Racconti Fantasy Hystorika edizioni 2022

 G.Campione 

" Il mistero del batik lapislazzulo" 

Un racconto sul destino e il caso.




HYSTORICA EDIZIONI BOLOGNA 2


022

Epiphaino” di Guglielmo Campione : recensione di Cinzia Baldini.


Nuovi Pensieri Su Di te
stasera
complimentandomi col miliardo di stelle
di questo cielo terreno
di porti e bordelli
dove l’amore
sbatte
come una vela stracciata
su corde tese
da pirati e 
mercanti di sogni speziati.


L’interpretazione di questi versi potrebbe essere rivolta al Supremo come ad una donna.

 Se considerato nella sua accezione spirituale è il Sentimento per eccellenza, quello più alto, che porta il poeta a riscoprire, con animo grato, le bellezze del creato nonostante lo squallore tipicamente umano “di porti e bordelli”. 
E’ anche l’amore platonico verso una donna quando ispira “nuovi pensieri” e gli alleggerisce l’animo facendolo volare verso “sogni speziati”, promesse di gioie future. 
E’ l’amore fisico, carnale quando “sbatte come una vela stracciata su corde tese da pirati e mercanti”.

Ma in Epiphaino c’è anche di più. 

C’è l’amore universale che tracima da molte liriche come per “Tempo che fugge”. Ed è l’amore profondo e intenso che alberga nel cuore di Campione e che lui getta, come un seme di speranza, nel fertile terreno della poesia per chiunque voglia raccoglierlo e farlo sbocciare, un esempio ne è “La mandorla dei suoi occhi”. 
C’è l’amore per le piccole cose in “Tu potrai”, per i gesti quotidiani “Nel fondo dei fondi”, per la sua terra in “Nicola cuore di popolo”. 

Non è un amore semplice perché è un sentimento fatto di fughe, di dolore e sofferenza ma anche di riscatto e pace, di solidarietà e fratellanza, di pacatezza e umiltà. 

E’ un amore a tutto tondo che commuove e incoraggia, rafforza lo spirito e rinvigorisce gli altri sentimenti positivi punzecchiando le coscienze in dormiveglia o precocemente appassite che hanno dimenticato la suggestione delle emozioni.

Oltre ad incoraggiare a leggere questo prezioso volume, posso aggiungere poco che non sia stato già detto e analizzato da Mariano Grossi, approfondimento del quale condivido ogni parola. 

Lasciatevi cullare, dunque, dall’ars poetica personalissima di Guglielmo Campione

Dal suo stile classico, poco comune, spesso aulico ma sempre fine e ricercato. 

Non è snobismo, ve lo assicuro: è garanzia di eccellente poesia e godetevi anche le preziose nonché dirompenti e avvolgenti traduzioni dei medesimi versi, in latino e greco, di Mariano Grossi.

La lettura di Epiphaino è un’esperienza letteraria unica, che capita poche volte nella vita e che vi raccomando vivamente di fare.

Epiphaino”, di Guglielmo Campione: recensione di Mariano Grossi.

 







Un volo di uccelli 

nel vento di levante

indicava una via diversa

per il ritorno, 

non quella per la quale 

venisti presa per lo scontento 

delle cose fin lì sapute 

scrutando le stelle 

nello stesso cielo.

Non si può tornar

per la via vecchia

se quel che hai visto

t’ha cambiato lo sguardo.

 

Questo l’exordium della raccolta “Epiphaino”, scritta da Guglielmo Campione e che abbiamo umilmente provato a vertere nelle lingue classiche, ispirati come siamo stati dall’aura sacrale che la lettura delle sue liriche ci ha ingenerato, poiché riteniamo capace quant’altri mai l’uomo, il credente, l’analista, autore della raccolta, di cogliere nella lettura delle Sacre Scritture valenze pragmatiche che si pongono alla ricerca di un messaggio estremamente umano e meno trascendente rispetto a quello che una certa bigotta cultura fideistica vuole far intendere; il riferimento nemmeno tanto recondito alla visita dei Magi a Gesù Bambino, il cui gnomon è già nel titolo della silloge, diventa occasione per una docimologia di natura principalmente psicologica: l’invito a non fidarsi dell’opinione comune, lo sprone a guardare la realtà con i propri occhi e riconsiderare il pregiudizio, rischio che ogni uomo di qualunque livello sociale, estrazione culturale e humus storico inevitabilmente corre; vedere coi propri occhi significa capire e rivoluzionare i propri programmi. Le lingue classiche con la loro capillarità compositiva morfologica e lessicale, a mio giudizio, corroborano ed aiutano questo orientamento, dacché un verbo ordinario, oseremmo dire, come cambiare si trasforma in convertereovvero methistemi, le cui preposizioni (cum e metà) marcano quasi fisicamente l’effetto ribaltante della decisione consequenziale alla visione ottica di ciò che si è andati a cercare.

Uscendo

dal tempio

onorata tomba

per colui che porta

nome di vittoria

e un libro con tre sfere d’oro in mano

si mescolavano

profumi d’incenso urina, semola, ragù e alghe

nel vento freddo di maestrale

e nel mio cuore

il senso del mistero infinito,

del viaggio,

della casa

e delle urgenze carnali.

E se qualcuno, fuorviato dall’argumentum della prima lirica, può pensare ad una raccolta tutta spiritualista, ecco che l’autore ci “cambia lo sguardo”, convertit oculos nostros, poiché la successiva costituisce il biglietto da visita dell’uomo mediterraneo perfettamente in bilico tra spirito e carne, anelito d’internazionalità e senso del nostos; un viaggio nella basilica Nicolaiana può davvero costituire per i forestieri un’ermeneutica quasi fisiologica e succedanea del messaggio contenuto nella prima poesia: la città vecchia, con le sue attiguità antipodiche così amalgamate, invita a cassare i luoghi comuni e a postarsi come uomini nuovi e gravidi di ossa e sangue, di anima e corpo. Ed anche qui, inutile dirlo, la centrifuga delle sensazioni psicolfattive che l’uomo annusa. Lasciando il tempio più etimologicamente mediterraneo del globo terracqueo (basta venire a Bari e sostarvi per capire il crogiuolo di razze che vi si concentra), viene esaltata dalla traduzione gravida di quelle prefissività (com-misceo, sum-mignymi) che l’italiano sovente trascura.

