G.Campione
" Il mistero del batik lapislazzulo"
Un racconto sul destino e il caso.
G.Campione
" Il mistero del batik lapislazzulo"
Un racconto sul destino e il caso.
nel vento di levante
indicava una via diversa
per il ritorno,
non quella per la quale
venisti presa per lo scontento
delle cose fin lì sapute
scrutando le stelle
nello stesso cielo.
Non si può tornar
per la via vecchia
se quel che hai visto
t’ha cambiato lo sguardo.
Questo l’exordium della raccolta “Epiphaino”, scritta da Guglielmo Campione e che abbiamo umilmente provato a vertere nelle lingue classiche, ispirati come siamo stati dall’aura sacrale che la lettura delle sue liriche ci ha ingenerato, poiché riteniamo capace quant’altri mai l’uomo, il credente, l’analista, autore della raccolta, di cogliere nella lettura delle Sacre Scritture valenze pragmatiche che si pongono alla ricerca di un messaggio estremamente umano e meno trascendente rispetto a quello che una certa bigotta cultura fideistica vuole far intendere; il riferimento nemmeno tanto recondito alla visita dei Magi a Gesù Bambino, il cui gnomon è già nel titolo della silloge, diventa occasione per una docimologia di natura principalmente psicologica: l’invito a non fidarsi dell’opinione comune, lo sprone a guardare la realtà con i propri occhi e riconsiderare il pregiudizio, rischio che ogni uomo di qualunque livello sociale, estrazione culturale e humus storico inevitabilmente corre; vedere coi propri occhi significa capire e rivoluzionare i propri programmi. Le lingue classiche con la loro capillarità compositiva morfologica e lessicale, a mio giudizio, corroborano ed aiutano questo orientamento, dacché un verbo ordinario, oseremmo dire, come cambiare si trasforma in convertereovvero methistemi, le cui preposizioni (cum e metà) marcano quasi fisicamente l’effetto ribaltante della decisione consequenziale alla visione ottica di ciò che si è andati a cercare.
Uscendo
dal tempio
onorata tomba
per colui che porta
nome di vittoria
e un libro con tre sfere d’oro in mano
si mescolavano
profumi d’incenso urina, semola, ragù e alghe
nel vento freddo di maestrale
e nel mio cuore
il senso del mistero infinito,
del viaggio,
della casa
e delle urgenze carnali.
E se qualcuno, fuorviato dall’argumentum della prima lirica, può pensare ad una raccolta tutta spiritualista, ecco che l’autore ci “cambia lo sguardo”, convertit oculos nostros, poiché la successiva costituisce il biglietto da visita dell’uomo mediterraneo perfettamente in bilico tra spirito e carne, anelito d’internazionalità e senso del nostos; un viaggio nella basilica Nicolaiana può davvero costituire per i forestieri un’ermeneutica quasi fisiologica e succedanea del messaggio contenuto nella prima poesia: la città vecchia, con le sue attiguità antipodiche così amalgamate, invita a cassare i luoghi comuni e a postarsi come uomini nuovi e gravidi di ossa e sangue, di anima e corpo. Ed anche qui, inutile dirlo, la centrifuga delle sensazioni psicolfattive che l’uomo annusa. Lasciando il tempio più etimologicamente mediterraneo del globo terracqueo (basta venire a Bari e sostarvi per capire il crogiuolo di razze che vi si concentra), viene esaltata dalla traduzione gravida di quelle prefissività (com-misceo, sum-mignymi) che l’italiano sovente trascura.
