarsi nel semanticissimo baluginio del satellite terrestre rischiarator
del buio! Guglielmo passa ripido e rapido: sappiatelo cogliere! E’ una sfida
continua!
MARIANO GROSSI
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Fine
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Fine
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Un minuto di intenso trasporto tanto
che sono riuscita a vedere, come fosse reale, quel tramonto vermiglio.
Questo racconto,ti prende per mano e
ti conduce su di un set onirico ,vibrano forte le parole come fossero
pennellate energiche e visionarie di un dipinto di van ghog
Inizio
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Fine
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THE HARLOT
Quante dentali in questo titolo esplosivo come il suo contenuto!
All'autore sembra piaccia accostare
sacro e profano (chiesa/battona) e simboleggiare la vitalità della natura in
una pulsione accoglitiva/invasiva che reitera l'eterno mito dell'androgino.
Ed è estremamente pregnante il fatto
che questa didassi della ricomposizione maschio/femmnina avvenga proprio sul
piazzale di quell'istituto che storicamente ha fustigato e castrato
demonizzandolo quell'empito. Anche la pittorica finale nuvola/palo ricalca l'allegoria
utero/fallica che permea tutto il naturalismo semantico del filo forte
compositivo. Piacevolissimo!
Mariano Grossi
Questo racconto,ti prende per mano e
ti conduce su di un set onirico ,vibrano forte le parole come fossero
pennellate energiche e visionarie di un dipinto di Van Ghog
MARTINA OTTAVIANO
Un lampo questo racconto! una odorosa carezza attraversa il neutro
territorio matematico .Chiusa la cartelletta,il pubblico conserverà traccia di
quel Profumo e Nulla sarà più come prima!
Inizio
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Fine
modulo
Dicotomia fulminea della razionalità
e dell'istinto fisicizzata dallo scienziato simbolo di una fugace ribellione
notturna alla tirannide della ragione.Infanzia/maturità,profumo carnale (rosa
mulieris imago)/dominio sui sensi custodito dalla stereotipia della disciplina
più scevra d'impulsività.
Orchidea (il fiore della
spermaticità) contro alambicco, il condensatore dei vapori bollenti!
Amor contra solitudinem.
E la bellissima immagine in clausola
con la duplice felinità racchiusa nel cuore del protagonista: il phélex
razionale lasciato in sala conferenze, quello "amoripeto" appena
uscitone!
LA LETTERA OTTUSA
Intenso ed evocativo e bellissimo il paragone della pagina che frigna e
pista i piedi come un bambino viziato. Un racconto che nasconde dietro di sè un
romanzo...
Cinzia Baldini
Inizio
modulo
Fine
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Ancora Guglielmo alla ricerca di un
sema, a far capolino tra significanti e significati. Il foglio frignante è la
risposta dell'impulso donativo alla logica della contrattualizzazione della
vita, il diniego di un ingabbiamento e la vittoria della spontaneità. L'animo
muliebre inesausto di interrogativi sull'ter umano è il no ad ogni
inquadramento logico che le righe di quella carta rappresentano. E il rotolare
della cellulosa ottusa (da ob + tundo, battuta apertamente, percossa e
ripercossa tanto da divenire insensibile alle sollecitazioni)verso il destino
pirico delle rose e delle spine rappresenta la vittoria del cuore sulla mente,
poiché il muscolo cardiaco sa che egli vince la logica dell'interesse, della
razionalità e, perché no, della morte, intesa come mera trasformazione di uno
stato pregresso.
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Quel foglio aveva bisogno per aver
parola , della seconda nascita. Mi pace il simbolismo sotteso,lettura
piacevole.
Elisabetta
Polatti
Il tentativo mai tralasciato di mettere
ordine nella relazione amorosa .Voler conferire senso alla "sgrammatica
"delle emozioni. Questo racconto è fortemente intimo!
Gabriella Campione
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Ricerca di senso nel non senso; unica certezza nulla si distrugge tutto si
trasforma
Ottima l'umanizzazione del foglio,cifra dell'esistenza umana.