Spira nell’italiano solenne e per certi versi eccezionale di Guglielmo Campione l’aspirazione a riconquistare certe tonalità e bradipodie filologiche che la modernità ha ineluttabilmente smarrito: la dovizia dei congiuntivi nelle loro differenziate sostanze esortative ed ottative, la ciclicità delle interrogative dirette e indirette, gnomoni di un uomo in assidua sagola interiore, l’attitudine all’azione qualitativa più che alla sua semplice riproduzione cronologica, son tutti attributi formali affini alla classicità e sorge pertanto naturale l’input a guadare le sue poesie in lingua latina e greca, gli uteriin cui il suo italiano venne concepito. E il traduttore si arrischia con piacere nelle prolessi dei complementi di specificazione, nell’elevazione attributiva dei complementi di materia, nella posposizione dei verbi in finale di proposizione, ritemprando la consanguineità ematica del suo scrivere con la suggiuntività (restituzione in lingua albionica e castigliana del modo che noi italiani chiamiamo congiuntivo) e l’ottatività del greco antico che riesce a magnificare spessissimo le sue abituali subordinate narrative per mezzo del Genitivo assoluto, gemello dell’Ablativo assoluto latino.

Agli studenti liceali italiani d’oggi già questi approfondimenti sintattici possono sembrare estranei e sorpassati, ma io li stimolo a leggere le poesie di Guglielmo per attizzare un esercizio di episteme sostanziale e non solo formale, poiché, al di là dell’abito lessicale e stilistico, esse sono dotate di un caposaldo di formazione mitologica trasfuso cristallinamente nei più specifici concetti psichici e sarà gradevolissimo per loro, procedendo nella lettura di poesie come “Altrove nel firmamento”, “L’Oltre e l’Altro”, “Sale e Luce”, “Acqua”, o i dialoghi di occhio e anima o “Mille e una notte”, scoperchiare le sterminate competenze bibliche, mitologiche ed omnicomprensivamente storiche di questo poeta prestato alla psicanalisi. E l’impulso a leggerlo in lingue che oggi si definiscono morte sarà enormemente vitale!


Una recensione di Mariano Grossi


LE ORIGINI FILOLOGICHE DEI FANTASY 'SANTINA FAVOLLA" E "OCTAPIA" di Guglielmo Campione : la fata Melusina e la dualitá della rappresentazione femminile medioevale di Sabine Miquelis






Riflessioni su 
"Eroi e meraviglie del  medioevo" di Jacques Le goff.


 Melusina è un personaggio 
femminile immaginario molto antico :
per i mitologi é la "mater lucina"  romana che presiedeva le nascite.
La letteratura latina del XII e XIII secolo già infatti produceva storie su una fata simile a Melusina.

Per i Celti, “Melusina era una divinità protettrice della Fontana della Sete.
 (Font-de-Sé).

Potrebbe anche essere la Lyke dei Greci, la Melugina dei Liguri o la Milouziena degli Sciiti. Questo popolo proverrebbe da Eracle ed Echidna (anch'essa con coda di serpente e ali di pipistrello). 
Gli Sciiti, detti "Taifales", si sarebbero stabiliti con l'esercito romano in Poitou, dove fondarono la città di Tiffauges.

Per i Galli sarebbe piuttosto una sorta di parca tessitrice del destino umano.

Una delle più antiche evocazioni della figura di Melusina proviene da Walter Map (1140 -1208), nel suo" De nugis curialium "in cui narra di“Henno dai grandi Denti” (Henno cum Dentibus) e il suo incontro con Melusina,diventata dopo sua moglie.
La madre svela al figlio Henno il segreto di Melusine : si trasforma in un drago quando si bagna.

 
Nel Medioevo, ci furono molti altri testi che  scrissero diverse versioni della leggenda.

In una Melusina è figlia di Presina, moglie di Elinas, re d'Albania.
Elinas incontra Presina durante una caccia nel bosco.
Dopo il loro matrimonio, Presina fa giurare ad Elias di non assistere alla nascita dei loro figli. Elinas non rispetta il suo giuramento.
Presina fugge allora con le sue tre figlie Melusina, Melior e Palestina, nell'isola di Avalon.
Al compimento del loro quindicesimo anno, le 3 sorelle decisero di vendicare il tradimento del padre rinchiudendolo su una montagna ma venendo a loro volta punite, non avendo il diritto di incarcerare il padre.

La punizione di Melusina fu quella di trasformarsi in serpente ogni sabato.

In un 'altra versione ,Melusina incontrava alla fonte Raimondino figlio del conte di Forez, che aveva ucciso suo zio durante una battuta di caccia. Lei promette di risparmiargli le conseguenze dell'omicidio e di vivere una vita felice con lui se consentiva al matrimonio. Lei realizzava molte belle cose e la coppia aveva dieci figli, tutti con un marchio fisico (macchie sul corpo, marchi animaleschi).

Melusina è il simbolo del  destino, una creatura, vicina alla fata: un essere ibrido, metá umana, con un busto di femmina e metá animale, con una coda di serpente o un corpo alato di drago.
Melusina era dunque all'epoca quella che si chiamava un mostro, anche se suo padre era di sangue principesco e sua madre una fata. 

Nel medioevo la psiche femminile fu disconosciuta e il confine tra uomini e mostri, tra realtà e mondo fantastico, sfumato. 