Spira nell’italiano solenne e per certi versi eccezionale di Guglielmo Campione l’aspirazione a riconquistare certe tonalità e bradipodie filologiche che la modernità ha ineluttabilmente smarrito: la dovizia dei congiuntivi nelle loro differenziate sostanze esortative ed ottative, la ciclicità delle interrogative dirette e indirette, gnomoni di un uomo in assidua sagola interiore, l’attitudine all’azione qualitativa più che alla sua semplice riproduzione cronologica, son tutti attributi formali affini alla classicità e sorge pertanto naturale l’input a guadare le sue poesie in lingua latina e greca, gli uteriin cui il suo italiano venne concepito. E il traduttore si arrischia con piacere nelle prolessi dei complementi di specificazione, nell’elevazione attributiva dei complementi di materia, nella posposizione dei verbi in finale di proposizione, ritemprando la consanguineità ematica del suo scrivere con la suggiuntività (restituzione in lingua albionica e castigliana del modo che noi italiani chiamiamo congiuntivo) e l’ottatività del greco antico che riesce a magnificare spessissimo le sue abituali subordinate narrative per mezzo del Genitivo assoluto, gemello dell’Ablativo assoluto latino.
Agli studenti liceali italiani d’oggi già questi approfondimenti sintattici possono sembrare estranei e sorpassati, ma io li stimolo a leggere le poesie di Guglielmo per attizzare un esercizio di episteme sostanziale e non solo formale, poiché, al di là dell’abito lessicale e stilistico, esse sono dotate di un caposaldo di formazione mitologica trasfuso cristallinamente nei più specifici concetti psichici e sarà gradevolissimo per loro, procedendo nella lettura di poesie come “Altrove nel firmamento”, “L’Oltre e l’Altro”, “Sale e Luce”, “Acqua”, o i dialoghi di occhio e anima o “Mille e una notte”, scoperchiare le sterminate competenze bibliche, mitologiche ed omnicomprensivamente storiche di questo poeta prestato alla psicanalisi. E l’impulso a leggerlo in lingue che oggi si definiscono morte sarà enormemente vitale!
Una recensione di Mariano Grossi
5,0 su 5 stelle
Recensito in Italia il 12 gennaio 2022
Un approccio molto interessante, evocativa l'associazione immaginifica col mare come metafora della psiche , anch’essa originata dal mare, in senso biogenetico e psico-filogenetico, per dirla con Jung.
Nelle cosmogonie universali, ad esempio nelle tavolette sumere, si può trovare traccia in chiave mitica e religiosa, di questo percorso misterioso e affascinante. Questo studio di Campione sembra portare la questione su un piano di pratica analitico-terapeutica, secondo la visione pragmatica propria della psicanalisi freudiana; ma credo che non manchino i punti di convergenza con la concezione spiritualista che dalla psicologia analitica junghiana potrebbe essere trasferita alla variegata più attuale corrente di pensiero che va sotto il nome di Era dell’Acquario.
Adriana Zanese
Adoro la scrittura di Guglielmo Campione la trovo affascinante, elegante, ritmata, puntuale, significante, allusiva, mai scontata
Come quando sei di fronte ad un mago e pensi: chissà cosa tira fuori ora dal cilindro.
Intrigante.
G. Francia
E’ un libro godibilissimo che resta impresso!
L’ho già letto tre volte !!!!!!!!!
Santina Favolla ě un libro ricchissimo di rimandi letterari, che vanno dalla cultura popolare a quella storica e dalle fiabe popolari, ai racconti orali fino al al fantasy.
Al suo interno ci sono altre cento pagine che chiedono di essere ancora sviluppate.
Molto bello l'incipit, la scena del funerale, la scena della fontana della Pigna dove si incontrano Achille e Santina e si rompono le giare.
Personaggi maschili interessanti il liutaio e l'Acquaiolo.
Molto belli gli scorci del. Borgo antico e la sua'Casba', gli interni
I racconti sulle masciare.
Gabriella Campione
"Itaca, terra mia!
Vedo lo speco
e l’opaco di fronde antro ridente
ove sgozzai sui fumiganti altari
capre alle Ninfe; ed ecco l’alto Nérito
monte, e il porto di Fórcine, e il fronzuto
olivo torto che gli sorge in cima.
Soltanto Ulisse è un altro Ulisse, ormai!
Vecchio, canuto ed acciaccato, curvo
sopra un bastone, con gli occhi cerchiati,
torna l’Eroe.
