Il polpo e il teschio : 19 Canti per migranti e transfughi. Recensione di Chiara Troccoli Previati


  Chiara Troccoli Previati.                                           


Il polpo e il teschio 

20  Canti e 2 saggi per migranti e transfughi.







Con "Il polpo e il teschio" 

di Guglielmo Campione

ci troviamo di fronte a un libro “concept”. 


 A partire dall’immagine in copertina si innalza il canto e ci avvolge proprio come i tentacoli di quel polpo, chiarendoci subito per chi quel canto si leva.


La prefazione del libro trova un suo seguito e un raccordo nei due saggi finali dell’autore che, come la costa intorno al mare omerico, abbracciano il canto poetico che naviga nella parte centrale del libro; canto ininterrotto, talassocentrico, che avvolge con parole e pensieri.


E’ per far meglio comprendere al lettore di quale mondo si parla, si canta, si soffre e si piange, sulle orme dei Sepolcri di Foscolo, l’autore vuol mettere la sua impronta e far posare anche i nostri piedi, farli bagnare in quelle acque dove nel teschio di un uomo può annidarsi un polpo, dove i capelli ‘diventano

alghe’ (Ode a un padre morto, v.20) nella transizione di una vita verso una morte.


Vedi allora emergere il ‘cimitero del mare’ che mi riporta alla mente, in una specularità immaginifica avvalorata dal comune colore azzurro, (di mare e cielo), la definizione di Paul Celan dei ‘cimiteri dell’aria’ espressione usata a proposito del fumo che sale dai corpi bruciati nei forni crematori. Di questi ultimi non è visibile traccia, come per Edmond Jabès non v’è traccia delle impronte, cancellate o sepolte, nella sabbia del deserto, eppure il silenzio che ne emerge, in tutti i casi, si fa parola, parola poetica.


E allora attraverso il mare, l’aria, il deserto e i loro silenzi comprendi che “là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva” (F. Holderlin, Patmos): la poesia.


Una poesia di parole vere, non belle, perché la parola vera tende ad ammutolire e lì nel silenzio, avviene l’incontro: il vuoto si fa pienezza e l’universo dell’uomo si amplia.


Le persone cui l’autore si avvicina in questi canti, o meglio, in questo canto ininterrotto, de ‘Il polpo e il teschio’ vengono da vite schiave ma ora sono libere nell’eterno fluttuare della morte sott’acqua.


Tutte queste persone, come quelle sulla collina dell’Antologia di Spoon River, hanno un nome: 


Alì, padre di Selim, che lascia con coraggio Damasco ma non vi farà mai più ritorno,Ahmed, figlio di Amina, un bimbo con “ gli occhi che fanno coppia col sorriso” quando “la volontaria che lo prese in braccio” lo ha strappato alla morte; tutti i presenti nell’Ode alla pace: Fatima, Rayna, Yusuf, Farah, Beshir, Abdul, Jamila. 


Sembra di sentire dire dalla ‘voce ‘ del mare:

“Porto il nome di tutti i battesimi,  ogni nome il sigillo di un lasciapassare”(F. De Andrè, da Khorakhanè in Anime Salve)

Ma si sente anche il flusso dei pesci, molluschi, coralli, ultima visione di quei corpi scivolati in fondo al mare che il nostro autore, da sub esperto, chiama per nome e rivive tra sguardo e cuore.


Se nel Prologo Campione dice che “ultima sempre è la speranza” nell’Epilogo si respira “l’abissale silenzio della notte” calato in fondo al mare.


 L’appello finale qui è agli “uomini dormienti” quelli ai quali questi 19 canti vogliono ricordare il valore di parole come ‘straniero’, ‘ospitalità’, ‘prossimo’, ‘familiarità’.


Dal silenzio del cimitero del mare queste parole si fanno canto, un canto di sfida, di pienezza, di presenze divenute assenze, di carne annegata nell’acqua, di grida divenute silenzi.


Ma, parafrasando Jabès, grazie alla poesia l’impossibile può diventare possibile se qualcosa ti smuove dentro e riesce a provocare anche il più piccolo tuo cambiamento.


Ho scritto questo commento di fronte al sole con indosso una maglia con brillantini che ha compiuto un piccolo prodigio: nel riverbero sullo schermo dell’iPad aperto alla pagina dell’ ’Ode a una madre morta’ mi sono apparsi i suoi capelli che fluttuavano nell’acqua come alghe e ho pianto.


Bari, 26 Ottobre 2021






Chiara Troccoli Previati è nata a Bari nel 1958. Studiosa e critica d’arte, insegna Storia dell’arte nei licei e, dal 2008, Storia dell’arte cristiana presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria” della Facoltà Teologica Pugliese di Bari. È autrice di saggi di storia della fotografia e di arte sacra.



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