Le fantastiche creature femminili,(Sfinge, Banshee, Medusa ecc) si comportavano infatti  sempre elementi animali cattivi.

Per i cristiani, il drago era una forza malvagia, che aveva assimilato i quattro elementi (aria, acqua, fuoco, terra). Era terrestre e celeste, come Melusine che ha una sua vita umana e vola peró dopo la sua trasformazione.
Soprattutto, il drago era un entitá che non poteva essere controllata. 
Questo è anche ciò che accade a Melusina, che fugge dalla finestra e torna la sera a contemplare i suoi figli.

Queste caratteristiche fisiche sono rivelatrici di un pensiero medievale  che credeva nella presenza in ’ogni uomo di instinti bestiali incontrollabili, più o meno legati al diavolo.
Istinti pregiudizievoli che si nascondevano nella parte la più profonda dell’anima e della mente.
Cose vergognose, che spaventavano, che non si volevano vedere né sentire. 
D’un uomo o di una donna che avevano compiuti atti malvagi , si diceva nella àmedievale ,di “avere fatto la bestia”.


La parte animale di Melusina si rivela solo nell’acqua.
Dimostra che un evento, un fatto esterno può provocare l’uscita della bestia che c’è in noi, come, la credenza nel fenomeno della licantropia, per gli uomini che diventano lupi con la luna piena, (vedi gli eroi moderni  Marvel, ad esempio Hulk, che si trasforma quando è arrabbiato, o Dr. Jekyll che si trasforma in Mr. Hyde). 

C’è l’idea che la bestia fa parte di noi, è come un altro sé stesso che convive con noi. 

A volte, la donna, qualsiasi la sua posizione sociale, fu considerata nel medioevo un piccolo animale da educare.

E’ in questo contesto che le credenze e gli stereotipi sulla natura e l'immagine della donna, si rafforzarono e consolidarono attraverso il riferimento a altre creature fantastiche delle sacre scritture :Eva, la prima donna, descritta nella religione cattolica come peccatrice, dal momento che aveva provocato Adamo.

 Il clero la percepiva come inferiore all'uomo e non il suo uguale, poiché era stata creata da una delle costole di Adamo e non interamente creata da Dio (come è stato il caso di Adamo).

 Melusina, nonostante la sua mostruosità, è moglie e madre all'opposto della Vergine Maria, solo madre di Gesu-Cristo.


"Il n’y a plus ni Juif, ni Grec, ni maître, ni esclave; ni homme, ni femme. 
Vous n’êtesqu’un dans le Christ Jésus "

Nonostante questa dichiarazione di San Paolo, la realtà fu e resta  meno idilliaca.

 Le donne lottavano per trovare il posto che spettava loro, sia socialmente che legalmente, avevano pochi diritti, la loro sessualità era molto regolamentata:  caste e dedite a Dio, o sposate e madri, come Melusina.
Se una donna era violentata nel Medioevo, la sua colpevolezza o non colpevolezza era determinata dal suo rango sociale, che doveva sottolineare la sua onestà.

Melusina conosce il suo potere e lo usa a suo piacimento. 
A differenza delle donne e delle mogli dell'epoca, non obbedisce al marito e lascia la casa per tornare quando vuole, sotto la forma di un drago.
Melusina disegna il profilo di una donna indipendente e determinata, incontrollabile nella parte umana e indomabile nella parte animale. 
Questa rappresentazione di una donna misteriosa e spaventosa è all'origine del mito di Melusina.

Nonostante le regine, le principesse di rango e tutte le donne che hanno fatto la storia medievale, le leggende e le sacre scritture hanno creato e fissato l'immagine della donna, qualunque sia la sua classe sociale,
quella di Melusina, nonostante il suo semplice aspetto fiabesco, mette in discussione la visione e il ruolo delle donne nella società medievale, attraverso la figura di un mostro.

Sotto l'aspetto inconscio del discorso c'è in realtà una nascosta paura delle donne, a causa dell'incomprensione della sua psiche e natura.

É anche il desiderio di rinchiudere la donna in uno stereotipo di diabolizzazione o santificazione, nella difficoltà di considerare le sue sfumature, la complessità delle personalità femminili, in una società manichea, ossessionata e plasmata dalle reminiscenze di quello che era stato erroneamente chiamato peccato originale.

Alcune donne , fondamentalmente quelle che appartenevano al gruppo sociale non privilegiato e, tra loro, quelle che vivevano e lavoravano per se stesse , erano consapevoli che non avrebbero vinto, o avrebbero trovato molto difficile vincere le loro cause in tribunale per molestie.
La loro stessa condizione di donne single, senza un referente maschio a proteggerle, le ha contrassegnate socialmente: agli occhi della comunità, le ha fatte sospettare di essere disoneste e quindi le aveva messe in una posizione favorevole allo stupro.



Bibliografia

De nugis curialium: Distinctio quarta:XI Item de apparicionibus, Transkription der bibliotheca Augustana(http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost12/Map/map_n409.html) (lat.).

Gervasio di Tilbury, Otia Imperialia testo dedicato a Ottone IV del Sacro Romano Impero;

Jean d’Arras, La Noble Histoire de Lusignan, 1393, dedicato al duca Giovanni di Berry e sua sorella Maria, duchessa di Bar;

Jean Couldrette, Mélusine dedicato a Giovanni Larchevêque, abate di Parthenay.

J. Le Goff, Eroi e Meraviglie del Medioevo, Editori GLF Laterza, Roma-Bari, 2005, p.150.

San -Paolo, Lettera ai Galati (III, 28).

Alphonse X le Sage, Code des Sept Partidas 1256-1265.

PROSSIMAMENTE IL NUOVO FANTASY STORICO : OCTAPIA LA SELKIE CHE AMO' NICHOLAS

PROSSIMAMENTE





 

Octapia é un fantasy sul sogno, sui confini tra realtà e sogno che segue in parte lo schema Morganiano dei racconti di fate medioevali.