Gran trionfo, nei lunghi,
brulli, nebbiosi e desolati inverni
sognato, in mezzo ai taciturni Eroi
giacenti al freddo nelle notti ete
rne!"
Fuori Terra, prima opera letteraria di Mariella Procaccio, ě un libro che dà una rappresentazione intensamente femminile del Nostos, del sentimento della lontananza dalla propria Terra.
Per questo, ho voluto far aprire questa mia recensione con la celebre citazione del ritorno di Ulisse a Itaca dall'Odissea, il Poema del nostos.
La scrittura di Mariella Procaccio ě una scrittura emozionale, rievocativa, precisa, attenta ai dettagli emotivamente concreti e concretamente emotivi che son quelli sotto cui si celano i fatti veramente importanti i segreti, i sentimenti.
Sono i dettagli infatti che cambiano il corso della Storia e del pensiero. Sono i dettagli che descrivono la psicologia dei personaggi.
Il Libro ě una macchina magica del tempo che funziona grazie alla chiave dei dettagli : solo cosi possono infatti rivivere le relazioni, i costumi,i valori culturali familiari, ,le emozioni, i sentimenti, in altre parole la microstoria quella che fanno quotidianamente gli umani e non appare sui libri di storia.
Sul palcoscenico del Teatro di FUORI TERRA, c' ě una famiglia italiana degli anni 60 che vive il dramma dello sradicamento dolente ma anche gravido di speranze dalla propria cultura. Fuori Terra appartiene interamente alla tradizione non solo letteraria del neo realismo da questo punto di vista.
Tornano cosí alla memoria i mille viaggi fatti in treno,verso il sud, le mille storie raccontate di notte da un’ umanită dolente ma autentica che tra un tarallo e un ricordo scambiava davvero i propri mondi. Una condivisione cha manca incredibilmente oggi nella galera tecnologica dei social e negli odierni noiosi e asettici viaggi aerei.
Maria, la piccola protagonista ě timida ma curiosa di quella curiosită che Melania Klein grandissima analista inglese chiamò ISTINTO EPISTEMOFILICO del bambino e che ě la base dell amore per il sapere, la cultura, la conoscenza scientifica filosofica letteraria e psicologica.
Io credo che la scrittura di Mariella Procaccio sia una scrittura molto intima ma anche una donazione di sě coraggiosa e generosa nel momento in cui sceglie l’autobiografia come genere letterario raro e in controtendenza oggi ai noir, ai soliti cryme o alla subcultura di falsità e fake news di influencers e false identită.
Diversamente dalle finte condivisioni che ci vengono ammannite dai vari social, tutti americani per altro, Fuori Terra rappresenta un esempio di autentica condivisione letteraria di valore di un'esperienza, quella del Nostos, universale e che oggi alla luce delle migrazioni puo diventare uno strumento di comprensione prezioso.
Solo la verita nutre la mente, diceva W. R. Bion, mentre la menzogna e il segreto che incatena l'avvelenano.
Gesù nel Vangelo di Giovanni dirà (8, 32): "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
GUGLIELMO CAMPIONE
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Mariella Procaccio (1961), laureata in filosofia, è presidente dell’Associazione Circoli Virtuosi. Organizza eventi pluridisciplinari; promuove tè/caffè filosofici e presentazioni di autori. La sua attività principale sono i laboratori di lettura filosofica che porta nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle biblioteche, in carcere e in ogni luogo in cui è stato possibile realizzarli. L’autobiografia Fuori terra è la sua prima opera scritta.
Chiara Troccoli Previati.
Il polpo e il teschio
20 Canti e 2 saggi per migranti e transfughi.
Con "Il polpo e il teschio"
di Guglielmo Campione
ci troviamo di fronte a un libro “concept”.
A partire dall’immagine in copertina si innalza il canto e ci avvolge proprio come i tentacoli di quel polpo, chiarendoci subito per chi quel canto si leva.
La prefazione del libro trova un suo seguito e un raccordo nei due saggi finali dell’autore che, come la costa intorno al mare omerico, abbracciano il canto poetico che naviga nella parte centrale del libro; canto ininterrotto, talassocentrico, che avvolge con parole e pensieri.