Lina Arrigo
L’ANGELO E LE FRAGOLE DI LESBO
La simbologia fallica che traspare da tutto il racconto dell'autore e quel
suo legame fisiologico eccitativo con la natura da lui direttamente
sperimentato (i legni amari che la protagonista annusa dalla nuca del
protagonista, gli olivi e i vitigni di Plomari, e palme fiancheggianti il viale
d'accesso dell'alcova, i frutti di bosco emblema fallico estremo nella loro
eritrologia cromatica) non è tema nuovo per chi conosce il poetare oltre che il
prosare di Guglielmo: la mixis natura-sesso è la stessa di "Africa",
suo flash sensualissimo nella prima parte (la più erotica) della silloge
"Il lungo cammino del fulmine": "Africa negli occhi e tu nel
cuore: palme tra le dita le tue burrose gambe"...Africa, Lesbo, Egeo, mari
equatoriali...torna contemporaneamente il tema dell'acqua, della fluidità
convogliatrice delle pulsioni primordiali più genuine e tutti i frutti ivi
citati sono fonti di liquidi vitali omnicomprensivamente spermatici ancora in
simbologia anulare! Un virtuoso dell'allusione e del sema!
Mariano Grossi
L'attesa che si fa compimento.
Straordinario il ritmo di questo racconto.
Un tempo morbido e lieve che si fa sempre
più denso fino ad innalzare, nella
chiusura, un canto liberatorio .
Gabriella Campione
FREDDO COME UN SILENZIO CALDO COME UN BRODO
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Nota dell’autore
La tematica è senz'altro quella di Pigmalione e di Narciso : tener presenti
solo i propri bisogni e conformare tutto a quello ma anche quello della bella
addormentata , tematica della nuova nascita, della conoscenza di sé e del
mettere al mondo sé stessi come sosteneva Lou Salome in tema di narcisismo .
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Un minuto nel quale viaggiare sotto
maglioni deformati, assenze di stile, pulsioni elementari,odio, sguardi e
candele.. Un minuto solo per conoscere tutto ciò! Gradevolissima lettura!
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La crudezza del corpo come la
crudezza dell'animo umano. Qui sentimenti forti si intrecciano in un breve
racconto ricercato.
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Un interessantissimo pezzo
confezionato con fine penna psicologica da Guglielmo Campione .Pigmalione e
Galatea : è in quest’accenno mito-filologico, che riscontreremo l’originalità
dell’approccio di Guglielmo, autore e psicanalista capace di penetrare il mito
nei suo anfratti psichici più reconditi (ed al professionista della materia ben
noti) per dar vita ad un abbozzo di idea letteraria autonoma e volutamente
ribaltante.
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S’intersecano gli accoppiamenti sinestetici (il grigiore del cielo senza
vento dei pensieri- muta sorrideva- silenzio di ghiaccio- esercito di pensieri)
in questo breve racconto di Guglielmo in un matrimonio formale e sostanziale
inesausto. Ma quando parliamo di sinestesia non lo facciamo solo in chiave di
mero registro delle figure retoriche organicamente inserite nel tessuto
connettivo del racconto, bensì perché tutto esso pare una perfetta miscellanea
sagacemente ribaltata della scena ovidiana del mito di Pigmalione . Assieme a
questo , il racconto adombra un altro grande mito gravido di riferimenti
psicologici , quello di Narciso , soprattutto nella scena dello schiaffo che fa
sanguinare chi lo infligge , come se vennisse dato alla sua immagine riflessa.
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Un racconto ben strutturato che
delinea sin da subito i personaggi, ognuno nascosto come può dalla
consapevolezza di sé: dietro un maglione sformato e convinzioni solo
all'apparenza forti. Il cuore della storia è il ribaltamento della situazione,
un'insofferenza che diventa liberazione, una lezione non data ma ricevuta, una
bambina "triste e scontenta" che diventa madre accogliente. La chiave
è un contatto fisico violento, uno schiaffo, che alla lettura fa vibrare anche
l'anima e genera nello stesso lettore una sorta di catarsi.
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Interessante creazione! ritrovare la
propria metà,la madre, comporta una rottura un sanguinamento. Solo allora
l'immagine prima goffa ma pure invitante,vestirà la vestaglia del protagonista
era lo condurrà all'Agape della ritrovata unità dove lei si farà cibo sacro di
lui per nutrire un essere nuovo.
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I controluce della scena danno il
senso pieno ai sensi delle parole, agli aspetti dei gesti. Che stile!
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Il grande dottore ha psicoanalizzato
Galatea...
Alessia Di Luzio
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