Il sogno lo conosciamo tutti : ogni notte ci mettiamo a letto e perdiamo il contatto con la realtà, e con noi stessi, fino a quando, al mattino, il nostro cervello riunisce nuovamente i fili del sé e del mondo, preparandoci a un altro giorno di coscienza ordinaria nel mondo ordinario

Ma mentre la discontinuità narrativa é la regola del sogno per cui la narrazione é illogica, non consequenziale, se mai associativa e simbolica, scritta per salti di luoghi, persone e situazioni e cambia di notte in notte in Octapia invece vige una continuità narrativa di luoghi, personaggi , sentimenti, relazioni, emozioni che rende i sogni di Nicholas indistinguibili dalla realtà e più pauroso o desiderabili di essa.
Man mano che Nicholas si addormenta torna sempre li da Octapia , un sogno a puntate più simile a un accesso ad una realtà parallela come Matrix.

SANTINA FAVOLLA ,recensione di Marica Girardi



Bella storia molto al femminile.

Lettura semplice ma intensa di contenuti.

Riuscita sintesi di magia e realismo , sacro e profano, cultura e superstizione , maschile e femminile . 

Attraverso la storia di Santina Favolla e della sua famiglia l'autore è riuscito a disegnare un profilo molto profondo della natura femminile che mostra , non solo di conoscere , ma di apprezzare e valorizzare.

in preparazione ....


PROSSIMAMENTE




 

Kurt Müller 

1943 


ROMANZO




Santina Favolla la masciara bianca : recensione di Fernando Stendardo


Predisporsi alla lettura del racconto (o romanzo breve?) di Guglielmo Campione, richiede una preventiva rinuncia al nostro schema mentale di categorie letterarie.
Una definizione sinottica, infatti, risulta pressocchè impossibile, spaziando, l'autore, dalla commedia al saggio storico, dal melodramma al classico romanzo d'amore, fino a rasentare, senza mai abbracciarlo, il racconto gotico.
Tutti generi che Campione padroneggia da par suo dimostrando ancora una volta le possibilità pressocchè infinite dlla scrittura, il suo potere primordiale di portare sulle pagine storie, mondi, personaggi a volte, come nel caso della protagonista Santina, superiori alla realtà.
Questa volta, ci proietta in una favola d'altri tempi che trasuda intelligenza, tenerezza e magia.
Una storia fatta di indicibili segreti, poteri magici, incontri fatali, misteriose metamorfosi, amori che durano in eterno.
Il tutto in un'ambientazione ricostruita con tratti a volte essenziali, più spesso ridondanti e ricchi di colore, non pensati per dare una misura topografica esplicita, ma perfettamente in linea con una dimensione riconoscibile e familiare (difficile non identificare nella casbah, nel dedalo di vicoli, corti e sottani, il borgo antico di Bari, cui l'Autore, è legato da un mai reciso cordone ombelicale).
Così, alleggerito dall'uso sapiente del registro ironico, il racconto tocca, tuttavia, temi esistenziali e profondi.
L'Autore, lo alimenta attigendo a piene mani dall'inesauribile anfora rappresentata della psiche umana, soffermandosi sugli aspetti più introspettivi, quelli costituiti dai più gelosi segreti dell'anima.
Li affronta e li legge servendosi della lente che gli è più congeniale, quella della psiconalisi, sempre rigorosa com'è d'uopo per un professionista della materia quale Guglielmo Campione è, ma mai fredda e distaccata.
Il racconto interpreta, grazie alle chiavi del sogno, le dinamiche della psicologia e della psicoanalisi presenti in alcuni meccanismi inconsci legati all'identificazione della protagonista Santina: lo sdoppiamento di personalità, l'io scisso, l'io diviso che si trasforma in un altro essere, nel nostro caso in un granchio favollo, nelle notti di plenilunio.
Tema scientificamente rilevante e spesso ricorrente in letteratura come in psicoanalisi (basti pensare a Dr. Jekill e Mr. Hyde di Stevenson), e qui affrontato e risolto con indubbia inteligenza narrativa ricca di chiavi psicologiche importanti  ma immediatamente comprensibili.
Sempre, comunque, con raffinato pudore.
Per cui, ad esempio, pur muoventosi in un contesto di superstizione popolare, con masciare, fattucchiere, pozioni, riti e formule magiche, il racconto conserva sempre una dimensione illuminata e positiva che lo tiene ben lontano dall'atmosfera tetra e tenebrosa del romanzo gotico, dove le emozioni estreme sconfinano nella paura.
Qui tutto rimane sotto un dominio congiunto del cuore, della ragione e della fede, regni normalmente tra loro contrapposti ed in eterna esiziale lotta, ma che nella nostra storia trovano una sublime composizione nella scelta consapevole di Santina di consacrarsi al suo umanissimo sogno d'amore per Achille pur conservando la doppia natura, umana e magica, finalizzando, però, quest'ultima alla luce del bene, della verità, delle leggi naturali e dell'armonia del creato.
Così Santina smette per sempre i panni oscuri della masciara, per indossare quelli candidi e iridescenti della saggezza e della sapienza: sarà ancora masciara, ma masciara "bianca".
In questo modo tutto torna nel racconto di Campione nel punto esatto da cui si era partiti, il soprannome della compianta madre di Santina: "la Checchevasce", la civetta, l'uccello caro ad Atena, simbolo di saggezza e sapienza.
Infatti, in virtù della sua capacità di pre-vedere (e, quindi, pre-dire), di saper vedere prima degli altri senza ricorrere a vaticini, oroscopi o pittoreschi riti,di scandagliare le tenebre dell'animo umano, la civetta (nome scientifico Athene noctui!) rappresenta il simbolo della filosofia, il cui compito è proprio quello di far luce là dove apparentemente regna il buio dell'anima e della coscienza.
Il cerchio, quindi, si chiude mostrando nel suo perimetro il riverbero di tutto il mondo di rifermento in cui nasce e si sviluppa il racconto: l'amore ed il legame mai rescisso dell'Autore per la sua terra/città natia, il culto della memoria e delle tradizioni popolari, la sua solida cultura classica, la sua visione etica e filosofica della vita corroborata da una fervida fede reliogiosa, la passione per il mondo sommerso, non solo quello del mare, ma anche, sopratutto, dell'anima, vero terreno d'esplorazione di questo racconto.
Tanta ricchezza umana e culturale trova una composizione armoniosa ed esemplare nella storia di Santina e fa di Guglielmo Campione uno degli autori più completi ed interessanti del panorama letterario.