E’ per far meglio comprendere al lettore di quale mondo si parla, si canta, si soffre e si piange, sulle orme dei Sepolcri di Foscolo, l’autore vuol mettere la sua impronta e far posare anche i nostri piedi, farli bagnare in quelle acque dove nel teschio di un uomo può annidarsi un polpo, dove i capelli ‘diventano
alghe’ (Ode a un padre morto, v.20) nella transizione di una vita verso una morte.
Vedi allora emergere il ‘cimitero del mare’ che mi riporta alla mente, in una specularità immaginifica avvalorata dal comune colore azzurro, (di mare e cielo), la definizione di Paul Celan dei ‘cimiteri dell’aria’ espressione usata a proposito del fumo che sale dai corpi bruciati nei forni crematori. Di questi ultimi non è visibile traccia, come per Edmond Jabès non v’è traccia delle impronte, cancellate o sepolte, nella sabbia del deserto, eppure il silenzio che ne emerge, in tutti i casi, si fa parola, parola poetica.
E allora attraverso il mare, l’aria, il deserto e i loro silenzi comprendi che “là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva” (F. Holderlin, Patmos): la poesia.
Una poesia di parole vere, non belle, perché la parola vera tende ad ammutolire e lì nel silenzio, avviene l’incontro: il vuoto si fa pienezza e l’universo dell’uomo si amplia.
Le persone cui l’autore si avvicina in questi canti, o meglio, in questo canto ininterrotto, de ‘Il polpo e il teschio’ vengono da vite schiave ma ora sono libere nell’eterno fluttuare della morte sott’acqua.
Tutte queste persone, come quelle sulla collina dell’Antologia di Spoon River, hanno un nome:
Alì, padre di Selim, che lascia con coraggio Damasco ma non vi farà mai più ritorno,Ahmed, figlio di Amina, un bimbo con “ gli occhi che fanno coppia col sorriso” quando “la volontaria che lo prese in braccio” lo ha strappato alla morte; tutti i presenti nell’Ode alla pace: Fatima, Rayna, Yusuf, Farah, Beshir, Abdul, Jamila.
Sembra di sentire dire dalla ‘voce ‘ del mare:
“Porto il nome di tutti i battesimi, ogni nome il sigillo di un lasciapassare”(F. De Andrè, da Khorakhanè in Anime Salve)
Ma si sente anche il flusso dei pesci, molluschi, coralli, ultima visione di quei corpi scivolati in fondo al mare che il nostro autore, da sub esperto, chiama per nome e rivive tra sguardo e cuore.
Se nel Prologo Campione dice che “ultima sempre è la speranza” nell’Epilogo si respira “l’abissale silenzio della notte” calato in fondo al mare.
L’appello finale qui è agli “uomini dormienti” quelli ai quali questi 19 canti vogliono ricordare il valore di parole come ‘straniero’, ‘ospitalità’, ‘prossimo’, ‘familiarità’.
Dal silenzio del cimitero del mare queste parole si fanno canto, un canto di sfida, di pienezza, di presenze divenute assenze, di carne annegata nell’acqua, di grida divenute silenzi.
Ma, parafrasando Jabès, grazie alla poesia l’impossibile può diventare possibile se qualcosa ti smuove dentro e riesce a provocare anche il più piccolo tuo cambiamento.
Ho scritto questo commento di fronte al sole con indosso una maglia con brillantini che ha compiuto un piccolo prodigio: nel riverbero sullo schermo dell’iPad aperto alla pagina dell’ ’Ode a una madre morta’ mi sono apparsi i suoi capelli che fluttuavano nell’acqua come alghe e ho pianto.
Bari, 26 Ottobre 2021
Chiara Troccoli Previati è nata a Bari nel 1958. Studiosa e critica d’arte, insegna Storia dell’arte nei licei e, dal 2008, Storia dell’arte cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” della Facoltà Teologica Pugliese di Bari. È autrice di saggi di storia della fotografia e di arte sacra.