Santina Favolla :la masciara bianca recensione di Rosanna Galtieri.




Santina Favolla è un racconto fantasy che ha come protagonista una bambina, poi adolescente e giovane donna, che, inaspettatamente, scopre di avere poteri magici e di possedere una doppia natura, creatura umana e al tempo stesso marina, di essere anche, appunto, un granchio favollo.


La narrazione è scorrevole, di facile e piacevole lettura, l’intreccio è accattivante, ma un pregio dell’opera è il suo carattere “aperto”, in quanto la profondità del testo potrà essere colta ad una lettura più attenta, che renderà ancora più godibile la fruizione del racconto.

Infatti, non a caso, questo si colloca in un tempo ed in uno spazio ben precisi, un borgo antico sul mare, nel 1918, all’indomani della fine del tragico primo conflitto mondiale, quando, sullo sfondo, non appare ancora domata l’epidemia della spagnola.

Di fronte ad un mondo tradizionalmente gravato di problematiche complesse, il Sud d’Italia in questo caso, accentuate dalla contingenza storica, la forza dei miti, della fantasia, dell’immaginazione di un’altra dimensione, anche favolistica, sembra voler fare da contraltare alla brutalità della realtà e al tempo stesso soddisfare quella ricerca di senso dell’esistenza, presente sempre e particolarmente nelle condizioni più difficili.

I riferimenti storici, le tradizioni popolari, riportate dall’autore tramite un’ accurata ricerca, il substrato costituito dai miti del mondo greco e latino, le citazioni relative alle civiltà orientali non appesantiscono il racconto, ma lo sostanziano, fornendo al lettore delle suggestioni coinvolgenti.

Infine, ricorrono alcune tematiche presenti anche in altre opere di Guglielmo Campione: l’ evocazione del passaggio dall’infanzia all’adolescenza e alla giovinezza, l’interrogarsi sull’amore, che dalla fase iniziale ed esaltante dell’innamoramento deve diventare “adulto”con fatica e saggezza, e il tema della morte, che appare tanto più accettabile quando più si comprende che il distacco dalle cose umane potrà rendere “leggeri” e quindi liberi.

Consigliata senz’altro la lettura!

Lombardia e Liguria segrete e sconosciute : Racconti



Guglielmo Campione

Il pasto sacro





 

Guglielmo Campione nelle tre edizioni di Racconti pugliesi Hystorica Edizioni 2019 -2021-2022



Guglielmo Campione

2019

Nicola il cicerone e la sarta di Parigi







Guglielmo Campione

2021

Ladri di mandorle







Guglielmo Campione

2022

LE PAGELLE DEL PESCIVENDOLO




 

Racconti Horror

Guglielmo Campione

Memento mori 




 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO EPIFANIE DELLA COSCIENZA LECCE 15 LUGLIO 2022 ORE 19 LIBRERIA ERGOT


15 luglio 2022 ore 19

 Lecce 


PRESENTAZIONE DEL LIBRO 

EPIFANIE DELLA COSCIENZA 


LIBRERIA ERGOT







La presentazione del libro si svolgerà all'esterno della libreria Ergot dalle 19 in poi.

Presenta e modera Marco Caiffa.

Relatori: Eugenio Imbriani, Guglielmo Campione e Rosario Puglisi.

L'Editore Stefano Donno e il curatore Vincenzo Ampolo, accompagneranno il varo di questo importante volume.





IMMERGERSI, IL. MARE E LA PSICOANALISI recensione di Adriana Zanesi Inserra .


 

5,0 su 5 stelle

Recensito in Italia il 12 gennaio 2022

Un approccio molto interessante, evocativa l'associazione immaginifica col mare come metafora della psiche , anch’essa originata dal mare, in senso biogenetico e psico-filogenetico, per dirla con Jung.
Nelle cosmogonie universali, ad esempio nelle tavolette sumere, si può trovare traccia in chiave mitica e religiosa, di questo percorso misterioso e affascinante. Questo studio di Campione sembra portare la questione su un piano di pratica analitico-terapeutica, secondo la visione pragmatica propria della psicanalisi freudiana; ma credo che non manchino i punti di convergenza con la concezione spiritualista che dalla psicologia analitica junghiana potrebbe essere trasferita alla variegata più attuale corrente di pensiero che va sotto il nome di Era dell’Acquario.

Adriana Zanese


Santina Favolla, recensioni


 

Adoro la  scrittura di Guglielmo Campione la trovo affascinante, elegante, ritmata, puntuale, significante, allusiva, mai scontata
Come quando sei di fronte ad un mago e pensi: chissà cosa tira fuori ora dal cilindro.
Intrigante.

G. Francia

SANTINA FAVOLLA recensioni


 Come sempre Campione fa ‘vivere’ profondamente  tutto quel che racconta. E’ la sua caratterstica :insinuare con nonchalance il profondo nel microtempo quotidiano con la sua normale e semplice scenografia

E’ un libro godibilissimo che resta impresso!


L’ho già letto tre volte !!!!!!!!!

Santina Favolla :recensione

 


Santina Favolla ě un libro  ricchissimo di rimandi letterari, che vanno  dalla cultura popolare a quella storica e dalle fiabe popolari, ai racconti orali fino al al fantasy.

Al suo interno ci sono altre cento pagine che chiedono di essere ancora sviluppate.
Molto bello l'incipit, la scena del funerale, la scena della fontana della Pigna dove si incontrano Achille e Santina  e si rompono le giare.
Personaggi maschili interessanti il liutaio e l'Acquaiolo.
Molto belli gli scorci del. Borgo antico e la sua'Casba', gli interni
I racconti sulle masciare. 


Gabriella Campione

Santina Favolla la masciara bianca :recensione di Chiara Troccoli Previati.




Guglielmo Campione torna alla scrittura con un lungo racconto che non lascia tregua.

Lo leggi tutto d’un fiato: non puoi fare a meno di lasciarti incantare nello svelamento, pagina dopo pagina, degli eventi di una strana storia, ricca di magia e traboccante fantasia eppure vera e originalissima.

Santina ne è protagonista: una quattordicenne figlia di masciare o fattucchiere da generazioni che appare come una novella Alice per la sua genuinità e per la ricchezza stravagante dei vissuti in cui volta per volta s’imbatte catturando prestissimo la fantasia e sete di avventura del lettore così come del resto tutti i personaggi, i quali, poco a poco compaiono tra le pagine del racconto.

Si entra immediatamente, come è consueto nei racconti di Campione, nel mondo fisico e oggettivo dei protagonisti, non svelato nelle coordinate geografiche reali ma certamente riconoscibile agli occhi di chi questi luoghi conosce e vive.

Cosí ci si addentra e si percorrono le stradine strette da ‘casba’ del centro antico, così simile a tanti di altri contesti mediterranei e medio orientali , nei quali c’è sempre un’atmosfera di sussurri e grida, di sguardi curiosi e indiscreti, di mistero e occulto, soprattutto se a svelarsi sono i segreti delle ‘masciare’ e fattucchiere, coi loro poteri oscuri e insondabili.

Una vicenda universalmente mediterranea.

Dopo averci fatto addentrare nella casba di questa città che guarda a Oriente, l’autore ci rivela ben presto il segreto di Santina: fin da bambina questa insolita protagonista scopre di possedere una doppia natura.

I racconti che fan voli pindarici, come questo, partono sempre da un’occasione, che dobbiamo intendere proprio in senso ‘montaliano’. Per levarsi in volo si parte da terra, sempre; il volo si spicca se hai lo sguardo interiore giusto e vedi un’occasione che diventa epifania.

Forse un' immagine ben impressa nella memoria dell'autore da bambino un bel giorno riaffiora casualmente, grazie a una foto ritrovata e fino ad allora dimenticata.

Ecco, forse, la scintilla che provoca l’epifania di questo splendido racconto meticoloso nei dettagli, come è nello stile di Campione.

Egli ci incanta partendo dalla concretezza di una situazione storico-antropologica, con diramazioni geografiche ampie, ben fondata storicamente come descritto da lui stesso nella prefazione al libro , arrivando ai confini dell’irreale fantastico, del fantasy apparente,ma così vero da poterlo toccare; fino a giungere poi a profondità che si pregustano ed intuiscono, a ben guardare, fin dall’inizio.


(Personificazione del Kairos, II sec. A.C.)

Già l’introduzione della parola Kairos infatti, al principio del racconto, ci illumina sulle possibili ampiezze che questo testo ci offrirà: il mondo dei riti magici, delle pozioni e filtri d’amore, di petali di fiore e raggi di luna, di malocchi e date fatidiche, di giaculatorie e saluti obbligati alla ‘fata della casa ‘, di trasmissione di conoscenze da nonna a nipote masciàra.

Un mondo magico che s'arricchisce man mano di luce e sguardi che attraversano l’animo, di sentimento religioso sotteso ad ogni azione, di ricerca di senso, di fede nella morte e resurrezione, di cultura classica, di mondi antichi mediterranei.


Tutti i racconti di Guglielmo Campione, questo ancor più, chiedono d’esser guardati prima ancora che letti: sono una sequela d’immagini che si srotolano come un nastro filmico e nel mentre leggo mi sovviene la memorabile sequenza figurata in ben ventitré giri che si avvolge sulla Colonna di Traiano e narra delle sue vittoriose campagne belliche in Dacia. Arricchita da rappresentazioni di luoghi, di spostamenti, di battaglia, di vincitori e vinti che mantengono tutta la loro dignità umana, queste realistiche scene non perdono mai di tono narrativo non cedono mai alla pausa, alla stanchezza e hanno smalto vivo addosso.

Così è la regia narrativa sopraffina di Campione, il quale sa passare dalla panoramica al flash-back e si sofferma frequentemente sulla zoomata come accade in un mirabile episodio che ascolti mentre leggi, perchè i suoni della lingua madre affiorano intensi, anche se sussurrati. Alludo al capitolo 7 che si svolge in parte in un sottano, nella stanza da letto di un defunto, un certo Colino. Ě una scena nella quale si snoda una teoria di personaggi popolari , tra i quali le immancabili lamentatrici prezzolate (prefiche) che vegliano al capezzale il defunto, alternando un rosario chiacchierato agli immancabili aspri pettegolezzi sulla vita erotica della piacente giovane moglie del defunto. Una scena indimenticabile e concretissima, da film neorealista in cui il comico confluisce nel drammatico e viceversa.



Ma torniamo al Kairos, vero bandolo della matassa di questa storia: esso apre e chiude questa narrazione a uroboro come nelle "composizioni ad anello" (Ringkomposition) che si trovano nei testi classici greci e romani, nonché nella Bibbia ebraica.


Il racconto comincia, finisce e ricomincia lí dov'ě iniziato, portando in sé il germe di vita, morte e rinascita.


Kairos ě il più nobile tra i quattro termini con i quali nell’antica lingua e cultura greca si parla di tempo, inteso contemporaneamente come tempo attimale ed eterno, perché fatidico.

Si riferisce al tempo ‘opportuno’, quello giusto perché un’azione si compia e sia compiuta, un tempo rivelatore da cogliere e vivere nell’immediatezza del quotidiano e che ti aiuta a ‘leggere’ gli eventi della tua vita interiore. In teologia è il tempo in cui Dio agisce, il tempo cruciale dell’incontro con Dio, guida del tuo operare.

Nella vita di Santina affiora fin dall’inizio l’entità del kairos, non casuale, da cogliere, comprendere e lasciar agire. Si presenta nelle prime pagine nella scoperta della sua doppia natura, poi nella difficile gestione del suo segreto soprattutto dal momento dell’incontro con Achille, l'uomo col quale nasce un'avventura sentimentale autentica quanto segreta e con profondi risvolti psicologici.


La storia d’amore tra Santina e Achille parla di eternità, di sogno, di incanto e dolcezza, come la più autentica delle storie d’amore.

I sogni e i segreti sono il sale della vita e il loro incontro ne è ricco fin dagli esordi, necessariamente.

Con mosse reciproche accorte i due costruiscono la loro storia, così speciale ma anche così normale, in maniera mirabile, giorno dopo giorno, fino alla loro unione matrimoniale che avviene il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate.


"Il solstizio è un simbolo della rinascita spirituale nonché il simbolo della sconfitta del male e delle tenebre da parte del Sole e il trionfo della luce”, recita a tal proposito il racconto nel finale.

Santina, pur continuando in parte la tradizione di guaritrice di sua madre e sua nonna epurerà dal suo ruolo, tutto ciò che non sia frutto di ‘magia naturale’: richieste di “fatture d'affàscino, malocchi, filtri d'amore e quant'altro fosse da fare contro la volontà di qualcuno come era secondo la tradizione delle vecchie masciare della generazione di Nonna Porzia; un modo di esercitare il potere magico non luminoso che proprio per questo nei secoli subì l'appellativo di nero.”


Grazie alla guida di Donna Innocenza medium di rinomata fama, maga e sua guida, figura centrale del racconto, Santina impareră a praticare solo una magia naturale , guidata attraverso “ lo studio delle sue leggi e in armonia con esse, ritenendo che ogni organismo, fenomeno o evento abbia un posto nel disegno universale stabilito da Dio, in quanto partecipe di un'unica Anima del mondo.

Santina, sottometterà la propria volontà alle leggi del cosmo in armonia con l'universo grazie al senso morale basato sull'obbedienza alla volontà di Dio come gli aveva insegnato Innocenza.

Farà dunque una scelta di campo precisa”, luminosa e per questa sua rivoluzione verrà soprannominata la Masciara bianca.

Nulla è casuale, nella finzione narrativa così come nella vita reale?
Con questo interrogativo pare congedarci l'autore.

IMMERGERSI :IL.MARE E LA PSICOANALISI



 




FUORI TERRA :NON SCORDARE LA FISARMONICA di Mariella Procaccio: recensione di Guglielmo Campione.


 

"Itaca, terra mia!

Vedo lo speco

e l’opaco di fronde antro ridente

ove sgozzai sui fumiganti altari

capre alle Ninfe; ed ecco l’alto Nérito

monte, e il porto di Fórcine, e il fronzuto

olivo torto che gli sorge in cima.

Soltanto Ulisse è un altro Ulisse, ormai!

Vecchio, canuto ed acciaccato, curvo

sopra un bastone, con gli occhi cerchiati,

torna l’Eroe. 

Gran trionfo, nei lunghi,

brulli, nebbiosi e desolati inverni

sognato, in mezzo ai taciturni Eroi

giacenti al freddo nelle notti ete

rne!"


Fuori Terra, prima opera letteraria di Mariella Procaccio, ě un libro che dà una rappresentazione intensamente femminile del  Nostos, del sentimento della lontananza dalla propria Terra.

Per questo, ho voluto far aprire questa mia recensione con la celebre citazione del ritorno di Ulisse a Itaca dall'Odissea, il Poema del nostos. 

La scrittura di Mariella Procaccio ě una scrittura emozionale, rievocativa, precisa, attenta ai dettagli  emotivamente concreti e concretamente emotivi che son quelli sotto cui si celano i fatti veramente importanti i segreti, i sentimenti. 

Sono i dettagli infatti  che cambiano il corso della Storia e del pensiero. Sono i dettagli che descrivono la psicologia dei personaggi.


Il Libro ě una macchina magica del tempo che funziona grazie alla chiave dei dettagli : solo cosi possono infatti rivivere le relazioni, i costumi,i valori culturali familiari, ,le emozioni, i sentimenti, in altre parole la microstoria quella che fanno quotidianamente gli umani e non appare sui libri di storia.


Sul palcoscenico del Teatro di FUORI TERRA, c' ě una famiglia italiana degli anni 60 che vive il dramma dello sradicamento dolente ma anche gravido di speranze dalla propria cultura. Fuori Terra appartiene interamente alla tradizione non solo letteraria del neo realismo da questo punto di vista. 

Tornano cosí alla memoria i mille viaggi fatti in treno,verso il sud,  le mille storie raccontate di notte da un’ umanită dolente ma autentica che tra un tarallo e un ricordo scambiava davvero i propri mondi. Una condivisione cha manca incredibilmente oggi nella galera tecnologica dei social e negli odierni noiosi e asettici viaggi aerei.

Maria, la piccola protagonista ě timida ma curiosa di quella curiosită che Melania Klein grandissima analista inglese chiamò ISTINTO EPISTEMOFILICO del bambino e che ě la base dell amore per il sapere, la cultura, la conoscenza scientifica  filosofica letteraria e psicologica.


Io credo che la  scrittura di Mariella Procaccio sia una scrittura molto intima ma anche una  donazione di sě coraggiosa e generosa nel momento in cui sceglie l’autobiografia come genere letterario raro e in controtendenza oggi ai noir, ai soliti cryme o alla subcultura di falsità e fake news di influencers e false identită.

Diversamente dalle finte condivisioni che ci vengono ammannite dai vari social, tutti americani per altro, Fuori Terra rappresenta un esempio di autentica condivisione letteraria di valore di un'esperienza, quella del Nostos, universale e che oggi alla luce delle migrazioni puo diventare uno strumento di comprensione prezioso. 

Solo la verita nutre la mente, diceva W. R. Bion, mentre la menzogna e il segreto che incatena l'avvelenano. 

Gesù nel Vangelo di Giovanni dirà (8, 32): "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. 


GUGLIELMO CAMPIONE


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Mariella Procaccio (1961), laureata in filosofia, è presidente dell’Associazione Circoli Virtuosi. Organizza eventi pluridisciplinari; promuove tè/caffè filosofici e presentazioni di autori. La sua attività principale sono i laboratori di lettura filosofica che porta nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle biblioteche, in carcere e in ogni luogo in cui è stato possibile realizzarli. L’autobiografia Fuori terra è la sua prima opera scritta.

Il polpo e il teschio : 19 Canti per migranti e transfughi. Recensione di Chiara Troccoli Previati


  Chiara Troccoli Previati.                                           


Il polpo e il teschio 

20  Canti e 2 saggi per migranti e transfughi.







Con "Il polpo e il teschio" 

di Guglielmo Campione

ci troviamo di fronte a un libro “concept”. 


 A partire dall’immagine in copertina si innalza il canto e ci avvolge proprio come i tentacoli di quel polpo, chiarendoci subito per chi quel canto si leva.


La prefazione del libro trova un suo seguito e un raccordo nei due saggi finali dell’autore che, come la costa intorno al mare omerico, abbracciano il canto poetico che naviga nella parte centrale del libro; canto ininterrotto, talassocentrico, che avvolge con parole e pensieri.


E’ per far meglio comprendere al lettore di quale mondo si parla, si canta, si soffre e si piange, sulle orme dei Sepolcri di Foscolo, l’autore vuol mettere la sua impronta e far posare anche i nostri piedi, farli bagnare in quelle acque dove nel teschio di un uomo può annidarsi un polpo, dove i capelli ‘diventano

alghe’ (Ode a un padre morto, v.20) nella transizione di una vita verso una morte.


Vedi allora emergere il ‘cimitero del mare’ che mi riporta alla mente, in una specularità immaginifica avvalorata dal comune colore azzurro, (di mare e cielo), la definizione di Paul Celan dei ‘cimiteri dell’aria’ espressione usata a proposito del fumo che sale dai corpi bruciati nei forni crematori. Di questi ultimi non è visibile traccia, come per Edmond Jabès non v’è traccia delle impronte, cancellate o sepolte, nella sabbia del deserto, eppure il silenzio che ne emerge, in tutti i casi, si fa parola, parola poetica.


E allora attraverso il mare, l’aria, il deserto e i loro silenzi comprendi che “là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva” (F. Holderlin, Patmos): la poesia.


Una poesia di parole vere, non belle, perché la parola vera tende ad ammutolire e lì nel silenzio, avviene l’incontro: il vuoto si fa pienezza e l’universo dell’uomo si amplia.


Le persone cui l’autore si avvicina in questi canti, o meglio, in questo canto ininterrotto, de ‘Il polpo e il teschio’ vengono da vite schiave ma ora sono libere nell’eterno fluttuare della morte sott’acqua.


Tutte queste persone, come quelle sulla collina dell’Antologia di Spoon River, hanno un nome: 


Alì, padre di Selim, che lascia con coraggio Damasco ma non vi farà mai più ritorno,Ahmed, figlio di Amina, un bimbo con “ gli occhi che fanno coppia col sorriso” quando “la volontaria che lo prese in braccio” lo ha strappato alla morte; tutti i presenti nell’Ode alla pace: Fatima, Rayna, Yusuf, Farah, Beshir, Abdul, Jamila. 


Sembra di sentire dire dalla ‘voce ‘ del mare:

“Porto il nome di tutti i battesimi,  ogni nome il sigillo di un lasciapassare”(F. De Andrè, da Khorakhanè in Anime Salve)

Ma si sente anche il flusso dei pesci, molluschi, coralli, ultima visione di quei corpi scivolati in fondo al mare che il nostro autore, da sub esperto, chiama per nome e rivive tra sguardo e cuore.


Se nel Prologo Campione dice che “ultima sempre è la speranza” nell’Epilogo si respira “l’abissale silenzio della notte” calato in fondo al mare.


 L’appello finale qui è agli “uomini dormienti” quelli ai quali questi 19 canti vogliono ricordare il valore di parole come ‘straniero’, ‘ospitalità’, ‘prossimo’, ‘familiarità’.


Dal silenzio del cimitero del mare queste parole si fanno canto, un canto di sfida, di pienezza, di presenze divenute assenze, di carne annegata nell’acqua, di grida divenute silenzi.


Ma, parafrasando Jabès, grazie alla poesia l’impossibile può diventare possibile se qualcosa ti smuove dentro e riesce a provocare anche il più piccolo tuo cambiamento.


Ho scritto questo commento di fronte al sole con indosso una maglia con brillantini che ha compiuto un piccolo prodigio: nel riverbero sullo schermo dell’iPad aperto alla pagina dell’ ’Ode a una madre morta’ mi sono apparsi i suoi capelli che fluttuavano nell’acqua come alghe e ho pianto.


Bari, 26 Ottobre 2021






Chiara Troccoli Previati è nata a Bari nel 1958. Studiosa e critica d’arte, insegna Storia dell’arte nei licei e, dal 2008, Storia dell’arte cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” della Facoltà Teologica Pugliese di Bari. È autrice di saggi di storia della fotografia e di arte sacra.